Gaza, "prigionieri palestinesi usati come scudi umani e cavie anti-esplosivo da Israele per passare nei tunnel di Hamas"

Palestinesi usati come scudi umani e "costretti a camminare nudi co le mani legate dietro la schiena per scovare mine anti-uomo"; le testimonianze di alcuni soldati Idf e dei prigionieri usati come cavie anti-esplosivo, fra i quali anche minorenni

"I soldati israeliani hanno usato i prigionieri palestinesi, fra i quali anche diversi minorenni, come scudi umani e come cavie anti-esplosivo per passare nei tunnel di Hamas senza essere uccisi". Questo è il racconto di alcuni soldati delle Idf e di alcuni palestinesi, riusciti a sopravvivere.

L'esercito di Netanyahu "li ha costretti a cercare esplosivi di Hamas tra le macerie, nei tunnel, nei generatori e nei serbatoi di acqua, per evitare di mettere a rischio vite dei soldati israeliani stessi". Alcuni di loro "hanno dovuto camminare nudi du frammenti di vetro, con le mani legate dietro alla schiena, mentre sette o otto soldati lo dirigevano con un megafono nascondendosi dietro a dei ripari per paura che l’uomo si imbattesse in una trappola esplosiva e saltasse in aria e che si ferissero anche loro".

Gaza, "prigionieri palestinesi usati come scudi umani e cavie anti-esplosivo da Israele"

"I soldati mi hanno mandato come se fossi un cane in un appartamento minato", ha detto Mohammed Shubeir, uno studente di 17 anni, detenuto dagli israeliani per 10 giorni. "Ho pensato che quelli fossero gli ultimi momenti della mia vita", ha aggiunto. La denuncia del giovani si aggiunge a quelle di 16 militari e ufficiali israeliani e 3 palestinesi, sentiti dal New York Times in una lunga inchiesta che ha portato a scoprire che i prigionieri palestinesi "vengono usati come scudi umani per passare nei tunnel di Hamas".

C’è chi sarebbe stato costretto a entrare ammanettato in edifici dove potevano nascondersi trappole esplosive, chi avrebbe dovuto aprire botole o spostare oggetti per scovare i tunnel di Hamas, col pericolo di saltare in aria, chi sarebbe stato usato come scudo per permettere l’avanzata dei soldati israeliani.

Gli ufficiali impegnati sul terreno avrebbero tentato di convincere i soldati semplici a utilizzare questo metodo di ricognizione sostenendo che gli uomini impiegati fossero dei terroristi e che quindi le loro vite valessero meno di quelle di un israeliano. Tuttavia alcuni soldati stessi dell'Idf le hanno ritenute talmente barbare da parlarne con l’associazione di ex militari che denuncia i crimini delle Idf, Breaking the Silence, e poi con i giornalisti americani.

Oltre a loro, a parlare sono anche le vittime di questi soprusi. Fra loro c'è appunto Shubeir che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 18 anni. Per mesi si è nascosto con la famiglia, ma quando è stato catturato e trattenuto per dieci giorni è stato costretto a camminare ammanettato tra le rovine vuote della sua città, Khan Younis, alla ricerca di esplosivi. Shubeir è stato catturato dopo che l’esercito ha invaso il suo quartiere ai margini di Khan Younis dopo aver ordinato ai residenti di evacuare. Ma la famiglia Shubeir aveva deciso di aspettare l’incombente avanzata israeliana nel suo appartamento al quarto piano, così si sono presto trovati nel bel mezzo di una battaglia. Le granate hanno colpito il loro edificio, uccidendo suo padre, mentre sua sorella, 15 anni, è stata colpita e uccisa dopo che i soldati israeliani sono entrati in casa, mentre lui è stato catturato e separato dai suoi parenti sopravvissuti. Fino al suo rilascio senza accuse, circa dieci giorni dopo, è stato spesso mandato dai soldati a vagare per le strade di Khan Younis accompagnato solo da un piccolo drone sopraelevato noto come quadricottero. Il drone ha monitorato i suoi movimenti e gli ha dato istruzioni dal suo altoparlante. Pochi giorni prima del suo rilascio, i soldati gli hanno slegato le mani e gli hanno fatto indossare un’uniforme militare israeliana. Poi lo hanno liberato dicendogli di vagare per le strade in modo che i combattenti di Hamas potessero sparargli e rivelare le loro posizioni.

Il 31enne Jehad Siam ha raccontato invece di aver fatto parte di un gruppo di civili sfollati costretto a camminare avanti alle truppe d’Israele verso un nascondiglio di combattenti di Hamas. “I soldati ci hanno chiesto di andare avanti in modo che l’altra parte non rispondesse al fuoco”, ha spiegato. Una volta che la folla ha raggiunto il nascondiglio, i soldati sono spuntati da dietro i civili e si sono riversati all’interno della struttura uccidendo tutti i miliziani. Solo allora le persone sono state liberate.

Gaza, la storia di un palestinese usato come cavia anti-esplosivo: "costretto a camminare nudo sui vetri con mani legate dietro alla schiena"

Una delle storie più dure è quella raccontata da Basheer al-Dalou, farmacista di Gaza City che era fuggito dal proprio quartiere con la moglie e i quattro figli settimane prima, ma il 13 novembre era tornato per prendere alcuni generi di prima necessità ed è quel giorno che è stato catturato senza alcuna accusa dai soldati israeliani. I militari lo hanno fatto spogliare, rimanendo solo con le mutande, ammanettato e bendato prima di interrogarlo e condurlo nel cortile di una vicina casa di cinque piani. Il piazzale era disseminato di detriti, tra cui gabbie per uccelli, serbatoi d’acqua, attrezzi da giardinaggio, sedie rotte, vetri in frantumi e un grande generatore: “Dietro di me, tre soldati mi hanno spinto in avanti con violenza – ha ricordato – Avevano paura di potenziali tunnel sotterranei o di esplosivi nascosti sotto qualsiasi oggetto”. Camminando a piedi nudi, si è tagliato i piedi sui frammenti di vetro, mentre sette o otto soldati lo dirigevano con un megafono nascondendosi dietro a dei ripari per paura che l’uomo si imbattesse in una trappola esplosiva e saltasse in aria. Con le mani legate dietro la schiena, ad al-Dalou è stato ordinato di camminare per il cortile prendendo a calci mattoni, pezzi di metallo e scatole vuote. Poi qualcosa si è mosso all’improvviso da dietro un generatore, i soldati hanno iniziato a sparare, ma si trattava solo di un gatto. Successivamente, i soldati gli hanno ordinato di provare a spostare il generatore, sospettando che nascondesse l’ingresso di un tunnel. Dopo che al-Dalou ha esitato, temendo che i combattenti di Hamas potessero emergere dall’interno, un soldato lo ha colpito alla schiena con il calcio del fucile.