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L'essere social tra dipendenza e monitoraggio dei dati: dove finisce la nostra privacy?

Social e modalità di controllo eccessive

Di Andrea Migliavacca

09 Giugno 2021

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Se sei “social” e vuoi continuare ad adoperare alcuni applicativi, devi prestare l’autorizzazione al monitoraggio dei dati del tuo dispositivo.

Oramai non si sfugge all’ossessione di afferrare il proprio smartphone, sempre al nostro fianco, anche durante la notte, adagiato sul comodino; rigorosamente sotto carica, per essere sempre on line, anche per le compulsive consultazioni notturne. Aver perso una scadenza, omesso di rispondere ad una e-mail o ad un messaggio, o semplicemente il dubbio che l’insonnia ingigantisce, dev’essere placato immediatamente consultando il cellulare, pronto a rispondere, immediatamente. La conferma non è sempre benevola e neppure corretta, ma la necessità di avere una risposta prevale.

 

A prescindere dalle onde elettromagnetiche che il dispositivo polarizza attorno a sé ed alle nostre teste – circostanza non scientificamente provata (a scanso di querele) – una cosa è certa ed al contempo sufficientemente inquietante: l’essere “social” (anche solo come spettatore) è diventata una forma di dipendenza. Anche questo assunto non è provato, ma trova la sua conferma nell’empirismo. Un dato dell’esperienza soggettiva, insomma, quindi opinabile.

 

Quello che invece è certo, è che la necessità di un popolo di digitatori ha un valore economico elevatissimo. La conoscenza delle nostre abitudini è determinante sia per comprendere come assecondarle, sia per indurre una scelta, non necessariamente volontaria.

 

L’intelligenza artificiale oramai è giunta ad un livello tale da captare, dai nostri discorsi, l’esigenza del momento, ed assecondarla immediatamente. A molti sarà capitato di scrivere messaggi od intrattenere dialoghi su una determinata tematica e poi trovare immantinente su uno dei tanti social, quel bene o quel servizio, offerto ad un prezzo competitivo.

 

A chi pensava che fosse una casualità, l’ottimo Marco Camisani Calzolari, in una dei numerosi servizi di Striscia la notizia, ha spiegato che i microfoni dei nostri dispositivi mobili (ove attivati) sono pronti a riportare all’indiscreto uditore digitale, i nostri colloqui. Disattivare la funzione audio, per determinati applicativi, potrebbe (forse) impedire l’intrusione.

 

In queste ore, infine, per chi avesse un dispositivo di una determinata marca, con uno specifico aggiornamento, per poter continuare ad usare alcuni social dovrà prestare il proprio consenso al monitoraggio. Si legge infatti: “Se utilizzi (…) per (…) e versioni successive, l’app richiede l’autorizzazione a monitorare i dati sul tuo dispositivo per conto di altre aziende, come le app utilizzate e i siti Web visitati”. Ed il messaggio prosegue.

 

In altre parole, chi volesse continuare ad utilizzare quella app, senza alternativa, dovrebbe consentire il monitoraggio, premendo “OK” sul pulsante che consente lo sblocco. Attività che molti, probabilmente, per la smania di accedere alle recenti informazioni, o per “postare” un pensiero, una foto o un’amenità, affrontano senza soffermarsi.

 

Questa, per alcuni, potrebbe apparire una forma intrusiva della riservatezza; una modalità di controllo eccessiva; una forma di raccolta dati abusiva. Ci sono limiti che dovrebbero essere posti a monte e non a valle, con autorizzazioni farlocche.

 

Ma il nostro Garante della Protezione dei Dati Personali sarà pronto a contrastare eventuali violazioni del Regolamento Europeo ed a sanzionare le Compagnie del web; quelle stesse che (forse) a livello globale verranno costrette a pagare imposte, con un’aliquota del 15%.

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