Groenlandia, boom di cappellini rossi anti-Usa con scritta “Make Trump go Away” nei negozi di Nuuk, davanti la frase “Ora basta”

A Nuuk, il capoluogo della Groenlandia con circa 20.000 abitanti, tutti i negozi vendono cappellini rossi con una scritta bianca. Al posto della bandiera a stelle e strisce c'è la bandiera groenlandese e la scritta “Make America go away”. Sul davanti la scritta “Nu det Nuuk!”, un gioco di parole che in danese allude al capoluogo groenlandese ma anche a “Nu er det nok”, che significa “Ora basta”

A Nuuk, capitale della Groenlandia, è boom di cappellini rossi anti-Usa. Nei negozi del capoluogo, che conta circa 20.000 abitanti, vanno a ruba copricapi con la scrittaMake Trump go Away”. Un messaggio ironico ma netto, che prende di mira direttamente il presidente americano. Sul davanti compare anche la fraseNu det Nuuk!”, gioco di parole che significa “Ora basta”.

Groenlandia, boom di cappellini rossi anti-Usa con scritta “Make Trump go Away” nei negozi di Nuuk, davanti la frase “Ora basta”

A Nuuk, il capoluogo della Groenlandia con circa 20.000 abitanti, tutti i negozi vendono cappellini rossi con una scritta bianca. Al posto della bandiera a stelle e strisce c'è la bandiera groenlandese e la scritta “Make America go away”. Sul davanti la scritta “Nu det Nuuk!”, un gioco di parole che in danese allude al capoluogo groenlandese ma anche a “Nu er det nok”, che significa “Ora basta”.

I cappellini sono andati letteralmente a ruba e non si trovano più sugli scaffali dei negozi di Nuuk, né tantomeno a Copenaghen. Il fenomeno racconta un clima di forte scetticismo, se non di aperta ostilità, verso le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e la sua più volte ribadita idea di “comprare” la Groenlandia.

"Trump è pazzo. E' come un bambino, vuole tutto. Pensa di comprare tutto con i suoi soldi, ne ha tanti, ma noi non ne abbiamo bisogno: non siamo in vendita" dichiara una pensionata di 82 anni. Parole dure, che riflettono un sentimento condiviso da una parte consistente della popolazione, poco convinta dalle motivazioni legate alla sicurezza nazionale addotte da Washington.

A spiegare il contesto geopolitico interviene Kaj Kleist, che è stato capo dipartimento del governo groenlandese e segretario permanente del primo ministro per 14 anni prima di andare in pensione nel 2008. "L'accordo tra Danimarca e Stati Uniti risale al 1951. Quindi, se dovessero esserci novità, come la creazione di una nuova base qui in Groenlandia, anche le autorità groenlandesi dovrebbero far parte del gruppo decisionale".

Secondo Kleist, la questione va oltre gli aspetti militari: il vero obiettivo sarebbe un altro. "Rendere l'America più grande, dal punto di vista territoriale. È l'unica motivazione che riesco a vedere. Perché non possono fare un accordo migliore di quello attuale che offre il governo danese" all'isola.