Martedì, 25 Gennaio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Gino Strada, l'ultima follia: Piazzale Cadorna a suo nome

Perché eliminare dalla città il nome di un italiano illustre, e non cogliere l'occasione di rivalutare Piazzale Loreto?

Di Giovanni Conticelli

23 Agosto 2021

Gino Strada, l'ultima follia: Piazzale Cadorna a suo nome

Fonte: lapresse.it

È in corso una petizione online con change.org, che ha già raccolto oltre 50.000 firme, allo scopo di promuovere l’intestazione al dottor Gino Strada di quello che oggi è denominato Piazzale Cadorna a Milano.
Piazzale Cadorna a Milano è un luogo importante nella topografia di quella città, non per motivi industriali, culturali, legati all’arte o altre amenità ma per motivi di trasporto. Sul largo spiazzo dedicato al generale Luigi Cadorna si affaccia lo storico edificio della stazione delle Ferrovie Nord Milano, costruito nel 1956 e che funge da stazione di testa principalmente per le linee Milano-Saronno, Milano-Asso e per il Malpensa Express.

Il piazzale ospita anche due stazioni della metropolitana milanese fungendo dunque da polo d'interscambio tra la linea metropolitana M1 (rossa), la linea metropolitana M2 (verde) e la rete ferroviaria del nord della Lombardia. La piazza alla fine del ventesimo secolo ha subìto una pesante ristrutturazione urbanistica su progetto dell’architetto Gae Aulenti, con pensiline e l'installazione al centro del piazzale di una scultura degli svedesi Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen raffigurante un gigantesco ago, filo e nodo a voler simboleggiare l'operosità e la laboriosità milanese. Continua ad essere il luogo di partenza e di arrivo di tantissimi pendolari che arrivano da città e paesi del nord della Lombardia e del Piemonte o che si devono muovere in città con la metropolitana.
I promotori di questa petizione definiscono il generale Luigi Cadorna “un guerrafondaio”.

In realtà questa definizione affrettata sa tanto di stereotipo e di “cultura della cancellazione” (“cancel culture”) tanto cara alla sinistra (intesa come sostantivo non come aggettivo) globalista. In effetti Luigi Cadorna, figlio del generale Raffaele Cadorna, divenne capo di Stato maggiore generale nel 1914 dopo l'improvvisa morte del generale Alberto Pollio e diresse con poteri quasi assoluti le operazioni del Regio Esercito nella prima guerra mondiale dall'entrata dell'Italia nel conflitto, maggio 1915, alla disfatta di Caporetto. Convinto sostenitore dell'assalto frontale ad oltranza, condusse le offensive italiane con energia e rigidità durante quasi tutto l'arco del conflitto sino alla sua destituzione.


Per oltre due anni continuò a sferrare durissime e sanguinose offensive frontali, le cosiddette "spallate", contro le munite linee difensive austro-ungariche sull'Isonzo e sul Carso, ottenendo modesti risultati di avanzamento territoriale. Essi misero a dura prova il nemico, ma ancora di più l'esercito italiano con perdite enormi di uomini; sorpreso dall'offensiva austro-tedesca di Caporetto, dovette battere in ritirata fino alla linea del Piave e, ritenuto responsabile della disfatta, da lui invece attribuita alla scarsa combattività di alcuni reparti, venne sostituito dal generale Armando Diaz.


Luigi Cadorna rimane una figura discussa e controversa della prima guerra mondiale e della storia d'Italia; le sue strategie eccessivamente rigide e la spietata disciplina imposta alle sue truppe causarono pesanti perdite e influirono sul drammatico crollo di Caporetto. Fu inoltre autore delle circolari per via delle quali, in casi straordinari, i comandanti generali potevano attuare la decimazione dei propri soldati quando impossibilitati ad accertare l'identità personale degli stessi.


Era nato nel settembre del 1850 a Pallanza, una frazione del comune di Verbania, e, su indicazione del padre, per 5 anni, ha studiato alla Scuola militare "Teulié" di Milano (che per la precisione all’epoca si chiamava “Collegio Militare di San Luca”) e, dopo, all'Accademia Reale di Torino. Da registrare inoltre che con ogni probabilità per l’allievo del Collegio Militare che poi sarebbe diventato il generale Luigi Cadorna quello che oggi è il piazzale a lui intitolato aveva rappresentato il punto di arrivo nella città, alla quale solitamente giungeva per alcune delle strade che poi sarebbero state costeggiate dalle linee della Società Anonima Ferrovie Milano–Saronno e Milano–Erba, le future Ferrovie Nord Milano S.p.A.


La figura del generale Cadorna risulta poi in ogni caso legata alla prima guerra mondiale che, volenti o nolenti, continua ad essere il più recente conflitto di rilievo dal quale il nostro paese è uscito vincitore.
Quindi perché eliminare dalla toponomastica di una importante città italiana – secondo alcuni la più importante - un italiano illustre per fare posto ad un altro italiano che, secondo la parte che propone la petizione, è meritevole di ricevere l’intestazione di una importante piazza?

