Morte Domenico Caliendo, Guido Oppido e secondo chirurgo indagati per falso in cartella clinica, chiesta interdizione

Ad essere indagato non è solo il cardiochirurgo Guido Oppido, bensì anche la seconda operatrice, Emma Bergonzoni, che quel giorno si occupò con lui del trapianto di cuore di Domenico. Sono inoltre stati disposti accertamenti sul cellulare di un'infermiera

La Procura di Napoli ha richiesto la misura interdittiva di sospensione dell'esercizio per due dei medici che si occuparono del trapianto di cuore "bruciato" effettuato su Domenico Caliendo: si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido e della seconda operatrice, Emma Bergonzoni, che avrebbero falsificato la cartella clinica del caso. Elementi utili alla ricostruzione dei fatti del 23 dicembre scorso si ricercano anche nel telefono di un'infermiera, in cui si spera di trovare contenuti rilevanti volti a fare luce su quanto accaduto in quella sala operatoria in cui qualcosa andò sicuramente storto.

Morte Domenico Caliendo, Guido Oppido e secondo chirurgo indagati per falso in cartella clinica, chiesta interdizione

Gli accertamenti si concentrano sugli orari riguardanti l’intervento eseguito all’ospedale Monaldi il 23 dicembre scorso. In particolare, a Guido Oppido ed Emma Bergonzoni viene contestata l’accusa di falso per aver "corretto" l’orario del clampaggio aortico nella cartella clinica, ovvero il momento in cui è stato espiantato il cuore di Domenico ed è iniziato il trapianto con l'organo cardiaco danneggiato. Emerge allo stesso tempo l'importanza che potrebbero avere i contenuti potenzialmente reperibili attraverso il telefono di un'infermiera, il cui dispositivo è stato sequestrato poiché la donna risulta essere "persona informata sui fatti" ma, al momento, non indagata. L'operatrice sanitaria avrebbe scattato foto e video durante l'esecuzione del trapianto che ha causato la morte di Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio scorso.

Nell’ambito delle indagini, condotte dai carabinieri del Nas sotto la guida del colonnello Alessandro Cisternino, la richiesta è stata firmata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante con il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Durante l’interrogatorio preventivo, fissato per il prossimo 31 marzo, Oppido e Bergonzoni potranno rispondere alle accuse alla presenza dei loro avvocati Alfredo Sorge, Vittorio Manes e Vincenzo Maiello. Successivamente, sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere se accogliere o meno l’istanza della Procura.

In un tentativo di difesa, e prima di esprimersi di fronte ai giudici in attesa dell'incidente probatorio con autopsia (tenutosi in data 3 marzo 2026), Oppido l'aveva sparata dichiarando di essere lui stesso "vittima" della situazione, in quanto avrebbe "buttato" 11 anni della sua vita per "salvare i figli degli altri". Stando alle sue affermazioni, egli sarebbe stato certo di "aver fatto le cose bene", sebbene fosse stato lui stesso a giudicare l'organo cardiaco da impiantare "duro come una pietra" e a sostenere, da cardiochirurgo con "lunga esperienza", che quel cuore non avrebbe mai fatto "nemmeno un battito".