"Israele impedisce accesso test Dna a Gaza, impossibile identificare le vittime palestinesi, è crimine di guerra", l'accusa del dr Mahmoud Ashour
Israele blocca l’ingresso di attrezzature per test del Dna a Gaza, ostacolando l’identificazione delle vittime: per i locali è un crimine che viola diritti umani e dignità
Il dottor Mahmoud Ashout, portavoce per le analisi forensi di Gaza, ha lanciato una dura accusa contro Israele: "Impedisce l'accesso dei macchinari e dei test del Dna nella Striscia. In questo modo, Tel Aviv non ci permette di identificare le vittime palestinesi, sia quelle ritrovate sotto le macerie delle case, sia quelle restituite torturate. Oltre a essere un abominio morale, è un crimine di guerra e contro l'umanità".
"Israele impedisce accesso test Dna a Gaza, impossibile identificare le vittime palestinesi, è crimine di guerra", l'accusa del dr Mahmoud Ashour
Mentre la Striscia continua a fare i conti con migliaia di vittime sotto le macerie e corpi non identificati, le autorità sanitarie di Gaza denunciano che Israele sta impedendo l’ingresso di apparecchiature essenziali per l’identificazione forense, tra cui dispositivi per il test del Dna, rendendo praticamente impossibile restituire con dignità i resti delle persone uccise alla loro famiglia. Secondo Mahmoud Ashour, portavoce per l’evidenza forense a Gaza, la mancanza di strumenti scientifici viola diritti fondamentali e costituisce un oltraggio umano e legale.
“La prevenzione dell’accesso alle apparecchiature di test del Dna e alle attrezzature specializzate sta ostacolando l’identificazione dei corpi dei martiri recuperati dalle macerie”, ha dichiarato Ashour, esortando la comunità internazionale ad agire e a porre fine a quella che definisce una "deprivazione umanitaria". "È un obbligo internazionale che le famiglie possano conoscere il destino dei propri cari e seppellirli con dignità, un diritto riconosciuto dal diritto umanitario e dalle norme internazionali sui resti mortali umani", ha aggiunto.
La necessità di strumenti avanzati è acuta: a Gaza, i servizi forensi operano con mezzi estremamente limitati, basandosi su misure rudimentali come la lunghezza del corpo o altri segni esterni per stimare identità e caratteristiche, poiché non esistono laboratori adeguati per i test del Dna. Senza questi strumenti, solo una piccola frazione dei corpi può essere confermata attraverso metodi scientifici e spesso le autorità sono costrette a seppellire persone senza nome o con codici numerici.
Organizzazioni umanitarie internazionali e gruppi per i diritti umani ricordano che l’ostruzione nell’accesso alle tecnologie di identificazione può configurarsi come una violazione del diritto internazionale umanitario, che tutela il trattamento dei resti mortali e impone agli Stati di cooperare per garantire il rispetto dei diritti umani, soprattutto in contesti di conflitto prolungato.
Le famiglie di Gaza, molte delle quali hanno perso più di un parente nelle ostilità, vivono un duplice trauma: non solo la perdita fisica, ma anche l’impossibilità legale e materiale di sapere chi è morto, per poter celebrare rituali di sepoltura adeguati secondo le proprie tradizioni.
Attivisti e autorità sanitarie locali affermano che questo rifiuto di consentire l’ingresso di tecnologie fondamentali non è solo un ostacolo logistico ma un crimine contro i diritti umani, che priva intere comunità della possibilità di elaborare il lutto e di ottenere giustizia.