Niscemi, "un errore edificare lì: 2 secoli fa era nota la pericolosità del terreno sabbioso; nel 1997 una frana portò a evacuare 400 civili"
Che il terreno non andasse edificato lo sapevano tutti, già nel XVIII secolo. Poi il disastro del '97 e poi quello del 2019, e ancora nulla: allarmi rimasti inascoltati
"Il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato coll'altro lato formò lì due piani inclinati che ora si vedono". Non è una poesia, ma il racconto di quanto accadde a Niscemi nel marzo 1790, contenuto in una relazione di fine XVIII secolo di un certo Saverio Landolina Nava.
Niscemi, "un errore edificare lì: 2 secoli fa era nota la pericolosità del terreno sabbioso; nel 1997 una frana portò a evacuare 400 civili"
Quella relazione, di oltre due secoli fa, diceva tutto: avvertiva cioè della particolarità del terreno della cittadina nissena di Niscemi, dove domenica 25 Gennaio si è aperto uno squarcio di 4 chilometri ancora in evoluzione. Un terreno sabbioso-calcarenico e geologicamente attivo su cui non andava assolutamente edificato. Al disastro idrogeologico, i cui danni stimati sono ora di circa "2 miliardi di danni", come ha suggerito la leader del Pd Elly Schlein, potevano essere date risposte diverse. Perché la possibilità che tale terreno tornasse a franare dopo il precedente storico del 12 ottobre 1997, c'erano tutte.
Proprio in quell'occasione, quasi 30 anni fa, i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio vennero interessati da una grande frana poco prima delle ore 14. Anche a quel disastro, che portò all'evacuazione di circa 400 persone - stavolta invece gli evacuati sono 1500 -, la risposta delle Istituzioni riguardò la malagestione e il degrado in una zona che era evidentemente sottoposta a vincolo geologico. Dopo quella data però di Niscemi non se ne tornò più a parlare, se non a conti fatti nel 2019, quando in ben due occorrenze, il terreno tornò a sbriciolarsi sotto i piedi.
Fu proprio dopo quell'evento che il Comune di Niscemi, con un pool di esperti, provvide ad aggiornare il cosiddetto PAI (Piano Assetto Idrogeologico) nel marzo 2022 e di cui Il Giornale d'Italia ha dato esclusiva pubblicazione. E anche lì ciò che sarebbe successo era scritto nero su bianco: alto rischio e pericolosità per la particolare geomorfologia territoriale, aggravata da abusivismo edilizio, discariche illegali e "scarico di liquami di scolo". All'epoca il Presidente di Regione era proprio Nello Musumeci che oggi, a Skytg24, ha detto "Per le autorità locali la frana del 1997 non presentava più alcun problema (...). La questione fu posta nel 2022 quando ho voluto che si redigesse il piano sui rischi idrogeologici e i tecnici hanno confermato quello che tutti sapevano, cioè che il territorio di Niscemi era soggetto a frana. Lo sapevano tutti, ma per il comune il problema si era chiuso nel 1997".
Eppure, a fronte di una clamorosa malagestione pubblica del territorio, è continuato il rimpallo di responsabilità: Massimiliano Conti, sindaco di Niscemi, ha ribattuto duro a Musumeci. "Ad ogni anniversario della frana del 1997 ho mandato una lettera al presidente della Repubblica, al presidente della Regione, al presidente del Consiglio, ai capi dipartimento. Abbiamo i documenti, nessuna inadempienza". Non solo, ha aggiunto Conti: "Solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 della frana di 29 anni fa, per cui ci abbiamo lavorato".
A fronte delle ultime dichiarazioni rilasciate, il leader pentastellato Giuseppe Conte ha invitato così Musumeci a riferire in Aula: "conosceva, e certo che doveva conoscere, la situazione di Niscemi. Venga a riferire delle denunce che gli erano state fatte sui rischi geologici". La Procura di Gela ha aperto un'inchiesta per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Per chiarire le responsabilità di quanto accaduto: "350 milioni di metri cubi di movimento franoso, peggio del Vajont".