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Sostenibilità, il motore del futuro. Il parere dei big dell’Energy a Il Giornale d’Italia

Cosa ne è stato del progresso? A che punto è la transizione energetica in Italia? Quali sfide ci aspettano nei prossimi anni?

Di Carola Desimio

02 Aprile 2021

Sostenibilità, il motore del futuro. Il parere dei big dell’Energy a Il Giornale d’Italia

La fiumana del progresso è straripata

Mentre si discorre di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, siamo sempre più consapevoli di essere giunti ad un punto di non ritorno, in cui è impossibile scegliere se essere sostenibili o meno. Quella fiumana del progresso, di cui ci ha parlato Verga alla fine dell’ottocento, è straripata e ha lasciato dietro di sé i detriti dell’egoismo umano, che in troppe occasioni e per troppo tempo, ha scelto di sacrificare l’ambiente.

«L'amore per principio, l'ordine per fondamento, il progresso per fine», affermava Auguste Comte nel 1852. Pensiero positivista, da cui traspare la fiducia nella scienza e nel progresso tecnologico. Una corrente di pensiero trainata dall’entusiasmo post rivoluzione industriale che, tuttavia, non era destinato a durare.

Non c’è bisogno di attendere molto, già nella seconda metà dell’ottocento riscontriamo in letteratura i primi segnali di inquietudine. Il progresso diventa una corrente che incessante trascina l’umanità e soffoca gli inadatti.

Giovanni Verga nella prefazione a I Malavoglia parla del progresso come di una fiumana inarrestabile alimentata da «la vaga bramosia dell’ignoto che l’essere umano manifesta», un fiume impetuoso e ingannevole che se osservato da vicino si rivela sciagura.  Il progresso diventa uno strumento per la selezione degli uomini e, sulla base del lascito darwiniano, schiaccia i più deboli, gli inadeguati.

E ancora Fedor Dostoevskij, che nel 1879, in I Fratelli Karamazov, affermava: «Uomo, non ti vantare di superiorità nei confronti degli animali: essi sono senza peccato, mentre tu, con tutta la tua grandezza, insozzi la terra con la tua comparsa su di essa e lasci la tua orma putrida dietro di te; purtroppo questo è vero per quasi tutti noi».

Tornando ai nostri giorni, quelli contraddistinti da una critica e ineccepibile consapevolezza, quelli in cui tutti ci troviamo d’accordo sulla necessità di incrementare le rinnovabili a favore di un’economia green, l’esigenza di scelte sostenibili risulta sempre più incalzante. Su di noi incombe gravoso e mortifero lo spettro dell’inquinamento ambientale, atmosferico, idrico. Siamo di fronte ad una sfida di proporzioni colossali che possiamo solo vincere.

«L’idea di progresso è già andata in crisi in passato, ma oggi è diverso», afferma al Corriere della sera Marcello Flores. «L’emergenza ecologica e il riscaldamento globale inducono a vedere nell’uomo una forza capace di deteriorare in modo irrimediabile l’ambiente in cui vive, dunque di autodistruggersi».

«Finora ci siamo concepiti come nazioni, classi, religioni; ora si tratta di pensarci come una specie animale a rischio di estinzione per sua stessa colpa» afferma lo storico.

Ma cosa significa progresso oggi? Il punto di vista delle aziende che operano nel settore dell'Energy

Nel 2021 l’idea di progresso e quella di profitto vanno di pari passo con la sostenibilità. Infatti, per le imprese, fare scelte sostenibili non significa soltanto aiutare l’ambiente ma vuol dire garantirsi un futuro. Al giorno d’oggi, fornire servizi in maniera sostenibile, non è solo una scelta ecologista, ma è competitività.

Ma cosa si intende per green economy? Con l’espressione green economy si fa riferimento ad un modello di sviluppo economico che vada di pari passo con una tendenziale riduzione degli impatti ambientali, fino ad arrivare all’azzeramento delle emissioni di CO2. Secondo la Commissione Europea, parlare di economia verde equivale a parlare di «Un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta».

I big dell’Energy stanno dando un contributo importantissimo con la loro azione volta a incrementare un nuovo modello di sviluppo equilibrato e sostenibile. Andare verso un basso, quasi nullo, impatto carbonico al fine di preservare l’ambiente ma mantenere comunque alto il livello dei profitti: questa è la principale mission di queste aziende che sempre di più, in Italia, rappresentano un virtuoso esempio di come la transizione energetica, oltre che necessaria, sia anche attuabile.

