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Santa Maria Capua Vetere, Saviano: "Picchiavano tutti tranne i camorristi"

Roberto Saviano si esprime sui pestaggi di Santa Maria Capua Vetere: "Il carcere oggi è questo: moltiplicatore di crimine"

03 Luglio 2021

Santa Maria Capua Vetere, Saviano: "Picchiavano tutti tranne i camorristi"

Roberto Saviano (fonte foto LaPresse)

"Chi è che non è stato picchiato tra i detenuti di Santa Maria Capua Vetere? Chi è che non è stato scelto tra i detenuti da punire? La risposta è semplice per chi conosce la vita delle carceri e i suoi rapporti interni di potere, a non essere pestato sono stati i detenuti camorristi e i colletti bianchi della camorra e della politica". A sostenerlo è Roberto Saviano che sul Corriere della Sera invita anche a riflettere: "Ma chiediamoci quale sia il risultato di quel pestaggio".

Santa Maria Capua Vetere, Saviano: "Picchiavano tutti tranne i camorristi"

I pestaggi presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere ad opera degli agenti della Polizia Penitenziaria avrebbero visti esclusi, secondo quanto rivela Saviano, solo i detenuti camorristi. Ma qual è il risultato di questa vicenda? "Questo - risponde lo scrittore - ogni detenuto sa che deve essere protetto, ogni detenuto da domani cercherà di affiliarsi, si metterà in fila per entrare in un’organizzazione criminale. Da domani borseggiatori diventeranno killer, piccoli spacciatori soldati al servizio dei cartelli, da domani chi entra in carcere sa che non lo difenderà il diritto,".

"Non è un caso - prosegue al Corriere della Sera - se in carcere non si suicidano solo detenuti, ma anche molti agenti della polizia penitenziaria. Questo inferno, di cui la politica non si occupa se non per propaganda, è un inferno per tutte le persone coinvolte. Il carcere oggi è questo: moltiplicatore di crimine" denuncia.

"E sapete qual è la notizia peggiore? - si domanda ancora Saviano - Che l’indignazione di oggi farà il paio con l’indifferenza di domani. Fino a quando non sarà chiaro che chi commette un reato, che chi viene processato, giudicato e condannato deve avere, nel suo percorso, obbligatoriamente il reinserimento nella società, fino a che questa, che sembra una ovvietà, non diventerà una acquisizione condivisa da tutti - conclude - il maggior garante dell’esistenza e della prosperità delle mafie sarà lo Stato e noi saremo i suoi complici".

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