Finanziamenti ad Hamas per €7mln, pc ripuliti da file e hard disk ad “amico di fiducia” di Hannoun, legali: “Accuse costruite da Israele”
Secondo gli inquirenti, la documentazione sarebbe stata eliminata per il timore di controlli e arresti, ma una copia sarebbe stata salvata su un hard disk esterno e affidata a una persona ritenuta fidata. Un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire nel dettaglio la rete di contatti e i flussi di denaro, che in alcuni casi avrebbero viaggiato nascosti anche sui camion umanitari diretti verso Gaza
Nell’inchiesta partita da Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas per circa 7 milioni di euro, i computer delle associazioni coinvolte sarebbero stati ripuliti dai file più compromettenti per timore di controlli e arresti. Una copia della documentazione, però, sarebbe stata salvata su un hard disk esterno e affidata a un “amico di fiducia” di Hannoun. Intanto, i legali di Mohammad Hannoun respingono le accuse, sostenendo che l’impianto accusatorio sia costruito su elementi e valutazioni di fonte israeliana.
Finanziamenti ad Hamas per €7mln, pc ripuliti da file e hard disk ad “amico di fiducia” di Hannoun, legali: “Accuse costruite da Israele”
Le indagini si stanno ora concentrando su una serie di file informatici che sarebbero stati cancellati dai computer di alcune associazioni ritenute coinvolte nella raccolta di fondi destinati al “Movimento di resistenza islamica”. Secondo gli inquirenti, la documentazione sarebbe stata eliminata per il timore di controlli e arresti, ma una copia sarebbe stata salvata su un hard disk esterno e affidata a una persona ritenuta fidata. Un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire nel dettaglio la rete di contatti e i flussi di denaro, che in alcuni casi avrebbero viaggiato nascosti anche sui camion umanitari diretti verso Gaza.
Dalle intercettazioni emerge che Mohammed Hannoun e Abu Falastine – il cui vero nome era Ra'Ed Hussny Mousa Dawoud – avrebbero deciso da tempo di cancellare il materiale presente sui computer della sede milanese dell’associazione “La cupola”, in via Venini, considerata uno dei collettori di fondi. A giugno Falastine spiegava senza mezzi termini: "Ho cancellato tutto...i vecchi file tutti cancellati... tutte le ricevute cancellate. Ovviamente ho tenuto una copia e l'ho messa in un hard disk e l'ho lasciata da un amico di fiducia".
Nel corso delle perquisizioni, i militari hanno sequestrato numerosi computer e supporti informatici. In un caso, 3 pc sarebbero stati rinvenuti nascosti nell’intercapedine di una parete di un appartamento di uno studente a Sant'Angelo Lodigiano, nel Lodigiano. Materiale che gli investigatori definiscono di particolare interesse e che sarà ora analizzato per verificare la presenza di documenti utili a suffragare le ipotesi accusatorie.
Secondo l’accusa, non sono solo i contenuti digitali a dimostrare l’adesione ad Hamas del gruppo operante in Italia. In un’intercettazione Abu Falastine affermava: "Toufan al Aqsa, 7 ottobre 2023, è stato l'inizio della liberazione. Noi adesso siamo sulla strada della liberazione...". L’uomo, considerato dalla sicurezza interna di Hamas un punto di riferimento in Italia, custodiva anche un video dei tunnel sotto Gaza.
Al centro dell’inchiesta figura l’“Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese”, con sede a Genova e guidata da Mohammad Hannoun. Secondo gli investigatori, l’associazione organizzava raccolte di denaro che venivano trasferite sia tramite bonifici verso altre presunte charity, sia in contanti. Le somme, anche di centinaia di migliaia di euro, raggiungevano Gaza passando per Il Cairo, Amman o Istanbul, sfruttando “alcuni dipendenti dell'associazione, utilizzando 'cash couriers' oppure ricorrendo a escamotage come delegazioni filantropiche”.
Una di queste iniziative, denominata “Un convoglio per Gaza”, sarebbe stata organizzata nel 2024 e presentata nella sala della Parrocchia di Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, con testimonial il maratoneta italiano Modestino Preziosi. Denaro che, secondo l’accusa, invece di fini umanitari avrebbe finanziato i terroristi. A dimostrarlo sarebbe un’intercettazione in cui Suleiman Hijazi, stretto collaboratore di Hannoun, ammette che "per quanto riguarda i progetti la maggior parte dei soldi vanno (...) alla Muqawama (Hamas) (...), quasi tutto!".
Dalle conversazioni intercettate emerge anche il coinvolgimento di Hezbollah. Il 14 febbraio, in una captazione, "Dawoud parla del trasferimento di una somma di denaro da Istanbul ad Amman in favore di Hezbollah", mentre in un’altra intercettazione del 2024 un interlocutore di Hannoun riferisce di una consegna parlando di "10 camion e menziona 3 o 4 borse piene di dollari aggiungendo che ormai nessuno vuole più farina, essendocene in abbondanza". Non mancano però le lamentele: "I 400mila dollari spesi per l'acquisto di alimentari per la carovana benefica saranno rubati in quanto i camion vengono assaliti".
Sul fronte difensivo, i legali del presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia respingono le accuse. Secondo gli avvocati Dario Rossi, Emanuele Tambuscio e Fabio Sommavigo, le contestazioni sarebbero "largamente costruite su elementi probatori e valutazioni, anche giuridiche, di fonte israeliana". Una provenienza che, a loro avviso, renderebbe "non è possibile un reale e approfondito controllo su contenuti e rispetto dei principi costituzionali, convenzionali e codicistici di formazione della prova".