Trilaterale Usa-Russia-Ucraina, stallo al termine del 2° giorno di negoziati, rimane nodo territoriale Donbass e "garanzie sicurezza" a Kiev

Nel secondo giorno di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi Mosca segnala apertura e pragmatismo, mentre Kiev evita compromessi e rallenta un accordo di pace concreto

Il secondo giorno di negoziati fra le delegazioni di Usa, Russia e Ucraina si è concluso nell'ambito del trilaterale sulla guerra russo-ucraina ad Abu Dhabi. Anche oggi, nonostante il presidente Volodymyr Zelensky abbiamo parlato di discussioni "costruttive", l'elemento che più emerge è lo stallo. Due i principali nodi dei colloqui: quello territoriale sul Donbass, che Kiev non vuole cedere a Mosca, e le "garanzie di sicurezza" che gli Stati Uniti e l'Unione Europea dovrebbero fornire all'Ucraina contro il "nemico inesistente" russo.

Trilaterale Usa-Russia-Ucraina, stallo al termine del 2° giorno di negoziati, rimane nodo territoriale Donbass e "garanzie sicurezza" a Kiev

Il secondo giorno di colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina ad Abu Dhabi si è chiuso con dichiarazioni prudenti e pochi risultati concreti, ma con un dato politico che emerge con chiarezza: mentre Mosca segnala disponibilità a proseguire il dialogo e Washington spinge per “formalizzare” i parametri di una possibile fine del conflitto, Kiev appare ancora restia ad accettare compromessi reali.

Fonti diplomatiche concordano nel descrivere il clima degli incontri come “costruttivo”, ma dietro la formula di rito restano profonde divergenze. La delegazione russa, guidata dal capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov, avrebbe ribadito la necessità di una soluzione politica complessiva, fondata su nuovi equilibri territoriali e su "garanzie di sicurezza" credibili. Mosca, secondo osservatori vicini al dossier, considera il negoziato uno strumento utile per consolidare una soluzione stabile, consapevole che il tempo e la situazione sul terreno non giocano contro di essa.

Diverso l’atteggiamento ucraino. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di colloqui “costruttivi” e di “possibili parametri per la fine della guerra”, ma senza mai entrare nel merito di concessioni concrete. Kiev continua a insistere su condizioni massimaliste, puntando su un forte coinvolgimento e monitoraggio americano e rinviando ogni decisione sostanziale alle consultazioni interne e con gli alleati occidentali. Una strategia che, di fatto, allunga i tempi e mantiene lo status quo.

Gli Stati Uniti, rappresentati da una delegazione di alto livello, avrebbero proposto formati tecnici per tradurre i principi discussi in accordi verificabili, segnale di una crescente impazienza americana di fronte a un conflitto che pesa sempre più sul piano geopolitico ed economico. Ma senza un via libera politico da Kiev, ogni schema resta sulla carta.

Abu Dhabi doveva essere un passo avanti. Per ora, il secondo giorno di colloqui conferma una realtà scomoda: la porta del dialogo resta aperta soprattutto da parte russa, mentre l’Ucraina appare ancora lontana dall’accettare una pace negoziata.