Niscemi, "nel 2025 la Regione approvò lavori di manutenzione territoriale al MUOS, base Usa accusata di inquinamento già 10 anni fa" - DOCUMENTO ESCLUSIVO

A margine dell'incuria politica e dell'assenza di strategie di tutela del territorio, il "grande rimosso" di queste settimane resta il MUOS. Un documento esclusivo rivela l'ulteriore beffa nel dramma: il 15 settembre 2025 la Regione Siciliana autorizzava lavori di "manutenzione straordinaria" del sito militare Usa per "contenere fenomeni erosivi". Quello stesso sito che oggi torna ad interrogare sull'impatto che avrebbe avuto negli anni su territorio e popolazione

A circa 8-9 chilometri di distanza dal centro abitato di Niscemi, la città nissena di quasi 25mila abitanti colpita, lo scorso 25 Gennaio, da una catastrofe senza precedenti, sorge la stazione militare Usa NRTF, meglio nota come MUOS (Mobile User Objective System). Un nuovo documento, pubblicato in esclusiva dal Giornale d'Italia, racconta come - ironia della sorte - poco più di quattro mesi prima la Regione Siciliana autorizzò, con decreto assessoriale, una serie di lavori proprio in quell'area, con l'obiettivo dichiarato di "contenere i fenomeni erosivi" e prevenire l'instabilità del versante.

Niscemi, "nel 2025 la Regione approvò lavori di manutenzione territoriale al MUOS, base Usa accusata di inquinamento già 10 anni fa" - DOCUMENTO ESCLUSIVO

Sono sempre più controversi i fronti che si stanno aprendo intorno al caso Niscemi, dove la frana lunga 4 chilometri continua a correre guadagnando terreno in direzione Gela (altri 10 metri di erosione in soli sette giorni). Uno di questi, apparentemente irrelato dal fenomeno, riguarda il cosiddetto MUOS dove oggi le antenne paraboliche della stazione di telecomunicazioni dell'esercito Usa sono ancora in piedi mentre tutto, a Niscemi, crollo poco a poco. Se ciò che sta accadendo alla città è lo specchio della desolante mancanza di politiche di tutela di cittadini e territorio, quello del MUOS Usa ne rappresenta il "negativoparadossale. Perché il MUOS costituisce il colpo di spugna di tutta questa vicenda.

Progettato e costruito all'interno di una zona naturalistica protetta (la Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi) in barba alle valutazioni di esperti che ne stimavano già dieci anni fa le ricadute sulla popolazione e l'ecosistema, il Mobile User Objective System è stato l'unico punto del territorio comunale dove si sia provveduti a lavori ad hoc di tipo conservativo-manutentivo contro il rischio erosivo. A dirlo è un documento datato 15 Settembre 2025 - decreto assessoriale n. 259 - col quale l'Assessorato del Territorio e dell'Ambiente della Regione dava il via libera al cosiddetto "Progetto di manutenzione straordinaria dell'area antenne all'interno della base militare di Niscemi (CL) - area Muos". Tale progetto veniva presentato dal Public Works Officier Naval Air Station Sigonella (ufficio lavori pubblici della base Usa NASSIG) con l'intento di prevenire potenziali catastrofi legate alla particolare geomorfologia del territorio e di mettere in sicurezza la "fruizione dei luoghi" e la "privata incolumità".

L'aspetto paradossale della vicenda dunque è che se a Niscemi l'inefficienza governativa e la "lentezza" della catena decisionale rendeva difficile l'attivazione di lavori e l'investimento di soldi in politiche strategiche mirate, i militari statunitensi a Sigonella ottenevano il placet dalla Regione per procedere a quegli stessi lavori che sarebbero invece dovuti essere realizzati anche altrove. Per "contenere i fenomeni erosivi" favorendo il "corretto deflusso delle acque superficiali", il progetto "CL 13 V.I. 17" - finanziariamente a carico della base Usa - parla di quattro macro-interventi "urgenti e indifferibili". 1) La "manutenzione della scarpata posta a Sud del piazzale"; 2) "manutenzione del piazzale e manutenzione del sistema di regimentazione delle acque meteoriche"; 3) la "manutenzione delle parti erose (...) interventi di ingegneria naturalistica"; 4) "interventi sui recapiti finali delle acque". Interventi, questi ultimi, "funzionali ad evitare il progredire dei fenomeni erosivi in atto e a ridurre la forza delle acque drenate durante gli eventi più gravosi, come recita il documento.

Gli americani, come risulta dal decreto, sembravano aver quasi 'previsto' ciò che di fatto è accaduto. Pure, non persero tempo nel riorganizzare i lavori di messa in sicurezza della scarpata dopo che "i lavori di sistemazione temporanea del 2023 (...) sono stati parzialmente distrutti dagli eventi piovosi (...) fra ottobre 2024 e gennaio 2025". Eppure, dietro a questo documento ossimorico che riflette una coincidenza amara, è bene ricordare le circostanze di "illegittimità paesaggistica" per così dire, di cui vive il MUOS. Al punto da essere stato additato, recentemente, a possibile co-fattore della "crisi sanitaria e ambientale" in atto a Niscemi.

Frana Niscemi, oltre ai problemi idrogeologici la costruzione del MUOS: una spallata in più all'instabilità del territorio

Il MUOS veniva presentato dalla US Navy nel 2008 quale nuovo, fondamentale polo di installazioni satellitari e sistemi telecomunicativi necessari alla NATO per coordinare operazioni militari su larga scala. Entrava così a far parte della stazione NRTF (Naval Radio Transmitter Facility), con 3 antenne paraboliche (di cui due continuativamente in funzione), e 2 trasmettitori elicoidali, apparecchiature chiave per coprire l'area geografica europea, africana, mediorientale. Ma a che prezzo? E sulla pelle di chi? "Alle emissioni del sistema Muos sono associati rischi di gravi incidentidi danni per la salute della popolazione e dell'ambiente" recitavano le Conclusioni di un documento del Novembre 2011 dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu sull'analisi dei rischi associati al progetto Usa. E le avvisaglie segnalate al tempo parlavano chiaro: "irraggiamento diretto", "emissioni elettromagnetiche" e "campo elettrico intenso e costante in prossimità delle abitazioni".

Non serviva un MUOS a peggiorare la situazione: popolazione nissena e avifauna erano già da 20 anni esposte alle frustate elettromagnetiche delle 42 antenne radiatori della NRTF. I NO MUOS, al tempo, puntarono i piedi, trovando solo le porte chiuse degli interessi politici sommersi. Così, beffa nella beffa, non solo la NRFT veniva costruita sei anni prima della frana del '97 in parte dei quasi 3mila ettari di terreno della Riserva Protetta, ma nel 2008 il Movimento per l'Autonomia denunciava le trattative per la realizzazione del MUOS. Oggi, quello stesso problema su cui gli attivisti avevano mostrato i muscoli per privilegiare la tutela del territorio alla "subordinazione" degli interessi alleati, rimane. Rilanciato, seppur tardivamente, dal deputato La Vardera: "(...) chiediamo che vengano forniti dati scientifici chiari, verificabili (...) nonché garanzie ufficiali circa l'assenza di rischi per la salute dei cittadini, attraverso sistemi di monitoraggio trasparenti e indipendenti" fa sapere dai banchi dell'ARS.

Decreto assessoriale n. 259 09/2025https://www.ilgiornaleditalia.it/userUpload/DA_n_259_del_1592025__richiesta_lavori_messa_in_sicurezza_MUOS_Niscemi.pdf