Bambino che ha ricevuto cuore "bruciato" è in fin di vita, la madre: "Nuovo trapianto entro 48 ore subito o morirà"; 6 sanitari indagati
Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo di due anni e mezzo: "Sono ore disperate. O arriva il cuore, oppure dovremo prepararci al peggio. Sono ore di probabili risvolti, in un senso o nell’altro, i valori del fegato sono in peggioramento da ieri mattina, o arriva l’organo, oppure dovremo prepararci all’infausta notizia, il bambino è in queste condizioni dal 23 dicembre"
Il bambino di due anni e tre mesi che ha ricevuto un cuore "bruciato" è in fin di vita. Il trapianto era avvenuto nel mese di dicembre, ma l'organo era danneggiato a causa delle tecniche di conservazione e non è riuscito a funzionare correttamente nel suo organismo. Il piccolo è collegato all'ecmo in terapia intensiva, in condizioni gravissime.
Sei persone, tra medici e paramedici, sono attualmente iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli nell’ambito delle indagini sul trapianto di cuore eseguito nell’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre. Si tratta dei componenti delle equipe che hanno effettuato l’espianto dell’organo nell'ospedale San Maurizio di Bolzano e il successivo trapianto all'ospedale Monaldi di Napoli, medici e paramedici della struttura partenopea.
Trapianto con cuore “bruciato”, bambino in fin di vita
Il piccolo, affetto sin dalla nascita da una grave cardiomiopatia dilatativa, era in lista per un trapianto da mesi e si trovava da tempo in terapia intensiva all’ospedale Monaldi di Napoli, dove era stato ricoverato grazie a un macchinario di supporto vitale chiamato Ecmo.
Il 23 dicembre 2025 è stato effettuato l’intervento: un cuore compatibile proveniente da un donatore di Bolzano era stato espiantato e trasportato a Napoli per consentire il trapianto. Tuttavia, in seguito all’operazione è emerso che l’organo presentava lesioni riconducibili a un congelamento da freddo, descritto nei primi rilievi come cuore “bruciato”, probabilmente compromesso durante il trasporto a causa dell’uso improprio di materiali o tecniche di conservazione dell’organo. Secondo quanto emerso, al posto del ghiaccio normalmente utilizzato per la conservazione degli organi sarebbe stato impiegato ghiaccio secco, anidride carbonica allo stato solido. Un errore fatale: a contatto con quel materiale, l’organo si sarebbe irrimediabilmente danneggiato.
Una volta impiantato, il cuore non è riuscito a pompare il sangue in modo efficace e il bambino non si è mai risvegliato dall’anestesia post-operatoria. Da allora è in coma farmacologico e la sua situazione clinica è in costante peggioramento, come confermano i medici e il legale della famiglia.
L’appello della famiglia e la corsa contro il tempo
La mamma del bambino, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha lanciato un appello drammatico: serve un nuovo cuore compatibile entro 24-48 ore per sperare di salvare la vita del figlio, altrimenti le possibilità di sopravvivenza si riducono drasticamente.
La famiglia ha inoltre denunciato che non è stata adeguatamente informata sulle reali condizioni dell’organo trapiantato. I genitori avrebbero appreso dai media e non dai medici della natura del danno all’organo, alimentando tensioni e forti dubbi su come sia stata gestita la comunicazione clinica.
"Sono ore disperate. O arriva il cuore, oppure dovremo prepararci al peggio - ha raccontato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo di due anni e mezzo -. Sono ore di probabili risvolti, in un senso o nell’altro, i valori del fegato sono in peggioramento da ieri mattina, o arriva l’organo, oppure dovremo prepararci all’infausta notizia, il bambino è in queste condizioni dal 23 dicembre. La mamma è al capezzale del figlio, speriamo tutti arrivi l’organo al più presto".
Le indagini e le possibili responsabilità
A seguito dei fatti, la Procura di Napoli ha avviato un’inchiesta per lesioni colpose gravissime e ha iscritto sei sanitari nel registro degli indagati. Gli accertamenti, affidati ai carabinieri del Nas nelle sedi di Napoli e di Bolzano, mirano a stabilire se vi siano state violazioni delle procedure nell’espianto, nella conservazione, nel trasporto e nel trapianto dell’organo.
Le indagini coinvolgono sia il personale medico e paramedico dell’ospedale Monaldi sia chi ha gestito il cuore sin dalla sua donazione, con particolare attenzione alle modalità con cui è stato mantenuto l’organo durante il trasporto.
Situazione clinica e prospettive
Attualmente il bambino è ancora ricoverato in terapia intensiva, sostenuto dal macchinario Ecmo, che aiuta le funzioni di cuore e polmoni, ma non rappresenta una soluzione permanente. Gli specialisti avvertono che l’Ecmo utilizzato a lungo può causare danni progressivi agli organi interni, rendendo ancor più urgente la necessità di un nuovo trapianto.
L’intera vicenda, oltre alla corsa contro il tempo per trovare un nuovo cuore compatibile, si è trasformata in un caso giudiziario che pone domande sulla gestione dei trapianti in Italia, sulle procedure di conservazione degli organi e sulla trasparenza nell’informazione ai familiari dei pazienti coinvolti.