Bimbo morto a Napoli, cuore trasportato in un box frigo, il Monaldi contro medici Bolzano: "Ghiaccio secco ha danneggiato l'organo"
Il contenitore è stato utilizzato al posto di quello hi-tech da 7mila euro recentemente acquistato dal Monaldi
Il cuore "bruciato" trapiantato a Domenico, il bimbo morto a Napoli, è stato trasportato da Bolzano in un comune box frigorifero di plastica e nemmeno sigillato, di quelli che si utilizzano per conservare i generi alimentari. In questo box è stato conservato l'organo che da Bolzano è giunto nel capoluogo campano, dove poi ha fatto tappa per il trapianto. Tale contenitore è stato utilizzato al posto di quello hi-tech da 7mila euro recentemente acquistato dal Monaldi.
Bimbo morto a Napoli, cuore trasportato in un box frigorifero
Un box frigorifero che serve a conservare cibi e bevande e che solitamente si porta al mare. È questo il contenitore all'interno del quale è stato conservato il cuore "bruciato" poi trapiantato al piccolo Domenico, morto a 2 anni e 4 mesi. Insieme al cuore era stato messo del ghiaccio secco, che si stabilizza a -80 gradi e non a -4, come il ghiaccio tradizionale. Per gli inquirenti sarebbe stato un "errore fatale" considerando che le fibre del muscolo cardiaco si sarebbero bruciate, rendendo il cuore inutilizzabile.
Il box hi-tech non sarebbe stato usato perché i tecnici non avrebbero fatto il corso per impararne l'uso, ma questo aspetto verrà approfondito nelle indagini.
Il Monaldi contro i medici di Bolzano: "Ghiaccio secco ha danneggiato l'organo"
Una relazione dei medici di Bolzano inviata al Ministero della Salute sostiene che "sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli già durante l'espianto". I medici altoatesini contestano ai colleghi campani la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica incompleta con insufficiente materiale refrigerante e l'incertezza in merito alla gestione dell’anticoagulazione (eparina).
Tuttavia, per il Monaldi le colpe sarebbero da attribuire all'inserimento del ghiaccio secco. La decisione sarebbe stata presa da due infermiere, quando all'équipe napoletana "cominciava ad assottigliarsi la fornitura refrigerante per affrontare il viaggio di ritorno".