Bimbo con cuore "bruciato", l'organo a lui destinato è stato trapiantato a un altro piccolo al Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Il cuore compatibile con il piccolo Domenico, ma che lui non ha potuto ricevere in quanto non più operabile, ha salvato la vita a un altro bambino

Per il bambino di 2 anni e tre mesi al quale era stato trapiantato un cuore "bruciato", gravemente danneggiato, non c’è più possibilità di un nuovo intervento: l’organo che inizialmente era stato destinato a lui è stato assegnato a un altro piccolo paziente.

Bimbo con cuore "bruciato", l'organo a lui destinato è stato trapiantato a un altro piccolo

Per il piccolo Domenico, al quale è stato trapiantato un cuore "bruciato" all'ospedale Monaldi di Napoli, le possibilità di sopravvivenza sarebbero finite. I medici hanno anche avviato l'iter per il fine vita, con la cura per lenire il dolore accompagnandolo verso la morte.

Lo hanno reso noto la madre del bimbo e il suo legale, Francesco Petruzzi, il quale però ha lasciato aperta ancora una porticina. "La flebilissima speranza è che possa emergere una terapia alternativa per poter riportare il bambino in parametri tali da poter essere nuovamente trapiantabile”, ha dichiarato l'avvocato auspicando che dal Monaldi "arrivi per domani la documentazione richiesta, perché abbiamo avuto contatti dalla Lettonia, dove la cardiochirurgia è vista diversamente e c'è un altro approccio alla Medicina".

Qualche giorno fa, la decisione di non sottoporre il bambino ad un altro trapianto era arrivata al termine di una lunga riunione dell’Heart Team dell’ospedale Monaldi di Napoli: cinque ore di confronto tra specialisti hanno portato a un verdetto definitivo. Le condizioni cliniche del bambino – segnate da compromissione neurologica, instabilità emodinamica e crisi settica – non consentono di affrontare un secondo intervento. Per questo si è scelto di riassegnare il cuore a un altro coetaneo, primo nella lista nazionale d’urgenza, che è stato operato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Dal confronto tecnico, a cui hanno partecipato anche alcuni tra i maggiori esperti italiani di cardiochirurgia pediatrica, è emerso che un nuovo trapianto sarebbe stato insostenibile per il piccolo ricoverato a Napoli. L’organo è stato quindi destinato a uno dei tre bambini inseriti nella stessa classe di massima priorità (classe 1 – emergenza nazionale). L’ordine della lista viene stabilito attraverso criteri rigorosi: gravità clinica, compatibilità immunologica, peso e gruppo sanguigno. Elementi fondamentali, soprattutto considerando i tempi strettissimi che regolano prelievo, trasporto e impianto di un cuore pediatrico.

Il donatore era un bambino di tre anni, deceduto a causa di una leucemia. L’intervento, eseguito nella notte del 18 febbraio, è riuscito: il cuore ha ripreso a battere regolarmente nel corpo del piccolo destinatario, grazie al lavoro dell’équipe del Papa Giovanni XXIII.

Intanto, al contrario, il bambino di 2 anni e tre mesi al quale era stato trapiantato un cuore "bruciato" non si è svegliato dopo l'estubazione e sono iniziate le procedure per il fine vita e per lenire il dolore. "Non è una eutanasia - ha precisato il legale della famiglia -, evitiamo l'accanimento terapeutico".