09 Gennaio 2026
Stephen Miller Fonte: X @Victoria00025
Mentre Donald Trump minaccia invasioni militari e annessioni territoriali, dietro ogni dichiarazione bellicista, dietro ogni violazione del diritto internazionale, dietro ogni possibile e indicibile crudeltà nei confronti dei migranti e degli ultimi della Terra, si nasconde sempre lo stesso volto: Stephen Miller, 40 anni, l'ideologo nazionalista bianco che ha trasformato la Casa Bianca nel quartier generale di un pericoloso progetto neonazista mascherato da "America First".
Non si tratta di retorica. Non si tratta di iperbole giornalistica. I documenti parlano chiaro: Miller è un uomo che per anni ha promosso letteratura neonazista, che ha architettato la separazione sistematica di migliaia di bambini dai loro genitori come strumento di terrore, che oggi giustifica guerre di conquista con la legge del più forte, e che sta spingendo l'amministrazione Trump verso una deriva imperialista che minaccia la stabilità dell'intero pianeta.
Per comprendere la pericolosità di Stephen Miller è necessario seguire il filo ideologico che connette il suo passato al presente catastrofico. Non sono due fasi separate della sua carriera: sono la stessa identica ideologia applicata su scale diverse.
Già al liceo di Santa Monica, il giovane Miller mostrava i segni di quella che sarebbe diventata la sua ossessione: una visione fortemente gerarchica della società dove alcuni esseri umani valgono più di altri, molto di più. Si lamentava ad esempio che gli studenti dovessero raccogliere i rifiuti, lavoro che spettava ai "subalterni". Attaccava i compagni ispanici per presunte carenze linguistiche. Era il germe di una mentalità suprematista che avrebbe solo metastatizzato negli anni. All'Università di Duke, Miller si immerge completamente nell'ideologia di estrema destra, attaccando sistematicamente il multiculturalismo, organizzando eventi con figure del nazionalismo bianco come Peter Brimelow (fondatore del sito VDARE, uno dei siti più importanti del nazionalismo bianco americano. Il nome del sito proviene da Virginia Dare, la prima bambina inglese nata nelle colonie americane), costruendo una rete di contatti nel mondo dell'estremismo razziale americano. Il suo percorso professionale è rivelatore: lavora per Michele Bachmann (Deputata repubblicana del Minnesota alla Camera dei Rappresentanti, membro del Tea Party, ultra-conservatrice, omofoba e razzista), che promuove teorie cospirative secondo cui i Fratelli Musulmani avrebbero infiltrato il governo USA per "la distruzione dell'America". Poi passa a Jeff Sessions (Primo Attorney General - Ministro della Giustizia - di Trump, 2017-2018), Il più feroce oppositore dell'immigrazione al Senato americano, dove Miller affina la sua ossessione anti-immigrazione e costruisce la sua alleanza con Steve Bannon.
È qui che le email pubblicate dal Southern Poverty Law Center (organizzazione non-profit americana fondata nel 1971 a Montgomery, Alabama, da Morris Dees e Joseph Levin Jr., due avvocati per i diritti civili, insieme all'attivista Julian Bond) consegnate da Katie McHugh (l'editor che riceveva le email di Miller, che poi, successivamente pentitasi, ha rinnegato l’estrema destra nazionalista) diventano la pistola fumante. Oltre 900 email che Miller invia a Breitbart News tra marzo 2015 e giugno 2016 rivelano senza ambiguità la sua affinità per l'ideologia nazionalista bianca. (Breitbart News, megafono dell'estrema destra americana, è un sito web fondato nel 2007 da Andrew Breitbart). Ma è sotto la leadership di Steve Bannon - dal 2012 al 2016 - che Miller diventa il principale megafono dell'alt-right, movimento che mescola nazionalismo bianco, misoginia, antisemitismo e suprematismo, negli Stati Uniti. Miller non si limita però a suggerire temi giornalistici ma fornisce sistematicamente materiale proveniente da VDARE, sito nazionalista bianco che promuove la teoria della "grande sostituzione" – l'idea paranoica che i bianchi siano vittima di un genocidio pianificato attraverso l'immigrazione. Questa teoria ha ispirato le stragi di Christchurch (51 morti) e El Paso (22 morti).Miller prende spunto inoltre da American Renaissance, pubblicazione suprematista che sostiene la superiorità razziale dei bianchi, diretta da Jared Taylor, che afferma pseudoscientificamente che i neri avrebbero livelli più alti di testosterone e sarebbero quindi "predisposti" a crimini violenti, e da "The Camp of the Saints", romanzo razzista francese del 1973 amato dai neonazisti, che descrive l'invasione dell'Europa da parte di orde di immigrati non-bianchi, con scene esplicite di stupri di donne bianche da parte di rifugiati di colore e l'uccisione di progressisti che sostengono il "meticciato razziale". Miller raccomanda questo testo quando Papa Francesco esprime solidarietà ai rifugiati.Inoltre sposa le politiche di Calvin Coolidge, 30° Presidente degli Stati Uniti (1923-1929) che nel 1924 firmò leggi sull'immigrazione basate sull'eugenetica, progettate per mantenere l'America "nordeuropea" ed escludere italiani, ebrei dell'Est Europa e tutti gli asiatici. Leggi che Adolf Hitler citò nel Mein Kampf, lodando esplicitamente l'Immigration Act di Coolidge come modello per le leggi razziali naziste. Miller scrive a Breitbart: "Le élite non possono permettere alla gente di vedere che la loro condizione non è il prodotto di eventi fuori dal loro controllo, ma il prodotto di politiche che hanno imposto loro". È la retorica classica del nazionalismo bianco: i bianchi come vittime di un complotto orchestrato dalle élite progressiste per sostituirli demograficamente.