Tralasciando la circostanza che secondo altri tale meritevolezza sarebbe alquanto dubbia (se ne parla qui) forse i promotori della petizione per l’intitolazione al dottor Strada, cercando nella toponomastica della città di Milano, avrebbero senza troppe difficoltà potuto trovare un’altra celebre piazza più meritevole di Piazzale Cadorna di ricevere la nuova intestazione al dottor Strada.

Gino Strada, l'ultima follia: Piazzale Cadorna a suo nome

Quale migliore occasione di questa, infatti, per cambiare nome a Piazzale Loreto? Ecco una proposta che potrebbe non essere divisiva e, come si usa dire, in grado di cogliere due piccioni con una fava.
Anche Piazzale Loreto è un importante snodo per la viabilità milanese ed è sede di una stazione della metropolitana ad incrocio delle linee M1 ed M2 . Esso inoltre è situato nelle vicinanze della Stazione Centrale.


Oggi però solo i milanesi, e di certo non tutti, sanno che, durante il ducato di Milano, vicino al piazzale sorgeva la Chiesa di Santa Maria di Loreto - dedicata alla Madonna di Loreto - molto frequentata dagli abitanti del quartiere “Greco” e delle zone vicine. Dopo la demolizione del santuario e la sistemazione del piazzale a rondò, il luogo venne denominato rondò di Loreto, sullo storico tracciato prospettico che partendo da Porta Venezia collegava Milano alla Villa Reale di Monza. Il luogo passò infine a essere denominato piazzale Loreto.

Però esso è molto più noto e storicamente rilevante perché i corpi di Benito Mussolini, che era stato ucciso a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945, di Claretta Petacci e di altri 18 gerarchi della Repubblica Sociale Italiana, arrivati a Milano la sera stessa, vennero lì esposti verso le 3 della notte, e vennero scaricati nello stesso luogo in cui il 10 agosto 1944 erano stati fucilati e lasciati esposti al pubblico quindici partigiani. Una sap, squadra di azione patriottica, – così si chiamavano i gruppi di combattimento partigiani - della 110ª Brigata Garibaldi montò la guardia fino alle 7 del mattino.

Col passare delle ore sempre più gente si radunò in piazzale Loreto, tanto che il servizio d'ordine, composto di pochi partigiani e vigili del fuoco, decise di appendere i corpi a testa in giù alla pensilina del distributore di benzina “Esso” all'angolo con corso Buenos Aires per poter essere gli stessi visti da tutti senza il rischio che la folla si schiacciasse su se stessa. I corpi, ai quali si aggiunse quello di Achille Starace (già segretario del Partito Nazionale Fascista ma caduto in disgrazia e privo di cariche nella Repubblica Sociale Italiana) fermato per le strade di Milano mentre faceva jogging e fucilato alla schiena dopo un processo sommario, rimasero esposti per diverse ore, in una rassegna di insulti, sputi e oltraggi, finché su pressione delle autorità militari alleate, preoccupate per la tutela dell'ordine pubblico, i corpi vennero trasportati all'obitorio.

Quella non fu di certo l’unica nefandezza compiuta dai partigiani della Brigata Garibaldi in quei giorni a Milano: anche il celebre pittore Mario Sironi – che dopo l’8 settembre 1943 aveva aderito alla Repubblica di Salò e seguito con crescente angoscia l'evolversi degli eventi- ha rischiato di essere fucilato il 25 aprile 1945 dopo essere uscito in strada fra gli spari, a Milano, ed essere stato fermato a un posto di blocco da una brigata partigiana. Sarebbe stato ucciso se Gianni Rodari (sic!) , che faceva parte della brigata e l'aveva riconosciuto, non gli avesse firmato un lasciapassare.

Nell'immediato secondo dopoguerra italiano, dopo la liberazione di Milano, la piazza venne per un breve tempo chiamata piazza “dei Quindici martiri” a ricordo dei partigiani fucilati, per poi riprendere la sua precedente denominazione. Nel maggio del 2005, il Prof. Stefano Zecchi, veneziano, allora assessore alla cultura del comune di Milano – Sindaco Gabriele Albertini -, molto acutamente propose di ribattezzare il piazzale in “piazza della Concordia”. Ma la proposta non passò. Evidentemente altri, e non proprio pochi, non ritenevano - e forse ancora non ritengono - che quello che nella piazza aveva avuto luogo e che quella piazza con il proprio nome inevitabilmente ricorda fosse stata una nefandezza che va iscritta alla categoria degli orrori ma che fosse invece qualcosa da ricordare e di cui inorgogliosirsi.

Ora se proprio bisogna intestare una piazza al dottor Gino Strada perché non intestargli piazzale Loreto ? Si eliminerebbe dalla toponomastica della città di Milano un nome che ormai ricorda solo nefandezze ed orrori; si farebbe lustro ad un ex studente della città, il dottor Strada, che per raggiungere il luogo dei suoi studi universitari arrivava da Sesto S. Giovanni percorrendo con vari mezzi di locomozione proprio il Viale Monza che termina nella piazza che oggi si chiama, ancora, piazzale Loreto.
Si parta per la raccolta delle firme….

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

Più visti

x