Corea del Sud, chiesta pena di morte per ex presidente Yoon Suk Yeol, accusato di insurrezione per aver tentato di imporre legge marziale nel 2024

Chiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon Suk Yeol: accusato di insurrezione per la legge marziale del 2024, rischia l’ergastolo in un Paese abolizionista di fatto

La procura speciale di Seul ha chiesto la pena di morte per l'ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, accusato di insurrezione per aver tentato di imporre la legge marziale nel Paese nel dicembre del 2024.

Corea del Sud, chiesta la pena di morte per ex presidente Yoon Suk Yeol, accusato di insurrezione per aver tentato di imporre legge marziale nel 2024

I procuratori sudcoreani hanno chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon Suk Yeol, accusato di insurrezione per il tentativo fallito di imporre la legge marziale nel dicembre 2024. La richiesta è stata presentata all’udienza finale del processo davanti alla Central District Court di Seul. Secondo l’accusa, Yoon sarebbe stato il “capofila dell’insurrezione”, con l’obiettivo di restare al potere prendendo il controllo della magistratura e del Parlamento.

Il procuratore speciale aggiunto Park Eok-su ha definito i fatti di “estrema gravità”, sostenendo che l’ex presidente “ha mobilitato risorse materiali che avrebbero dovuto essere utilizzate esclusivamente nell’interesse della collettività nazionale”. La richiesta di condanna è arrivata al termine di un’udienza fiume durata oltre 11 ore, durante la quale il team dei procuratori guidato da Cho Eun-suk ha ricostruito nel dettaglio la sequenza degli eventi e le responsabilità politiche e operative dell’ex capo dello Stato.

La crisi ebbe origine la notte del 3 dicembre 2024, quando Yoon annunciò in un discorso televisivo l’imposizione della legge marziale, accusando l’opposizione di collaborare con la Corea del Nord. Il provvedimento prevedeva la sospensione delle attività politiche, il controllo della stampa e l’impiego dell’esercito. Truppe furono inviate nei pressi dell’Assemblea nazionale, ma la misura durò meno di sei ore: i deputati, asserragliati in Parlamento, riuscirono a votare una mozione per revocarla, costringendo Yoon a fare marcia indietro.

Nonostante il fallimento dell’operazione, l’opposizione avviò immediatamente la procedura di impeachment. Yoon fu arrestato il 15 gennaio 2025 e la Corte costituzionale confermò la sua rimozione definitiva dall’incarico il 4 aprile. È il primo presidente sudcoreano in carica a essere stato arrestato, e potrebbe diventare il terzo a essere condannato per insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979.

Durante l’udienza, la difesa ha adottato una linea fortemente simbolica, paragonando Yoon a figure storiche come Galileo Galilei e Giordano Bruno, sostenendo che “la maggioranza non rivela sempre la verità”. Tuttavia, anche se la pena di morte è prevista dall’ordinamento, la Corea del Sud è abolizionista di fatto: nessuna esecuzione è avvenuta dal 1997. Per questo, secondo gli osservatori, l’ergastolo resta l’esito più probabile. La sentenza è attesa per l’inizio di febbraio.