Famiglia nel bosco, la difesa contesta l'imparzialità del dott Garrapetta: “Sui social criticava l'aiuto offerto col casolare ai genitori”
Lo psicologo che segue la famiglia Tonino Cantelmi ha inoltre evidenziato come la psicologa non abbia maturato i 5 anni necessari per lavorare con i minori
Nuove tensioni nel caso della famiglia nel bosco dopo che la difesa ha contestato l’imparzialità della psicologa Valentina Garrapetta incaricata di affiancare la consulente tecnica d’ufficio nei test sulle capacità genitoriali. Al centro della polemica alcuni post pubblicati in passato sui social, nei quali la professionista criticava l’aiuto offerto alla coppia con la messa a disposizione di un casolare. Per i legali si tratta di un elemento che potrebbe incidere sulla serenità della valutazione.
Famiglia nel bosco, la difesa contesta l'imparzialità del dott Garrapetta: “Sui social criticava l'aiuto offerto col casolare ai genitori”
La vicenda riguarda la psicologa Valentina Garrapetta chiamata ad assistere la consulente tecnica d’ufficio nella terza perizia sulle capacità genitoriali di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i cui figli si trovano in casa famiglia dallo scorso novembre. Secondo quanto denunciato dallo psicologo di parte Tonino Cantelmi, la professionista avrebbe in precedenza condiviso sui propri profili social giudizi fortemente critici nei confronti della coppia. "Ha commesso un grave errore deontologico" ha dichiarato Cantelmi, sostenendo che la psicologa avrebbe espresso posizioni pubbliche molto dure contro la famiglia prima di assumere l’incarico di valutarla. Lo psicologo ha ribadito la disponibilità della difesa a collaborare con assistenti sociali, periti e consulenti, ma ha chiesto che al centro resti esclusivamente il benessere dei minori. "Noi offriamo collaborazione e alleanza, altrimenti non possiamo far altro che denunciare quelle che per noi sembrano incompetenze o incongruenze" ha aggiunto.
Tra i punti sollevati dalla difesa anche l’esperienza professionale della testista e le modalità di somministrazione dei test, ritenute in parte superate o caratterizzate da eccessiva discrezionalità. Cantelmi ha inoltre osservato che per operare con minori sarebbero auspicabili almeno cinque anni di esperienza documentata o attività accademica specifica.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, la professionista non rivestirebbe un ruolo meramente esecutivo. Oltre a somministrare i test, sarebbe chiamata a individuare gli strumenti più idonei e a interpretarli, incidendo in modo significativo sull’esito complessivo della valutazione. I difensori della famiglia stanno valutando la possibilità di presentare un’istanza al tribunale per i minorenni dell’Aquila. Qualora il giudice ritenesse fondate le contestazioni, gli accertamenti già effettuati potrebbero essere annullati e ripetuti.
La psicologa Valentina Garrapetta ha replicato sottolineando che i post contestati erano stati pubblicati su un profilo personale e che l’incarico attuale viene svolto esclusivamente in veste professionale. "Questi post sono stati pubblicati su un profilo personale. In questo caso io rispondo come professionista, non come persona" ha dichiarato, ribadendo la distinzione tra opinioni private e ruolo tecnico.
Uno dei messaggi finiti al centro della polemica riguardava la scelta di offrire alla famiglia un’abitazione gratuita per evitare l’allontanamento dei bambini. "In un Paese dove c'è chi non riesce a pagare l'affitto, vedere una famiglia benestante coccolata come se fosse vittima di persecuzione è stato un test perfetto del nostro ‘cuore d'oro' e ci siamo cascati in pieno" recitava il post poi scomparso dal profilo della psicologa. Nel post la psicologa esprimeva perplessità sull’ondata di solidarietà ricevuta dalla coppia. La difesa ritiene che tali prese di posizione possano incidere sulla percezione di imparzialità, elemento ritenuto fondamentale in una valutazione così delicata.