Il crollo dei volumi e il confronto con il passato
Il dato assume una dimensione ancora più rilevante se confrontato con il recente passato. Nel 2023 la produzione complessiva aveva raggiunto quota 751.384 veicoli: in meno di due anni, sottolinea il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano, i volumi si sono di fatto dimezzati. «L’auto oggi pesa come settant’anni fa. Abbiamo toccato il fondo, ora bisogna risalire», è il messaggio che accompagna la presentazione del report.
Il parziale recupero nel finale d’anno
Secondo il sindacato, il bilancio del 2025 avrebbe potuto essere ancora più negativo senza il recupero registrato nell’ultimo trimestre. L’avvio produttivo della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Jeep Compass a Melfi ha consentito di attenuare le perdite accumulate nei primi nove mesi dell’anno, periodo in cui la produzione di autovetture aveva segnato un crollo vicino al 33%. Anche i veicoli commerciali hanno contribuito al parziale rimbalzo, recuperando circa dieci punti percentuali nella parte finale dell’anno, pur chiudendo comunque a 166 mila unità (-13,5%).
Stabilimenti: Mirafiori in controtendenza
La mappa degli stabilimenti italiani restituisce un quadro fortemente disomogeneo. Mirafiori rappresenta l’unica eccezione positiva: nel 2025 lo stabilimento torinese ha prodotto 30.202 unità, con un incremento del 16,5% rispetto al 2024. Un dato che però va letto con cautela. Solo 140 vetture riguardano le Maserati GranTurismo e GranCabrio, realizzate prima del trasferimento delle produzioni a Modena, mentre la produzione complessiva del marchio Maserati è comunque scesa del 23,1%.
Tutti gli altri siti mostrano cali a doppia cifra: Atessa segna -13,5%, mentre Melfi arriva a un pesante -47,2%, uno dei dati più critici dell’intero perimetro industriale.
Occupazione sotto pressione
La contrazione dei volumi ha avuto un impatto diretto sull’occupazione. Secondo la Fim Cisl, nel 2025 quasi la metà della forza lavoro di Stellantis in Italia è stata coinvolta da ammortizzatori sociali, tra cassa integrazione e riduzioni dell’orario. Un elemento che, per il sindacato, trasforma la crisi produttiva in una questione strutturale anche sul piano sociale.
Le prospettive per il 2026
Guardando al 2026, il sindacato intravede segnali di possibile recupero, ma condizionati. Il prossimo anno dovrebbe beneficiare della produzione a pieno regime della 500 ibrida, della DS8 e della nuova Jeep Compass. A questi modelli si aggiungeranno DS7 e Lancia Gamma, chiamate a compensare l’uscita di produzione di Renegade e 500X. In questo scenario, un livello produttivo superiore a quello del 2024 appare plausibile, ma il ritorno verso i volumi del 2023 dipenderà soprattutto dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e di Cassino, quest’ultimo in forte difficoltà dopo il rinvio delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia.
Il nodo del piano industriale
Per la Fim Cisl il punto centrale resta il piano industriale di Stellantis. Uliano chiede che venga anticipato e rafforzato, prevedendo nuove assegnazioni produttive e investimenti concreti per tutti gli stabilimenti italiani. L’apertura dell’Europa alla neutralità tecnologica e alle minicar viene vista come un’opportunità, ma solo se inserita in una strategia complessiva.
Il 2025, conclude il sindacato, rappresenta il punto più basso della produzione automobilistica italiana nell’era Stellantis. Da qui è possibile risalire, ma solo attraverso scelte industriali chiare, investimenti mirati e un ruolo definito per l’Italia nella transizione del settore auto.