Banche italiane, profitti netti a €5,6 mld negli ultimi tre mesi del 2025 e €26 miliardi totali; obiettivo €28 mld al 2026 e €32 mld al 2028
Nel 2026 per Unicredit si prospetta un utile netto di €10,6 mld, resta aperta l’ipotesi di una nuova alleanza nell'asset management tra Intesa e Generali, mentre le stime sugli utili di Bper sono state alzate a €2,374 mld; ricavi dalla fusione MPS-Mediobanca stimati a €8 mld
L'intero comparto bancario italiano ha registrato profitti netti per circa 5,6 miliardi di euro negli ultimi tre mesi dell'anno, portando il totale annuo rettificato a superare i 26 miliardi.Si prevede che questo trend di crescita prosegua, puntando a superare i 28 miliardi nel 2026 e i 32 miliardi nel 2028.
Secondo le ultime analisi di Barclays, il focus degli investitori si sta spostando verso i target di medio termine, sostenuti da uno scenario di tassi d'interesse stabilizzati intorno al 2%.
Le prospettive del gruppo Intesa Sanpaolo
Il prossimo 2 febbraio, in concomitanza con i dati annuali, Intesa Sanpaolo svelerà il suo nuovo piano industriale. Le previsioni degli analisti suggeriscono una redditività del capitale (Rote) superiore al 20%, con ricavi e margine d'interesse in moderata ma costante crescita fino al 2029. La banca punta a mantenere un’efficienza operativa elevata, con un rapporto costi/ricavi inferiore al 40%. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, si ipotizza una distribuzione di circa 40 miliardi di euro nell'arco del piano, attraverso una combinazione di dividendi (con un payout che salirà al 95% dal 2026) e riacquisti di azioni proprie. Resta aperta l’ipotesi di nuove alleanze nell'asset management con Generali, sebbene i tempi per un annuncio ufficiale siano considerati molto stretti.
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La strategia e i target di Unicredit
Unicredit comunicherà i propri obiettivi dettagliati per il 2026 e il 2028 il 9 febbraio. Per l’istituto di Piazza Gae Aulenti si prospetta un utile netto di 10,6 miliardi nel 2026, beneficiando di una minore esposizione alle variazioni fiscali italiane rispetto ai concorrenti. Barclays stima una crescita dell’utile per azione del 9% e un rendimento totale per gli investitori che potrebbe superare l’8% negli anni a venire. Anche il target price è stato rivisto al rialzo a 79 euro, riflettendo la fiducia nella capacità della banca di incrementare eventualmente la distribuzione degli utili fino all'80% a partire dal prossimo anno.
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La nuova entità Mps-Mediobanca
Un momento importante sarà la presentazione del piano industriale della realtà nata dall’integrazione tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca, prevista entro marzo. Le proiezioni per questa nuova entità sono ambiziose, con ricavi che dovrebbero salire dagli 8 miliardi circa del 2026 fino agli 8,5 miliardi del 2028, accompagnati da un miglioramento progressivo del Rote. In particolare, Mps ha mostrato una performance eccezionale nel quarto trimestre del 2025, con una crescita dei profitti netti a tre cifre, portando Barclays a rivedere il prezzo obiettivo a 9,20 euro. Di contro, Mediobanca analizzata singolarmente mostra una tenuta dei ricavi ma una leggera flessione degli utili su base annua.
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Analisi su Banco Bpm e Bper
Per quanto riguarda Banco Bpm, non si attendono modifiche sostanziali ai piani industriali già noti, ma la solidità patrimoniale (con un Cet1 ratio sopra il 13,5%) apre la porta a possibili distribuzioni straordinarie di capitale, come un buyback da 400 milioni di euro. Bper viene invece indicata come la scelta preferita ("top pick") da Barclays grazie a un percorso di miglioramento interno giudicato molto interessante. Il nuovo piano di Bper è atteso tra giugno e luglio, ma le stime sugli utili 2026 sono già state alzate a 2,374 miliardi di euro, supportando un incremento del prezzo obiettivo a 13,70 euro.
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Dinamiche operative e impatti fiscali
A livello di sistema, la redditività sarà sostenuta da un recupero delle commissioni (stimato intorno al 4,5% su base trimestrale) e da una tenuta del margine d'interesse. Tuttavia, i risultati finali saranno influenzati da voci straordinarie come i costi per l'integrazione del personale e gli esodi, oltre agli effetti contabili delle imposte differite (Dta). Un impatto comune a tutte le banche sarà la riduzione del coefficiente Cet1 a causa delle recenti modifiche fiscali sulle riserve, che peserà mediamente per 15 punti base. Nonostante una crescita dell’utile per azione leggermente inferiore alla media europea, le banche italiane restano attrattive grazie a indici patrimoniali solidi e rendimenti totali previsti intorno all'8,2%.
Dinamiche del margine di interesse e delle commissioni
A livello di sistema, la redditività operativa delle banche italiane nel finale del 2025 appare stabile. Il margine di interesse non dovrebbe subire variazioni significative rispetto al trimestre precedente, mentre si osserva una dinamica positiva per le commissioni, previste in aumento del 4,6%. Sul fronte delle spese, istituti come Intesa Sanpaolo e Bper potrebbero registrare una crescita dei costi legata a fattori stagionali tipici della chiusura d'esercizio.
Impatti fiscali e voci straordinarie sui bilanci
I risultati di fine anno saranno influenzati da diverse componenti non ricorrenti. Tra queste spiccano i recuperi fiscali legati alle attività per imposte anticipate (DTA) per i grandi gruppi come Unicredit, Intesa e MPS. Parallelamente, i conti dovranno assorbire i costi legati ai piani di uscita del personale e agli adeguamenti dell'aliquota Irap. Un elemento critico riguarda la modifica del trattamento fiscale delle riserve 2023, un intervento che comporterà una riduzione media del coefficiente patrimoniale Cet1 di circa 15 punti base per tutto il comparto.
Solidità patrimoniale e indici Cet1
Nonostante i citati aggiustamenti fiscali, i livelli di solidità delle banche italiane rimangono rassicuranti. Le stime per il quarto trimestre posizionano Mps e Credem ai vertici per solidità con un Cet1 ratio al 16,2%, seguite da Mediobanca al 15,4% e Bper al 14,7%. Unicredit dovrebbe attestarsi al 14,1%, mentre Banco Bpm e Intesa Sanpaolo si collocheranno rispettivamente al 13,6% e al 13,3%. Questa robustezza patrimoniale è ciò che permette di guardare con ottimismo alla distribuzione dei dividendi nel prossimo triennio