Crans-Montana, il padre di Giovanni Tamburi: “Qui comanda una cricca, la Svizzera cambi giudice, scarcerazione di Moretti scandalosa”

Il padre di Giovanni, una delle vittime del rogo a Le Constellation, denuncia corruzione nel sistema giuridico svizzero e auspica alla sostituzione del giudice per una maggiore imparzialità

A Crans-Montana la rabbia dei familiari delle vittime non si placa dopo la decisione delle autorità svizzere di rimettere in libertà Jacques Moretti, proprietario del locale devastato dal rogo di Capodanno. Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni, parla apertamente di una gestione opaca dell’inchiesta e chiede un cambio del giudice, denunciando un sistema chiuso e autoreferenziale. La scarcerazione dell’indagato viene definita senza mezzi termini "scandalosa", mentre cresce la richiesta di verità e responsabilità.

Crans-Montana, Il padre di Giovanni Tamburi: “Qui comanda una cricca, la Svizzera cambi giudice, scarcerazione di Moretti scandalosa”

Dopo i giorni di attesa angosciosa a Crans-Montana, quando sperava ancora di ricevere notizie del figlio Giovanni disperso nel rogo, e dopo il dolore composto del funerale celebrato a Bologna, oggi affronta la vicenda con fermezza e lucidità. La decisione di rimettere in libertà Jacques Moretti, proprietario del discobar teatro dell’incendio, per il padre del ragazzo rappresenta un passaggio inaccettabile. L’imprenditore, attivo nel settore degli alcolici di alta gamma, ha ripreso il lavoro ma ha anche avviato, insieme ad altri genitori colpiti dalla tragedia, una battaglia legale per chiarire ogni responsabilità. L’obiettivo non è limitarsi ai gestori del locale, ma estendere l’accertamento anche a chi avrebbe dovuto effettuare i controlli. Secondo Tamburi, "la negligenza è anche loro", ed è proprio questo aspetto che rende ancora più urgente una verifica approfondita.

Il padre di Giovanni esprime forte diffidenza verso il sistema giudiziario svizzero e auspica un intervento esterno che possa garantire maggiore imparzialità. "La Svizzera ha delle leggi che faccio fatica a capire e che evidentemente non funzionano poi così bene", afferma, sottolineando come la possibilità di una scarcerazione in una vicenda così grave alimenti sfiducia e amarezza tra i familiari delle vittimeTamburi chiede esplicitamente che il giudice venga sostituito con una figura proveniente da un’altra giurisdizione. "Vogliamo che almeno il giudice non appartenga alla cricca di Crans-Montana, dove tutti si conoscono e frequentano gli stessi ambienti", aggiunge, precisando che sarebbe auspicabile un cambiamento anche nella procura, sebbene questo al momento non sembri possibile.

In questo contesto, il padre di Giovanni guarda con favore all’ipotesi di un supporto internazionale all’inchiesta e all’eventuale coinvolgimento di una task force di esperti. La strada giudiziaria, riconosce, sarà lunga e complessa, ma non intende arretrare. Come genitore e come cittadino, ribadisce di "pretendere giustizia" per il figlio e per tutti i giovani che hanno perso la vita in quella notte drammatica.