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Giuseppe De Donno: perché non si indaga sui suicidi

Il suicidio (ammesso che lo sia) del Dott. Giuseppe De Donno lascia ammutoliti. Per i suicidi non si aprono quasi mai fascicoli giudiziari

Di Andrea Migliavacca

29 Luglio 2021

Giuseppe De Donno: perché non si indaga sui suicidi

Fonte: lapresse.it

Il suicidio è un atto estremo. Un insano gesto come lo si definiva in passato, perché è la soppressione di sé. Omicida e vittima coincidono e per questa ragione, per il nostro ordinamento, nel lento e talvolta complesso processo di laicizzazione del diritto (penale), non è prevista alcuna reazione, perché non è più considerato, diversamente dal passato, un illecito.

La materia è indubbiamente complessa e coinvolge aspetti multidisciplinari, ma è anche fortemente introspettiva, poiché induce a riflettere sul significato della vita (bene giuridico che la nostra Carta Costituzionale, tutela e garantisce), da contrapporre alla morte, quale libero esercizio di autosoppressione.

La notizia che qualcuno si sia tolto la vita non desta più particolare interesse, neppure se la persona che lo ha fatto, sia un volto noto. Amici e familiari si interrogano spesso sulle ragioni che abbiano spinto ad una tale finale iniziativa, perché non preceduta da evidenti segnali, o accompagnata da una spiegazione, uno scritto, un messaggio. L’Autorità Giudiziaria spesso non viene neppure coinvolta ed è dunque evidente che non per tutti i suicidi si formi un fascicolo. Anzi solo se per la morte di una persona sorge sospetto di reato, il procuratore della Repubblica accerta la causa della morte e, se lo ravvisa necessario, ordina l'autopsia.

È abbastanza intuitivo comprendere quali siano i soggetti a cui competa l’iniziativa di approfondire se un suicidio sottenda altro; spesso, però, l’informazione non giunge mai a chi sarebbe chiamato ad indagare; altrettanto spesso accade che l’informazione giunga a destinazione tardivamente e, purtroppo, in modo (irrimediabilmente) frammentario.

Risulta difficile stabilire cosa sia "strano", in un suicidio, per indurre qualcuno ad affrontare una faticosa, onerosa (anche dal punto di vista economico) e spesso infruttuosa ricerca. E ciò che appare strano, talvolta, non è neppure tale da insinuare il dubbio che si sia trattato "semplicemente" di un atto suicidario, considerato che spesso il gesto (inclusi i preparativi) viene esasperato dal suo autore; trattandosi di un atto estremo, che è poi l’ultimo, compiuto in vita. Un segnale forte, o anche solo enigmatico, da lasciare agli eredi, ecc.

Con insolita frequenza il luogo teatro del suicidio, potenziale scena del crimine, non viene visitato dalla polizia scientifica (con ciò intendendosi i reparti specializzati di Polizia e Carabinieri) e quando ciò avviene, è talvolta troppo tardi, essendo stata "contaminata" volontariamente (dall’autore del reato) o involontariamente dai successivi passaggi.

Il suicidio (ammesso che lo sia) del Dott. Giuseppe De Donno lascia ammutoliti. Una persona mite, per quello che abbiamo imparato a conoscere nelle sue sparute apparizioni televisive; impegnata a trovare un rimedio – fuori dagli schemi – ad un evento così complesso ed indefinito come la pandemia.

Questa sua modalità originale e gentile, però, è stata aspramente contrastata e contestata da molti (titolati o meno) e questo approccio ci consegna un senso di rammarico e induce molti ad affrontare un’indagine per comprendere cosa (o chi), l’abbia spinto ad una tale scelta. Perché il suo nome non rimanga apposto su solo una scheda statistica, con una sterile classificazione: suicidio. Uno dei tanti.

Di Andrea Migliavacca.

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