Napoli, morto bimbo con cuore "bruciato" per attacco cardiaco: attaccato all'Ecmo, aveva lesioni multiorgano e emorragia cerebrale
Dopo il rifiuto del pool di esperti di proseguire con un nuovo trapianto salva-vita date le "condizioni gravissime", il piccolo Domenico è morto dopo settimane di terapia intensiva. In corso le inchieste delle Procure di Napoli e Bolzano
Non ce l'ha fatta a sopravvivere il piccolo Domenico, il bimbo napoletano di appena due anni che lo scorso 23 dicembre era stato sottoposto ad un intervento di trapianto di un cuore lesionato venendo poi attaccato all'Ecmo (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) in condizioni disperate. Dopo settimane di agonia aggravati da condizioni fisiche critiche per l'insorgenza lesioni multiorgano, infezioni e un'emorragia cerebrale, Domenico è morto oggi, sabato 21 febbraio, all'Ospedale Monaldi di Napoli, per un arresto cardiaco.
Napoli, morto bimbo con cuore "bruciato" per arresto cardiaco: attaccato all'Ecmo, aveva lesioni multiorgano e emorragia cerebrale
Domenico, il bimbo col cuore "bruciato" su cui fino all'ultimo erano riposte le speranze di un secondo trapianto salva-vita - poi bocciato dal pool di esperti cardiochirurghi riuniti al Monaldi - è morto oggi nella struttura ospedaliera campana per un arresto cardiaco. Domenico era stato sottoposto ad intervento di trapianto di un cuore arrivato a Napoli da Bolzano: cuore che però, per incurie e inadempienze ora al vaglio degli inquirenti, era stato irreparabilmente danneggiato nei tessuti dopo essere stato collocato in un box-frigo inadeguato, con del ghiaccio secco che avrebbe raggiunto i -80° rispetto ai -4/-5° necessari.
Dopo l'operazione fallita, su cui ora stanno indagando le Procure di Napoli e Bolzano, i Nas e gli ispettori del ministero, il piccolo Domenico era stato ricoverato in terapia intensiva, quindi attaccato all'Ecmo, la macchina che supporta la funziona cardiaco-polmonare. Ma dopo quasi due mesi di ricovero ospedaliero, le condizioni del piccolo erano presto degenerate: il suo corpo presentava una infezione diffusa, con reni e polmoni danneggiati, e un'emorragia cerebrale. A causa di queste condizioni fisiche, l'ultima speranza di salvezza di un secondo trapianto dopo il secondo cuore compatibile trovato, era stata definitivamente respinta dagli esperti. Poche ore prima, il legale della famiglia di Domenico, l'avvocato Francesco Petruzzi, aveva parlato di un 10% di possibilità di riuscita di un nuovo trapianto, possibile solo con la disponibilità del dottor Oppido.
Domenico era da mesi sotto stretto monitoraggio assistenziale, strumentale e di consulenze specialistiche. Lo scorso 18 febbraio Carlo Pace Napoleone, direttore di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite al Regina Margherita di Torino, chiariva: "Due mesi di Ecmo sono tantissimi. Di solito dopo due-tre settimane questa tecnica non è più in grado di garantire un’assistenza adeguata". Anche la madre del piccolo, Patrizia, si era dovuta "rassegnare": "Apprende la non operabilità da questo team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia, non abbiamo motivo di contraddirli" ne riferiva i pensieri il legale Petruzzi.
La madre del piccolo è stata chiamata stamattina in ospedale, all'alba, per l'aggravarsi delle condizioni di Domenico. Il bimbo era sottoposto a cure palliative per la gestione del dolore ed era in sedazione profonda, stato da cui non si era più risvegliato dopo l'estubazione. Dopo nemmeno 4 ore, l'arresto cardiaco che ha portato via il bambino.
Ora il caso è nelle mani degli inquirenti che, ricostruendo le responsabilità individuali e l'esatta dinamica di espianto, trasporto e trapianto dell'organo danneggiato, dovranno fare luce su un caso gravissimo. Sono state aperte, parallele, le inchieste delle Procure di Bolzano e Napoli: la prima indaga per responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario; la seconda per lesioni colpose gravissime.