Garlasco, biglietto anonimo al cimitero sulla tomba di Chiara Poggi: "È stato Marco ad ucciderla", la madre della vittima al legale: "Sto tremando"
Il primo nome evocato nella conversazione tra l’avvocato Tizzoni e Rita Preda è quello di Marco Panzarasa, all’epoca uno dei migliori amici di Alberto Stasi e figlio dell’ex sindaco di Garlasco. Aveva 24 anni nel 2007 e viveva non lontano dalla villetta dei Poggi
Dopo diciotto anni dal delitto di Garlasco, si torna a parlare di un biglietto anonimo trovato al cimitero sulla tomba di Chiara Poggi, su cui si leggeva: "È stato Marco ad ucciderla". Il foglietto fu trovato l’8 ottobre 2007, due settimane dopo l’arresto di Alberto Stasi, avvenuto il 24 settembre. Era incastrato nella porta della cappella della tomba. Il biglietto torna al centro dell'attenzione oggi, mentre resta aperto il capitolo giudiziario legato alla posizione di Andrea Sempio e si attende di capire se verrà mandato a processo, dopo che lo ha ricordato la scrittrice e astrofisica Maria Conversano, intervenuta il 7 febbraio nella trasmissione “Meglio di ieri” su YouTube, dove è stata pubblicata anche la trascrizione di un’intercettazione tra la madre della vittima, Rita Preda, e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni. La donna aveva detto al legale: "Sto tremando".
Garlasco, biglietto al cimitero sulla tomba di Chiara Poggi: "È stato Marco ad ucciderla"
Il messaggio era scritto su un foglietto a quadretti, in stampatello, e conteneva un’accusa precisa: “È stato Marco a ucciderla“. Un’indicazione netta, ma priva di cognome e di qualsiasi altro elemento utile all’identificazione.
Nell’intercettazione tra Rita Preda e l'avvocato Tizzoni, la donna descrive così il biglietto: “È un foglietto a quadretti, scritto in stampatello. C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco”. A quel punto il legale le chiede: “Sarebbe Panzarasa?”. Preda risponde: “Non lo so, non dice il cognome, ma adesso sto tremando“.
All’epoca, secondo quanto emerso, gli inquirenti non attribuirono particolare rilevanza investigativa al foglietto. Rita Preda lo consegnò qualche giorno dopo, chiuso in una busta, al maresciallo dei carabinieri Gennaro Cassese. Non è noto se siano stati svolti accertamenti specifici su quel messaggio né dove sia finito: nel fascicolo dell’inchiesta risultano presenti diversi messaggi anonimi, ma non questo.
Chi poteva essere il “Marco” indicato nel biglietto lasciato al cimitero
L’assenza del cognome ha alimentato nel tempo ipotesi e discussioni. Nella cerchia dei contatti di Chiara Poggi figuravano più persone con quel nome. Tra queste c’era il fratello Marco Poggi, che all’epoca del delitto si trovava in montagna a Falzes con la famiglia, circostanza da lui sempre dichiarata. Attorno alla sua figura, negli anni, si sono sviluppate teorie e sospetti sui social, privi però di riscontri giudiziari.
Il primo nome evocato nella conversazione tra l’avvocato Tizzoni e Rita Preda è però quello di Marco Panzarasa, all’epoca uno dei migliori amici di Alberto Stasi. Panzarasa, figlio dell’ex sindaco di Garlasco, aveva 24 anni nel 2007, viveva non lontano dalla villetta dei Poggi ed era molto legato a Stasi, con il quale aveva frequenti contatti telefonici, anche fino a una quindicina al giorno. Fu lui ad accompagnare Stasi nel viaggio a Londra dell’estate 2007, poche settimane prima del delitto, viaggio durante il quale Chiara raggiunse il fidanzato per alcuni giorni.
L’alibi di Marco Panzarasa e le audizioni
Qualunque coinvolgimento di Panzarasa fu escluso già all’epoca. Il 13 agosto 2007 si trovava a Loano, in Liguria, e stava rientrando a Garlasco quando apprese la notizia dell’omicidio. A informarlo fu Stefania Cappa, cugina della vittima, con cui aveva un rapporto di amicizia legato anche agli studi. La sua presenza in Liguria sarebbe stata confermata anche dagli agganci della cella telefonica del suo cellulare.
La sera stessa del ritrovamento del corpo di Chiara Poggi, Panzarasa fu ascoltato dai carabinieri e venne sentito complessivamente cinque volte, anche dopo un viaggio in Spagna che era già stato programmato. In merito al rapporto tra Stasi e Chiara, dichiarò: “Circa il suo rapporto con Chiara, Alberto mi diceva che teneva molto a quella ragazza, perché era molto brava e trasparente”. Raccontò inoltre che il giorno dopo il delitto Stasi non rispose a tre sms che gli aveva inviato.
Col tempo, l’amicizia tra Panzarasa e Stasi si sarebbe interrotta.
Il dna e il maxi incidente probatorio
Il nome di Marco Panzarasa è tornato di recente negli atti giudiziari. Nell’udienza del 16 maggio 2025 il gip ha disposto l’acquisizione anche del suo Dna in vista del maxi incidente probatorio. La richiesta è stata motivata dal fatto che Chiara Poggi utilizzava spesso il computer di Alberto Stasi e che lo stesso pc sarebbe stato usato con una certa regolarità anche da Panzarasa.
Si tratta di accertamenti tecnici che rientrano nell’ambito degli approfondimenti investigativi, senza che ciò implichi automaticamente responsabilità.
Un mistero rimasto senza risposta
Il biglietto anonimo trovato al cimitero resta, a distanza di anni, un elemento avvolto nel mistero. Un messaggio breve, senza firma e senza dettagli, che all’epoca non venne ritenuto decisivo e che oggi riemerge nel racconto mediatico del caso.