Francia, social network vietati agli under 15, la Camera approva il ddl , Macron: "Il cervello dei nostri figli non è in vendita"

La Francia introduce una nuova regolamentazione sull'utilizzo dei social vietati agli under 15. La Camera approva, ora passa al Senato

La Francia compie un passo storico nella tutela dei minori online poiché la Camera ha approvato una legge che vieta l’accesso ai social network agli under 15. Una misura sostenuta dal governo per proteggere la salute mentale degli adolescenti e accolta dal presidente Emmanuel Macron come una scelta di civiltà.

Francia, social network vietati agli under 15, la Camera approva il ddl , Macron: "Il cervello dei nostri figli non è in vendita"

Il testo è stato approvato dall’Assemblea nazionale con 130 voti favorevoli e 21 contrari. Ora dovrà passare al Senato, con l’obiettivo di renderlo operativo dal prossimo anno scolastico per i nuovi account e con un sistema di verifica dell’età esteso a tutti gli utenti entro il 2027. Se completato l’iter, il provvedimento renderebbe la Francia il primo Paese europeo a introdurre un divieto simile. Il presidente Macron ha salutato il voto con parole nette: "Il cervello dei nostri figli non è in vendita. Né sulle piattaforme americane, né sulle reti cinesi", ribadendo la necessità di porre limiti chiari all’uso dei social tra i più giovani.

La proposta, presentata dalla deputata Laure Miller, stabilisce che l’accesso ai social network sia vietato ai minori di 15 anni, con alcune eccezioni per piattaforme educative. Restano escluse dal divieto le app di messaggistica privata. Il testo affronta anche l’uso dei cellulari nelle scuole superiori, demandando ai regolamenti interni la definizione di spazi e condizioni di utilizzo, con divieto durante le lezioni e nei corridoi.

Secondo le autorità sanitarie francesi, le piattaforme social espongono gli adolescenti a rischi come cyberbullismo, contenuti violenti e disturbi del sonno legati ai meccanismi di cattura dell’attenzione. Durante il dibattito parlamentare non sono mancate critiche, con alcuni deputati che hanno parlato di paternalismo digitale o di soluzione troppo semplicistica. Il governo, però, rivendica la scelta come necessaria per proteggere le nuove generazioni in un contesto tecnologico sempre più pervasivo.