Roma Termini, furti organizzati alla Coin: "simulate vendite per coprire ammanco da €184mila", 44 indagati di cui 21 poliziotti e carabinieri

Con l'aiuto di una cassiera, gli indagati avrebbero simulato la vendita di capi per un totale di 184mila euro. A lanciare l'allarme il direttore dello store vedendo nell'inventario di febbraio 2024 un buco di denaro insolito e anomalo

Fingevano di vendere capi scelti in anticipo e nascosti in un armadio per nascondere mancanze di denaro dal valore di circa 184mila euro: questo il giro di illegalità scoperchiato oggi, 24 Febbraio, dagli inquirenti e che aveva come centro di interesse lo store Coin di via Giolitti, nella Stazione di Roma Termini. L'indagine ha fatto luce su 44 persone coinvolte e ora finite sotto inchiesta, di cui 21 appartenenti alle forze dell'ordine tra membri della Polfer (la Polizia ferroviaria) e i carabinieri.

Roma Termini, furti organizzati alla Coin: "simulate vendite per coprire ammanco da €184mila", 44 indagati di cui 21 poliziotti e carabinieri

44 indagati tra cui 21 agenti - donne e uomini - delle forze dell'ordine in servizio presso la Stazione di Roma Termini: il capo d'accusa è di furto aggravato per aver rubato presso il negozio Coin. Tutto risale al 2024 quando, dall'inventario dell'attività commerciale, compare un buco di denaro pari a 184mila euro e riferito all'anno precedente. Un ammanco anomalo che ha subito allarmato il direttore dello store: la differenza tra il venduto e la cifra incassata eccedeva notevolmente il margine d'errore considerato "naturale". Così iniziano i controlli: il materiale estratto dal sistema di videosorveglianza interno all'attività è stato fondamentale per ricostruire le dinamiche dell'accaduto e fare luce su un sistema ben organizzato di furti.

Al centro dell'inchiesta una cassiera: a quanto emerge dalle ricostruzioni, suo era il compito di far sembrare la merce già venduta, provvedendo a rimuovere gli antitaccheggio, a tagliare le etichette, ad imbustare la merce così da farla sembrare pronta per il ritiro. Sembravano vendite regolari, ma che nella realtà non avvenivano. Diverse le misure adottate per camuffare la truffa: avrebbe riutilizzato scontrini vecchi, finto pagamenti elettronici, modificato i prezzi della merce. Tutto questo in cambio, a quanto emerge, di piccoli regali, inclusi generi alimentari.

Tra gli indagati, nove sarebbero i poliziotti: un dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un'agente. L'inchiesta, coordinata dall'aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Stefano Opilio, ha già suscitato le prime polemiche contro gli agenti delle forze dell'ordine, definiti da parte della stampa "ladri". "Quei carabinieri - ha ricordato l'avvocato Andrea Falcetta, legale di otto agenti indagati - nell'ultimo anno hanno operato circa 50 arresti in flagranza di reato oltre a quasi un centinaio di denunce a piede libero. (...) Sono indagati per episodi dal valore di poche decine di euro, non per un giro da centinaia di migliaia di euro".

L'indagine s'incastra con un periodo particolarmente nero per il gruppo Coin che, dopo la chiusura dei negozi di Porta di RomaLunghezza, vedono in crisi anche lo store di Cola di Rienzo.