09 Gennaio 2026
Donald Trump (fonte foto Lapresse)
In una lunga intervvista al New York Times, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato ad affrontare numerosi dossier di politica internazionale, oltre a questioni personali. Parlando dell’esercizio del potere, Trump ha rivendicato una visione fortemente individuale della leadership, sostenendo che l’unico vero limite alla sua azione sia la propria coscienza: "C'è qualche limite ai miei poteri? Sì, la mia stessa moralità. La mia stessa mente. È l'unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale. Non sto cercando di fare del male alla gente", ha detto il tycoon.
Le dichiarazioni del presidente seguono l'approvazione al Senato Usa di una risoluzione che porrebbe un freno ai poteri di Trump in materia militare: secondo la risoluzione approvata con 52 sì e 47 no infatti, il presidente non potrebbe effettuare nuove operazioni in Venezuela senza prima un via libera del Congresso.
Tra i temi geopolitici, Trump è tornato inoltre a soffermarsi sulla Groenlandia, sottolineandone il valore strategico e simbolico. “Avere la proprietà” dell’isola è “molto importante”, ha affermato. Alla domanda sul perché questa esigenza sia così centrale, ha spiegato: “Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. Penso che la proprietà ti dà qualcosa che non si può ottenere con un semplice contratto di locazione. La proprietà offre elementi che non si possono avere semplicemente firmando un documento”.
Sul fronte del controllo degli armamenti, Trump ha indicato di non essere intenzionato a prorogare il trattato New Start con la Russia, respingendo anche l’ipotesi di un’estensione volontaria proposta da Mosca. “Se scade, scade”, ha detto riferendosi all’accordo del 2010. “Faremo semplicemente un accordo migliore”, ha aggiunto. Una posizione che preoccupa gli esperti di controllo degli armamenti, timorosi che, dopo la scadenza del 5 febbraio, Washington e Mosca possano superare i limiti attuali sul dispiegamento delle testate nucleari.
Trump ha poi parlato di Taiwan, attribuendo la responsabilità finale alla leadership cinese. “Lui (Xi) la considera parte della Cina, e spetta a lui decidere cosa farà”, ha affermato. Al tempo stesso, ha ribadito di aver espresso il proprio dissenso a un’azione militare: “Ma gli ho detto che sarei molto scontento se lo facesse, e non credo che lo farà. Spero che non lo faccia”.
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