Domenica, 11 Aprile 2021

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Benedetto Croce

Sentenza Profumo-Mps: arrivano le motivazioni, ma per la chiarezza aspettiamo il secondo grado

Dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di Mps non sembra esserci ancora chiarezza

09 Aprile 2021

Sentenza Profumo-Mps: arrivano le motivazioni, ma per la chiarezza aspettiamo il secondo grado

"Non residuano dubbi, all'esito dell'istruttoria, circa la piena consapevolezza… desumibile dal granitico compendio probatorio raccolto, articolato in plurimi e convergenti elementi di significativa pregnanza". Se fossero citati anche i quattro capponi sembrerebbe di trovarsi di fronte al dottor Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. Si tratta, invece, di uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza di primo grado con cui i giudici di Milano hanno condannato a sei anni di reclusione e a una multa di 2,5 milioni ciascuno gli ex vertici di Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola.

Addirittura una "spiccata capacità a delinquere" ravvisano i giudici nel “fine che animava il nuovo management, ossia rassicurare il mercato in vista dell'incetta di denari che si sarebbe da lì a poco perpetrata con gli aumenti di capitale". Così recitano le motivazioni pubblicate qualche ora fa. Eppure, scorrendo le ragioni della sentenza, restano i dubbi e si rafforza l’idea che la sentenza di primo grado non possa, a questo punto, fare piena chiarezza sulla vicenda né dissipare ogni dubbio su una storia complessa e che vede ad oggi più ombre che luci.

Già al momento del verdetto, a ottobre scorso, la decisione della seconda sezione penale del Tribunale di Milano - relate Sandro Saba e presidente Flores Tanga - aveva colto tutti di sorpresa, a partire dalla Procura stessa. La sentenza ha smontato le tesi dell'accusa, con i pm Mauro Clerici, Giordano Baggio e Stefano Civardi che avevano sempre chiesto l'assoluzione per tutti i capi di imputazione (si tratterebbe quindi di un caso di disattenzione e inaccortezza dei PM quanto meno singolare, stando alla versione dei giudici).

La condanna è avvenuta in un contesto certamente anomalo. Non solo, come detto, i pm avevano chiesto ripetutamente l’archiviazione per Profumo e Viola, con la costante opposizione del tribunale. La stessa Consob ha mostrato sempre una grande nettezza nel chiarire la distinzione tra l’operato del vecchio e nuovo management di Mps (appunto, Viola e Profumo), senza mai avviare alcun procedimento sanzionatorio nei confronti dei due ex vertici.

Lo stesso Alessandro Profumo, si è ritrovato – con un cambio di scena degno di un romanzo giallo più che del Manzoni – da accusatore della cattiva gestione precedente trasportato sul banco degli imputati. A febbraio 2013 era stato infatti proprio l’attuale AD di Leonardo ad annunciare la correzione del bilancio di Mps, denunciando circa 700 milioni di perdite nascoste dietro una contabilizzazione non corretta di alcune operazioni di finanziamento a lungo termine su Btp. A riprova, nel corso del processo Mps non si è mai costituita parte civile contro Profumo.

In conclusione, la pubblicazione delle motivazioni sembra poco meno che sufficiente a chi cerca qualcosa di più di una giustizia sbandierata, ma vuole chiarezza e piena luce sui fatti. Una chiarezza che manca - a partire dall’abbondante burocratese – in questa sentenza, e che tanti auspicano possa arrivare almeno nel secondo grado di giudizio.

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