Con l'ascesa di Trump, Miller ottiene il potere di trasformare l'ideologia in politica concreta. E la sua prima mossa rivela la vera natura del progetto: la disumanizzazione sistematica come strumento di controllo sociale. La politica di separazione delle famiglie non è un incidente. Non è un effetto collaterale. È un progetto deliberato di terrorismo di stato contro popolazioni non-bianche. I documenti sono inequivocabili. Nel maggio 2018, Miller convoca una riunione con i massimi funzionari dell'amministrazione. Chiede un voto per alzata di mano sulla separazione dei bambini migranti dai loro genitori. Quando la segretaria Nielsen solleva obiezioni morali, Miller esplode: "Se non applichiamo questa politica, è la fine del nostro Paese per come lo conosciamo". Chiunque si opponga è "anti-americano" e "criminale". Il voto passa. Quasi 3.000 bambini vengono strappati dalle braccia dei loro genitori. Centinaia non sono mai stati riuniti con le loro famiglie. Alcuni erano neonati. Alcuni sono morti in detenzione. Ma la proposta originale di Miller era ancora più mostruosa: voleva separare ogni singola famiglia al confine, incluse quelle che arrivavano legalmente per chiedere asilo. Avrebbe significato 25.000 bambini in più separati. Solo le obiezioni logistiche – non morali – hanno impedito questa escalation. Vanity Fair riporta che "Stephen si diverte effettivamente a vedere quelle foto al confine". La crudeltà non è il mezzo. È il fine. E questo ci porta al cuore dell'ideologia di Miller: la sofferenza dei non-bianchi come strumento pedagogico. I bambini piangenti in gabbie non sono una tragedia da evitare, sono un messaggio da inviare: "Questo Paese non è per voi. Voi non siete umani come noi".
Ed eccoci al 2025. Miller è tornato, più potente che mai: vice capo di gabinetto per le politiche e consigliere per la sicurezza interna. E la logica che ha applicato ai bambini migranti ora la applica a intere nazioni. Il collegamento non è metaforico. È diretto e intenzionale. Nella visione di Miller, esattamente come esistono razze superiori e inferiori (il substrato ideologico delle sue email a Breitbart), esistono nazioni superiori e inferiori. E le nazioni superiori – guidate dall'America bianca – hanno non solo il diritto, ma il dovere di dominare quelle inferiori. Quando Miller afferma in TV che "viviamo in un mondo governato dalla forza, dal potere... queste sono le leggi ferree del mondo dall'inizio dei tempi", non sta facendo realpolitik. Sta articolando una visione darwinista sociale applicata alle relazioni internazionali: il forte ha il diritto di dominare il debole. È la stessa logica che giustificava il colonialismo europeo, lo schiavismo, il nazismo. Quando Miller scrive sui social che "l'esperimento neoliberale è stato una lunga auto-punizione dei luoghi e dei popoli che hanno costruito il mondo moderno", sta dicendo esplicitamente: l'Occidente bianco ha costruito la civiltà, e pentirsi del colonialismo è tradire quella grandezza. È nostalgia del colonialismo, senza veli.
L'invasione del Venezuela non è semplicemente un'operazione contro Maduro. È il primo test del "Miller Doctrine": gli Stati Uniti possono invadere, occupare e governare qualsiasi nazione dell'emisfero occidentale considerata "inferiore" o "incapace di autogovernarsi". Notate il linguaggio. Trump dice: "Gestiremo il Paese fino a quando non potremo fare una transizione sicura". Miller rincara: "Gli Stati Uniti d'America gestiscono il Venezuela. Per definizione, è vero". Non c'è menzione di sovranità, di autodeterminazione, di diritto internazionale. C'è solo la volontà imperiale. E il vero obiettivo è trasparente: le compagnie petrolifere americane prenderanno il controllo delle infrastrutture petrolifere venezuelane. È colonialismo estrattivo puro, dello stesso tipo che le potenze europee praticavano in Africa e Asia nel XIX secolo. La scelta del Venezuela come primo target non è casuale. È una nazione latino-americana, prevalentemente non-bianca, con enormi risorse naturali. Nella gerarchia razziale di Miller, è il tipo di Paese che "necessita" del governo americano, incapace di gestirsi autonomamente, esattamente la logica che i professori dell'Università dell'Arizonaidentificano come il "torto fondamentale" del colonialismo: trattare i colonizzati come "minori o adulti mentalmente incompetenti". Esattamente come per Cuba e Colombia, stesso inquietante, scandaloso e pericoloso copione: "Cuba sta per cadere, non può reggersi, dobbiamo intervenire”, “la Colombia è gestita dai cartelli, dobbiamo invadere”, e così via. Discorso di Miller: "Non vorremmo, ma siamo costretti... per il loro bene e la nostra sicurezza".
