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Covid, stare all'aperto fa bene: lo dice uno studio

Dopo un anno e mezzo chiusi in casa uno studio irlandese smentisce molte delle scelte fatte sino ad ora: all'aperto ci si ammala meno

07 Aprile 2021

Covid, stare all'aperto fa bene: lo dice uno studio

Stare all’aria aperta fa bene e riduce anche la possibilità di essere contagiati. Dopo mesi obbligati ad indossare mascherine all’aperto, anche da soli, con i ricordi ai rocamboleschi inseguimenti di podisti e passeggiatori durante la prima ondata di pandemia, il popolo mondiale scopre questa importante novità, che sconfessa molte delle politiche rigorose adottate. A dirlo uno studio irlandese, reso noto dal The Irish Times e ripreso dal il Giornale, che ha dimostrato come solamente lo 0,1% dei casi totali registrati in Irlanda possano essere riconducibili ad infezioni avvenute all’aria aperta.

Lo studio racconta un’altra verità

Lo studio irlandese sottolinea una cosa fondamentale: contro il coronavirus è bene stare all’aperto perché il virus corre meno. Praticamente l’opposto di quanto è accaduto a molte famiglie, soprattutto a quelle meno benestanti e più numerose, ammassate magari in piccoli appartamenti. Come sempre sono i numeri la migliore rappresentazione della realtà: su 232.164 casi di Covid-19 registrati in Irlanda fino al 24 marzo di quest'anno, soltanto 262 sono il risultato di trasmissione all'aperto, pari allo 0,1% del totale. Da inizio pandemia sono stati registrati 42 focolai associati a raduni all'aperto con un focolaio comunitario che ha rappresentato sette casi. Almeno stando ai dati dell’Protection Surveillance Center, il centro di sorveglianza per la protezione della salute irlandese. Nello specifico, 21 focolai sono stati registrasti nei cantieri edili con 124 casi e 20 focolai erano associati ad attività sportive e fitness in cui si sono verificati 131 casi. L'ente ha però aggiunto che "non può determinare dove si è verificata la trasmissione".

Il parere degli esperti

Stupiti del risultato gli studiosi di tutto il mondo. Per Liam Fanning, virologo dell’University College di Cork, ha sottolineato come gli incontri diretti possano sempre essere rischiosi, soprattutto in presenza di asintomatici ma si è detto contento “i dati siano rassicuranti e che i supporti finanziari per incoraggiare i pasti all'aperto dovrebbero essere molto più alti in modo che l'Irlanda possa diventare una società di ristorazione all'aperto".  

Della stessa idea Ed Lavelle, professore di biochimica al Trinity College di Dublino e, dal 2013, presidente della Società irlandese di Immunologia, come riportato da Liberoquotidiano: "I risultati convalidano molte delle tesi provenienti dagli Stati Uniti e dimostrano che le attività all'aperto sono sicure. Andare in un bar all'aperto è molto sicuro. L'aspetto fondamentale è cosa succede dopo queste attività".

L’immunologa Orla Hegarty è più cauta: "All'aperto il rischio di contagio è basso, perché a meno che tu non sia vicino a qualcuno infetto, la maggior parte del virus viene spazzato via dall'aria, come avviene per il fumo della sigaretta".

Gli altri studi

Ulteriore conferma giunge anche da uno studio dell’Università Californiana: la possibilità di prendere il covid in un luogo chiuso è 19 volte superiore che all’aperto. Pollice in alto su questa teoria anche dalla Cina: da uno studio è stato dimostrato che su 1.245 casi studiati, solo tre persone sono state infettate all’aperto dopo aver conversato senza usare la mascherina. "La nostra conclusione è che in molti settori, e per molte dimensioni e formati, dovrebbe essere possibile mettere in atto adeguate mitigazioni basate sull'evidenza per fornire eventi e attività all'aperto in un modo che non aumenti il rischio dalla trasmissione sporadica all'epidemia di cluster" recita lo studio.

In Irlanda si torna a vivere

Forte del nuovo studio il Governo irlandese ha deciso che dal 26 aprile si riapriranno luoghi turistici e tutti i locali con spazi esterni. Anzi: Catherine Martin, ministro del turismo irlandese, a messo sul piatto ben 17 milioni di euro disponibili per i ristoratori che investiranno sugli spazi esterni.

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