Groenlandia, l’isola si ribella a Trump e rivendica indipendenza, i 5 partiti locali: “Vogliamo decidere da soli, non vogliamo essere né americani né danesi”

La questione tocca identità e autodeterminazione dei popoli. I groenlandesi rinunciano a prodotti e servizi americani come Coca-Cola, Netflix e Amazon, in segno di protesta contro le rivendicazioni di Trump sull'isola

Nel pieno delle tensioni geopolitiche sull’Artico, la Groenlandia alza la voce contro le dichiarazioni di Donald Trump e rivendica il diritto all’autodeterminazione. I partiti locali, in una presa di posizione senza precedenti, respingono ogni ipotesi di annessione agli Stati Uniti e prendono le distanze anche dalla Danimarca, ribadendo che il futuro dell’isola deve essere deciso solo dal popolo groenlandese.

Groenlandia, l’isola si ribella a Trump, partiti locali: “Vogliamo decidere da soli, non vogliamo essere né americani né danesi”

La risposta della politica groenlandese alle parole di Trump è arrivata con una dichiarazione congiunta firmata dai leader dei cinque partiti rappresentati nel parlamento locale, l’Inatsisartut. In un contesto segnato dalle minacce del presidente degli Stati Uniti, che ha parlato apertamente della possibilità di acquisire l’isola “con le buone o con le cattive”, i vertici politici hanno chiesto rispetto e chiarezza. “Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi” hanno scritto i leader dei partiti, sottolineando la volontà di non subire pressioni esterne. Il documento è stato firmato dal primo ministro Jens-Frederik Nielsen insieme a Pele Broberg, Múte B. Egede, Aleqa Hammond e Aqqalu C. Jerimiassen.

Nel testo, i leader politici ribadiscono un concetto centrale per la sovranità della Groenlandia. “Il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal popolo groenlandese”, affermano, aggiungendo che il lavoro sul destino dell’isola deve avvenire nel rispetto delle leggi internazionali. “Nessun altro Paese può interferire in questo”, si legge ancora nella dichiarazione, che denuncia apertamente quello che viene definito il “disprezzo degli Stati Uniti per il nostro Paese”. La Groenlandia, pur essendo formalmente parte del Regno di Danimarca, gode di un’ampia autonomia politica e amministrativa. Proprio questa condizione rende ancora più delicato il confronto tra Washington, Copenaghen e Nuuk, soprattutto in un’area strategica come l’Artico. La premier danese Mette Frederiksen ha avvertito che un’eventuale annessione americana potrebbe avere conseguenze pesantissime sugli equilibri globali, arrivando persino a mettere a rischio la Nato. Nei giorni scorsi si sono svolti incontri tra funzionari di Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti, ma senza risultati concreti.

Il timore dell’invasione e il sondaggio tra i danesi

Il clima di incertezza è confermato anche dall’opinione pubblica. Un sondaggio condotto in Danimarca mostra che quasi quattro danesi su dieci ritengono plausibile uno scenario estremo, con gli Stati Uniti pronti a passare dalle parole ai fatti. Il 10% degli intervistati si dice fortemente convinto di una possibile azione americana, mentre un ulteriore 28,3% considera l’ipotesi credibile. Solo poco meno di un terzo respinge del tutto questa eventualità.

La Groenlandia, isola più grande del mondo con circa 57mila abitanti, non dispone di un proprio esercito e dipende dalla Danimarca per la difesa. Un elemento che rende ancora più acceso il dibattito sul suo futuro politico e sulla capacità di difendere la propria indipendenza.

Boicottaggio anti Usa e protesta simbolica

Intanto, la crisi ha avuto ripercussioni anche nella società civile. In Danimarca cresce un boicottaggio anti Usa, con migliaia di cittadini che rinunciano a prodotti e servizi americani come Coca-Cola, Netflix e Amazon, in segno di protesta contro le rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia. Dal carrello della spesa agli abbonamenti digitali, la difesa della sovranità artica passa anche da scelte quotidiane.