Minneapolis, "Alex Pretti era controllato dall'ICE: una settimana prima di morire 5 agenti gli ruppero una costola mentre protestava"
Alex Pretti sarebbe stato placcato e aggredito dall'ICE una settimana prima del tragico omicidio: pare si fosse "intromesso" nel tentativo di difendere una famiglia a piedi da agenti federali che la stava inseguendo
Alex Jeffrey Pretti, l'infermiere 37enne dell'Illinois ucciso con 10 colpi di pistola a Minneapolis, era già noto agli agenti dell'ICE. Secondo fonti ben informate infatti, Alex Pretti sarebbe stato tra i manifestanti "agitatori" su cui gli ufficiali federali stavano raccogliendo informazioni personali e stavano facendo ricerche accurate.
Minneapolis, "Alex Pretti era controllato dall'ICE: una settimana prima di morire 5 agenti gli ruppero una costola mentre protestava"
L'esecuzione a cielo aperto di Alex Pretti da parte degli agenti anti-immigrazione aveva un precedente. Secondo quanto riportato dalla CNN infatti, sembra che il 37enne avesse avuto già una settimana prima della morte una significativa colluttazione con l'ICE, quando lo stesso stava protestando contro il tentativo dei federali di trattenere altri civili. Alex Pretti, a quanto risulta, circa 7 giorni prima di quella tragica mattina di sabato 24 Gennaio scorso, era stato picchiato da 5 agenti anti-immigrazione che, dopo averlo placcato, gli avevano rotto una costola.
Sebbene il DHS (Dipartimento per la Sicurezza Interna Usa) abbia affermato di "non avere alcuna traccia di questo incidente", fonti anonime confermano che in quella particolare circostanza Pretti era intervenuto, dalla sua auto, vedendo che agenti federali "inseguivano" una famiglia a piedi. È a quel punto che Pretti avrebbe cominciato a gridare e a fischiare, prima di essere preso di mira dall'ICE: "pensava di morire" avrebbe riferito Pretti secondo le fonti informate.
Queste evidenze, se confermate, rispecchiano una volta in più la realtà drammatica sulle modalità di procedere dell'ICE: creare "documenti" in cui schedare l'identità di civili designati come "agitatori violenti che stanno violando la legge, ostacolando le forze dell’ordine o aggredendole". L'obiettivo, ha poi confermato la stessa Tricia McLaughlin, assistente Segretario del DHS, è quello di avanzare azioni penali contro i manifestanti una volta raccolti dati e "catturate tutte le immagini, le targhe, le informazioni generali su hotel, agitatori, dimostranti ecc. così da registrate tutto in forma compatta". Tuttavia, nessuna dichiarazione univoca sembra essere arrivata da fonti ufficiali sull'esistenza di cosiddetti "database per i 'terroristi interni'".
Il precedente documentato sull'aggressione di Pretti da parte dell'ICE torna così a interrogare sulle motivazioni dell'efferatezza con cui l'infermiere 37enne, dipendente peraltro del Governo, è stato ucciso in strada disarmato.