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Vaccini terza dose pericolosa: il dibattito acceso dalla variante Delta

Salgono i contagi nel mondo, ma ogni paese sta valutando una strategia diversa. Ecco i punti più dicussi

10 Luglio 2021

Vaccino

Vaccino (fonte foto Lapresse)

Con l'aumento dei contagi da Covid19 della variante Delta il dibattito sull'immunizzazione si fa sempre più acceso e i paesi stanno adottando misure diverse per contenere i contagi, tra cui i vaccini. L'opzione terza dose ritorna alla ribalta e ci si chiede se possa essere pericolosa. Ecco le condizioni attuali che spingono le politiche adottate in queste settimane nel mondo.

A riportare la questione agli onori della cronaca è la decisione di Pfizer e BioNTech in merito alla distribuzione dei vaccini. Per alcune aziende protagoniste delle campagne vaccinali ne mondo ritorna infatti la richiesta di somministrare una terza dose, ma la decisione rimane al vaglio della autorità sanitarie. Infine, non è scontato che la ricerca possa prendere direzioni diverse a seconda della diffusione del contagio di nuove varianti, ancora da comprendere a fondo.

Vaccini terza dose pericolosa: il dibattito variante Delta negli Stati Uniti

Per ora a Washington prevale un netto 'no' nei confronti dell'opzione terza dose. Per Fda e Cdc, al momento, non è sarebbe necessaria, né i dati sui contagi tra i vaccinati giustificherebbero tale decisione. "Siamo pronti per dosi di richiamo eventuali se e quando la scienza dimostrerà che sono necessarie", hanno sottolineato la Food and Drug Administration e i Centers for Disease Control and Prevention americani in una dichiarazione congiunta.

Dopo l'annuncio di Pfizer e BioNTech, i regolatori statunitensi sostengono inoltre che i completamente vaccinati siano protetti anche dalle varianti di Sars-CoV-2, inclusa la variante Delta. Anche nel caso delle mutazioni, sebbene la ricerca abbia dimostrato che sono più contagiose e rischiano di diventare la variante dominante, non sussistono per ora prove sufficienti a dimostrarne la pericolosità per i vaccinati. In particolare, in termini di ospedalizzazione a seguito del contagio. Le autorità sanitarie americane anno comunque esortato i cittadini di età pari o superiore a 12 anni di sottoporsi alla vaccinazione tradizionale con due dosi, ritenuta l'unica soluzione per immunizzare la comunità.

Vaccini terza dose pericolosa: il dibattito variante Delta in Europa

Per quanto riguarda l'Europa, anche qui le autorità sono scettiche sulla terza dose. In questo caso, l'ultima parola spetta all'Ema, che ha per ora dichiarato che la terza dose non si farà. "Al momento è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una ulteriore dose di richiamo per i vaccini Covid19", si legge in un comunicato, "perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di vaccinazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini." Innanzitutto, "l'Ema esaminerà rapidamente questi dati non appena saranno disponibili", precisa. 

Nel frattempo sbucano tante ipotesi: tra quelle proposte sui tavoli dei ricercatori e delle autorità sanitarie, anche quella di un richiamo annuale. Secondo quanto dichiarato di recente durante la conferenza stampa sull'analisi dei dati del Monitoraggio regionale Covid-19 della Cabina di Regia da Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute: "È possibile" che in Italia "si arrivi a un richiamo ulteriore del vaccino contro Covid19". "Naturalmente, continua Rezza, "si tratterebbe di somministrare una sola dose. La campagna sarebbe molto semplificata, né più ne meno come si fa per l'influenza. Anche se non è detto che poi bisognerà continuare a vaccinarsi ogni anno, questo assolutamente non è detto".

Vaccini, terza dose, l'Iss: i 4 vaccini approvati proteggono tutti dalla variante Delta

"I primi studi affermano che il ciclo completo dei 4 vaccini già approvati rimane protettivo nei confronti di tutte le Voc, ovvero le varianti che sono considerate più rischiose. mentre diminuisce l'efficacia che si era evidenziata dopo la prima dose". Questo l'ultima dichiarazione dell'Istituto superiore di sanità (ISS), in un aggiornamento delle Faq sul proprio sito.

 
"Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell'altro". Alcuni articoli, spiega Iss, indicano che alcuni monoclonali in sviluppo potrebbero perdere efficacia da soli, ma continuano a funzionare i mix di 2 anticorpi. 

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