Ma l'aspetto più terrificante della deriva Miller è la minaccia alla Groenlandia. Qui stiamo parlando di un territorio di un alleato NATO, la Danimarca.
Miller ha pericolosamente dichiarato pubblicamente: "La domanda vera è: con quale diritto la Danimarca afferma il controllo sulla Groenlandia? Qual è la base della loro rivendicazione territoriale? Qual è la loro base per avere la Groenlandia come colonia danese?". È un rovesciamento orwelliano della realtà. La Groenlandia è un territorio autonomo danese da secoli. Ma per Miller, nel suo schema mentale gerarchico, non ha senso che una piccola nazione europea "bianca" controlli un territorio artico strategico quando la "superpotenza" americana ne ha bisogno.
La moglie di Miller, Katie Waldman (ex funzionaria del Department of Homeland Security), ha postato su X un'immagine della Groenlandia con la bandiera americana sovrapposta e la parola "PRESTO". Non è un'opinione personale. È la comunicazione ufficiale dell'intenzione imperialista. E quando gli si chiede se l'America userebbe la forza militare, Miller risponde: "Nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia". È una minaccia nuda e cruda a un alleato NATO. Sei leader europei hanno dovuto emettere una dichiarazione difensiva: "La Groenlandia appartiene al suo popolo". La prima ministra danese ha dovuto avvertire: "Se gli USA attaccano un altro Paese NATO, la NATO stessa finisce". Pensate alla follia di questo momento: l'America, che ha creato la NATO per difendere l'Europa dal totalitarismo, ora minaccia di invadere un territorio NATO. E l'architetto di questa follia è un uomo che promuoveva letteratura neonazista nove anni fa.
Ecco il collegamento diretto tra le email di Miller del 2015 e le invasioni del 2025:
È sempre la stessa identica logica. Applicata prima ai più vulnerabili (bambini migranti), ora a intere nazioni. E domani? Se oggi Venezuela e Groenlandia, perché non Colombia, Cuba, Panama? Miller ha già menzionato tutti questi Paesi come potenziali target.
Non si tratta solo di politica americana. La "Miller Doctrine" rappresenta una minaccia esistenziale all'intero ordine internazionale del dopoguerra. Da 80 anni, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il mondo si regge su un principio fondamentale: le nazioni non possono invadere altre nazioni per annetterne il territorio o sfruttarne le risorse. Questo principio, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Carta Atlantica, dai trattati di Ginevra, è nato dalle ceneri di 70 milioni di morti. Miller lo rigetta completamente. Nella sua intervista alla CNN, afferma esplicitamente: "Potete parlare quanto volete di cortesie internazionali e tutto il resto. Ma viviamo in un mondo, il mondo reale, governato dalla forza, dal potere". Miller sta dicendo chiaramente: il diritto internazionale è un'illusione. L'unica legge è la forza. Se l'America può invadere il Venezuela e minacciare la Groenlandia, perché la Russia non dovrebbe invadere l'Ucraina? Perché la Cina non dovrebbe invadere Taiwan? Perché Israele non dovrebbe occupare i territori palestinesi? Miller sta demolendo deliberatamente il sistema che ha garantito (per quanto imperfettamente) una relativa stabilità globale per quasi un secolo. Miller sta creando un mondo dove ogni potenza regionale può giustificare l'aggressione con la stessa logica che lui usa per il Venezuela e la Groenlandia: "siamo forti, loro sono deboli, quindi possiamo (e dobbiamo) prenderlo".
È la fine dell'ordine internazionale. È il ritorno alla legge della giungla. È il mondo pre-1945, quando gli imperi coloniali si spartivano il Pianeta e le guerre mondiali erano il risultato inevitabile.
Ma infine, per comprendere fino in fondo il progetto totalitario di Stephen Miller, dobbiamo guardare allo strumento che ha trasformato in sua arma personale: l'ICE (Immigration and Customs Enforcement), la polizia dell'immigrazione che sotto la sua direzione è diventata di fatto una milizia paramilitare che opera al di fuori del controllo democratico, con metodi sempre più simili a quelli di una polizia segreta.
Le statistiche rivelano la vera natura del progetto di Miller:
In altre parole: Miller sta deportando sistematicamente persone innocenti, non criminali, semplicemente per raggiungere le sue quote e inseguire i suoi deliri di stampo neonazista. La retorica di Trump sui "mostri, stupratori, assassini" è una menzogna. Il 93% non ha commesso crimini violenti.
Questo, sinteticamente, il progetto neonazista di Miller: riconoscerlo per fermarlo.
Di Eugenio Cardi
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