Israele annuncia: "Rafah riapre sotto nostro pieno controllo", la strategia di Netanyahu per deportare palestinesi in Egitto da Gaza - RETROSCENA
Rafah riapre solo sulla carta: Israele manterrà il controllo totale su ingressi e uscite. L’obiettivo è limitare i rientri e svuotare gradualmente Gaza, così da seguire il piano "Aurora", come anticipato da Il Giornale d'Italia
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha comunicato la riapertura del valico di Rafah "sotto il pieno controllo" di Tel Aviv. Il punto di accesso tra Gaza ed Egitto diventerà un checkpoint militare dell'Idf, in cui entrate e uscite saranno strettamente attenzionate.
Inoltre, molti osservatori internazionali e fonti del deepstate vedono ciò non solo come un'ulteriore controllo su ciò che avviene nella Striscia, ma anche un modo per applicare il piano "Aurora" di deportazione dei palestinesi verso l'estero. Infatti, i gazawi che decideranno di recarsi in Egitto, potrebbero non riuscire più a rientrare proprio per la completa arbitrarietà della gestione israeliana.
Israele annuncia: "Rafah riapre sotto nostro pieno controllo", la strategia di Netanyahu per deportare palestinesi in Egitto da Gaza - RETROSCENA
Israele ha annunciato la riapertura del valico di Rafah, unico punto di accesso tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, ma a condizioni rigidissime che ne ridisegnano radicalmente la funzione. Secondo quanto comunicato dall’ufficio del primo ministro israeliano, l’apertura avverrà "nell’ambito del piano in 20 punti del presidente Trump", con un transito limitato esclusivamente alle persone e "sotto un meccanismo di piena supervisione israeliana".
L’apertura del valico è stata subordinata al ritorno di tutti gli ostaggi israeliani, vivi e deceduti. In queste ore, l'Idf stanno conducendo un’operazione mirata per recuperare i resti del sergente maggiore Ran Guili. "Con il completamento dell’operazione e in conformità con l’accordo con gli Stati Uniti, Israele aprirà il valico di Rafah", ha dichiarato l’ufficio del premier, ribadendo che lo Stato di Israele "non risparmierà alcuno sforzo" per il rimpatrio dei suoi caduti.
Dietro l’annuncio formale, tuttavia, si delinea una strategia più ampia. Secondo fonti del deepstate, Israele intende limitare il numero di palestinesi autorizzati a entrare a Gaza dall’Egitto, in modo che le uscite superino costantemente gli ingressi. L’obiettivo, riferiscono tre fonti citate dall’agenzia, è trasformare Rafah in una sorta di “valvola a senso unico”, favorendo l’esodo dalla Striscia e scoraggiando il rientro.
Il piano prevede che nessun palestinese possa entrare o uscire senza l’approvazione israeliana. Israele starebbe inoltre valutando l’istituzione di un checkpoint militare interno a Gaza, nei pressi del confine, attraverso il quale tutti i civili dovrebbero passare per essere sottoposti a controlli di sicurezza. Resta poco chiaro, secondo le stesse fonti, cosa accadrebbe alle persone bloccate ai posti di controllo, in particolare a quelle in arrivo dall’Egitto.
Le autorità israeliane negano l’esistenza di un piano di espulsione forzata, ma osservatori e analisti sottolineano come queste misure si inseriscano in una strategia di lungo periodo volta a incentivare una “partenza volontaria” dei palestinesi da Gaza, come il piano "Aurora". Limitare i rientri e favorire le uscite significa, di fatto, ridurre progressivamente la popolazione della Striscia, mantenendo le persone oltreconfine, in particolare in Egitto.
Il controllo non sarà solo fisico. Secondo l’emittente pubblica israeliana KANN, Israele gestirà un sistema di sorveglianza remota al valico, controllerà le autorizzazioni preventive per viaggiatori e palestinesi e potrà ispezionare computer e dispositivi elettronici. Sebbene i soldati israeliani non siano formalmente presenti al valico, truppe saranno dispiegate nelle vicinanze per prevenire il "contrabbando di armi". La gestione operativa sarà affidata alla missione europea EUBAM, insieme a membri dell’intelligence dell’Autorità Palestinese.
La riapertura di Rafah, più volte rinviata, avviene mentre Israele continua a limitare l’ingresso degli aiuti umanitari e a ostacolare l’insediamento del comitato tecnocratico palestinese incaricato di amministrare Gaza nel quadro del cosiddetto Board of Peace promosso da Washington. In questo contesto, Rafah appare sempre meno come un corridoio umanitario e sempre più come uno strumento di controllo totale sui movimenti dei palestinesi e sul futuro stesso della Striscia.