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"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

No vax, sì alla libertà di pensiero, ma no allo spazio mediatico: sono come sciatori che sciano fuori pista

Questa è una partita per la sopravvivenza del mondo e non potrà mai essere vinta da una squadra che nega l’esistenza dell’avversario

Di Pierfranco Faletti - L'opinione

08 Gennaio 2022

No wax e no life

Fonte: lapresse.it

I no vax rappresentano ormai una categoria sociologica e/o politica della nostra società. In una situazione pandemica diventata drammatica come quella attuale, l’atteggiamento di questi gruppi irriducibili, sta creando seri problemi al nostro paese e non soltanto. Nessuno deve contestare la loro libertà dì pensiero, ma nessuno dovrebbe dare a questi signori lo stesso spazio mediatico e la stessa dignità scientifica e culturale, che viene data a migliaia di professionisti ed esperti, che hanno studiato e sperimentato queste patologie per anni, con serietà, sacrificio ed impegno. Con migliaia e migliaia di contagi, con migliaia di terapie intensive e soprattutto con migliaia dì morti, l’emotività e l’ideologia, vanno rigorosamente distinte dalla consolidata esperienza sul campo e dagli studi e dalle concrete sperimentazioni della scienza. Il servizio sanitario italiano, uno dei migliori del mondo, è entrato in funzione il primo luglio 1980.

Prima di quella data, come succede tuttora negli USA ed in buona parte dei paesi del mondo, i servizi sanitari erano garantiti, mediante coperture assicurative, pagate direttamente dai privati, dallo Stato o parzialmente dall’uno e/o dall’altro. Non erano comunque mediamente gratuiti come avviene oggi in Italia. E parliamo di nazioni inequivocabilmente democratiche. Il nostro Stato, dopo avere garantito a tutti i suoi cittadini i modi e le forme per difendersi dal Virus e dopo avere reso il vaccino gratuitamente obbligatorio per una parte significativa della popolazione, dovrebbe garantire i servizi di assistenza ospedaliera, in forma prioritaria, a chi ha assolto i suoi doveri di cittadino e rendere gli stessi, in forma anche onerosa, per chi non li ha assolti. Servizi che non sono certo indolori per lo Stato italiano, dal momento che si parla di un costo giornaliero medio dì 1500 euro, per ogni paziente COVID ricoverato.

Lo stesso problema si era posto qualche anno fa per gli appassionati della montagna, sciatori ed alpinisti che trasgredivano le regole imposte dalle autorità competenti. Sciare su piste non protette e scalare pareti o frequentare comunque zone montagnose classificate off limits, in alcune regioni quali Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Trentino Alto Adige, non da più diritto, da alcuni anni, alla gratuità dei soccorsi. Rimane sempre insoluto il rischio a cui i trasgressori delle regole, sottopongono i generosi e coraggiosi soccorritori, spesso per irresponsabilità, presunzione o megalomania. Il negazionismo é pertanto un fenomeno antistorico, come tutte le teorie che non propongono, ma soltanto escludono.

La realtà è che in natura, come ci insegnano le leggi fisiche, nulla si crea e nulla si distrugge e quelle che vengono definite invenzioni, non sono altro che evidenziazioni di ciò che era già preesistente, ma era ignoto. Questo vale anche per il COVID, che non è un fenomeno extraterrestre, ma una tragica realtà che l’uomo cerca di conoscere, per poi condizionarla e renderla inoffensiva, ma che sa benissimo di non poter mai distruggere.

Per questo bisogna rispettare e seguire chi ne sa più di noi e non ergersi a giudici e ad esperti improvvisati. La pandemia non è una partita di calcio, in cui i tifosi si trasformano in giocatori ed in arbitri. Questa è una partita per la sopravvivenza del mondo e non potrà mai essere vinta da una squadra che nega l’esistenza dell’avversario.

Di Pierfranco Faletti 

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