Addio a bustine di zucchero di plastica nei bar, l'ennesima decisione dell'Ue che interviene sui dettagli e non sui problemi reali
È difficile che i cittadini apprezzino istituzioni che non sanno dare risposte a problemi percepiti come pressanti (come la difesa comune), ma che invece intervengono nei dettagli dei loro consumi
Vi ricordate quando c'erano le zuccheriere nei bar? Nel 2004 l'Italia recepì una direttiva europea che, per ragioni igienico-sanitarie e di etichettatura, proibì le zuccheriere con coperchio nei bar. L'allora centrodestra di governo bollò il provvedimento, aggiungendo la norma all'elenco delle lamentele sulla burocrazia europea — lamentele utilizzate con una certa spregiudicatezza sotto elezioni, ma alle quali non seguiva mai nulla.
Specie in un Paese come il nostro, cambiare il modo in cui le persone addolciscono l'espresso — nel senso: la gestualità, prendere una cucchiaiata di zucchero oppure aprire una bustina — non è poca cosa. Fa impressione che, ventidue anni dopo, ci si appresti a una nuova modifica.
Col nuovo regolamento sugli imballaggi dell'Unione Europea non scompariranno le bustine monouso, ma non potranno più essere di plastica. Tra gli obiettivi del Green Deal c'è la riduzione dell'impatto ambientale degli imballaggi. E uno di quei casi in cui si potrebbe pensare che l'intervento del legislatore sia necessario.
Mai come oggi il rispetto dell'ambiente occupa una posizione cosi rilevante tra le priorità, specie dei più giovani. E mai come oggi riceviamo tanti pacchi. Questo è vero soprattutto per le persone più abbienti: più ambientaliste e più versate nell'uso del web, e dunque dell'ecommerce.
Ogni tanto, però, l'ideologia si annida anche nel senso comune. L'Ue ha scelto una linea secondo la quale andrebbero privilegiati la «filiera corta» e il riuso, anziché il riciclaggio e il miglioramento delle caratteristiche degli imballaggi. Quest'ultima era la strada che l'industria aveva intrapreso, ad esempio con le bioplastiche. Le valutazioni d'impatto sono sempre controverse, e il dibattito tra imballaggi monouso e riutilizzabili è tutt'altro che chiuso.
Dal punto di vista della percezione delle politiche europee, si ripropone il film già visto con il tappo che non si stacca dalle bottiglie di plastica — con la differenza che, in questo caso, i presunti benefici ambientali appaiono più dubbi.
È difficile che i cittadini apprezzino istituzioni che non sanno dare risposte a problemi percepiti come pressanti (come la difesa comune), ma che invece intervengono nei dettagli dei loro consumi.
Per giunta, è saltata la vecchia stella polare della neutralità tecnologica, per cui contava l'obiettivo ma non il mezzo per raggiungerlo. L'impressione è che, in nome della salute e dell'ambiente, si possa promuovere o proibire tutto e il suo contrario. Non è un'impressione stagliata.
Di Alberto Mingardi, fonte Il Corriere e Istituto Bruno Leoni