08 Giugno 2023
Giulia Tramontano
La confessione di Alessandro Impagnatiello continua a non trovare riscontri nelle risultanze investigative. Il 30enne reo confesso dell’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano e del piccolo che portava in grembo, aveva raccontato agli inquirenti di aver accoltellato la ragazza dopo che questa si era ferita a un braccio con il coltello.
Ma a quanto pare, non sarebbe andata così e raccontarlo è la traiettoria degli schizzi di sangue rilevata dal reparto investigazioni scientifiche dell’Arma dei Carabinieri: le prime analisi dicono infatti che Alessandro Impagnatiello ha colpito Giulia Tramontano alle spalle. Una prima coltellata è stata sferrata alla gola e ha impedito alla giovane di urlare, poi sono arrivati gli altri colpi.
Tracce di sangue sono state trovate anche su un carrellino portapacchi che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato utilizzato per trasportare il corpo.
Tutti elementi che hanno portato i pubblici ministeri del pool fasce della Procura di Milano Letizia Mannella e Alessia Menegazzo a confermare che il barman milanese “è in grado di mentire ripetutamente e di cambiare più volte versione dei fatti”.
Durante i rilievi i carabinieri hanno trovato in casa anche una latta di benzina e sarà la lettura del codice a barre sulla confezione a fornire informazioni utili sulla data di acquisto. Questo, per gli inquirenti, è un elemento in più per quanto riguarda la premeditazione. Oltre alla benzina, nell’appartamento c’era anche una serra per la coltivazione casalinga della marijuana, non c’erano però piantine.
Resta ancora da chiarire la questione relativa al ritrovamento in casa del veleno per topi: Impagnatiello ha detto agli inquirenti che serviva sul posto di lavoro, ma durante l’autopsia si cercherà la presenza del principio attivo di quel topicida per stabilire dunque se sia stato o meno utilizzato su Giulia Tramontano.
Quanto alla premeditazione, esclusa come aggravante dal Gip durante la convalida, i Pm tornano ad insistere focalizzandosi sul tentativo da parte di Impagnatiello di dare fuoco al cadavere di Giulia nella vasca da bagno della loro casa. Per gli inquirenti, fondamentali a questo proposito sono le ricerche effettuate dal giovane in rete, poco prima che Giulia rientrasse a casa la sera dell’omicidio. Il 30enne, infatti aveva cercato online “ceramica bruciata vasca da bagno”.
Bagno e casa erano perfettamente in ordine all’arrivo degli inquirenti. Impagnatiello aveva ripulito tutto con cura, ma le tracce di sangue sono state rilevate grazie al luminol.
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