Enel, Carlo Tamburi: “Sostenibilità significa pensare più al futuro che al passato”

Strategie di business sostenibili nel mondo delle utility, come quella di Enel, impegnata ormai da tempo nell’accelerazione della transizione energetica spinta dalle rinnovabili. Con il Piano strategico 2021-2023, presentato lo scorso novembre, l’azienda ha annunciato che continuerà a investire su scala globale nella decarbonizzazione del mix energetico, già oggi composto in misura maggiore da fonti rinnovabili rispetto a quelle tradizionali, unitamente all’elettrificazione dei consumi ed alle infrastrutture, per creare valore non solo per l’ambiente ma anche per l’economia e le comunità locali.

“Sostenibilità significa pensare più al futuro che al passato, più alle soluzioni che ai problemi, più alle persone che alle classi sociali, più al Pianeta che al proprio spazio”, scrive Carlo Tamburi, Direttore di Enel Italia, in un articolo pubblicato sul sito dell’azienda (Leggi qui).

“Esistono azioni concrete che rendono possibile il percorso verso un modello di sviluppo più sostenibile. Una di queste, forse la più importante, è la chiusura e la riconversione delle centrali a carbone, un passaggio decisivo della transizione energetica. Un processo che, come Enel, vogliamo completare in Italia entro il 2025, in linea con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, e a livello globale entro il 2027, con tre anni di anticipo rispetto a quanto previsto”.

Come sottolinea Carlo Tamburi, per Enel è “un impegno che non si è mai fermato e che intensificheremo nei prossimi anni: se già oggi in Italia la nostra produzione da energie pulite rappresenta il 55% del totale, l’ambizione è raggiungere il 65% entro il 2023”.

Sorgenia, Alberto Bigi: “Il digitale trasformerà il mondo dell’energia”

Parlare di transizione energetica significa automaticamente parlare di digitalizzazione e innovazione tecnologica. Questo risulta ben chiaro a Sorgenia, prima Digital Energy Company in Italia, che da anni ormai si impegna per garantire energia pulita tramite tecnologie digitali.

Alberto Bigi, Chief Innovation & Development dell’azienda, ha affermato a Il Giornale d’Italia:

“Oggi possiamo contare su strumenti efficaci per vincere l’importante sfida ambientale che abbiamo di fronte e raggiungere così gli obiettivi dell’Agenda 2030. Senza dubbio il digitale e le soluzioni tecnologiche più innovative che abbiamo a disposizione consentono a ciascuno di noi - cittadini, imprese e pubblica amministrazione – di contribuire in maniera consapevole a migliorare la salute del pianeta. Uno degli esempi più interessanti di come il digitale trasformerà profondamente il mondo dell’energia è rappresentato dalle Comunità Energetiche Rinnovabili, modalità innovativa di produrre energia da fonti rinnovabili e condividerla, rendendo possibile la produzione diffusa attraverso un modello sostenibile, capace di abbattere i costi di trasporto e le dispersioni lungo la rete. Per realizzare questo percorso è però anche indispensabile che le istituzioni velocizzino e semplifichino il processo di autorizzazione per gli investimenti nelle rinnovabili e che le aziende mettano sempre più la sostenibilità al centro dei propri piani di sviluppo”.

Edison: “Proseguiamo il percorso verso il target di produzione green al 40% entro il 2030”

Edison è un’azienda italiana attiva nel settore dell’Energy nonché uno dei principali produttori di energia elettrica in Italia che da più di 100 anni investe in energia rinnovabile. “L'energia idroelettrica è stata la fonte che ci ha permesso di elettrificare Milano e il nord Italia a fine '800”, si legge sul sito dell’azienda. “Vogliamo diventare, inoltre, leader italiani nella produzione di energia eolica e già nel 2019 raggiungeremo una potenza installata di 700MW grazie all'entrata in esercizio di nuovi impianti”.

Abbiamo chiesto all’azienda:

Su cosa bisognerà puntare per assecondare la più importante sfida ambientale degli ultimi anni?”

“Edison è un operatore responsabile, leader della transizione energetica del nostro Paese, con un piano di sviluppo strategico che è in sintonia con i target italiani del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) e con gli obiettivi di neutralità climatica definiti dal Green Deal europeo”, risponde l’azienda a Il Giornale d’Italia. “Un piano che vede i propri assi principali di sviluppo nella produzione da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico e fotovoltaico) e low carbon insieme alla mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e i servizi per i clienti finali. È un contributo importante ad alta valenza per il tessuto economico del Paese che si traduce in investimenti per 2 miliardi di euro nel triennio 2019-2021. Lo scorso anno la quota di produzione da fonti rinnovabili di Edison è salita al 26% del proprio mix produttivo (22% nel 2019) proseguendo il percorso verso il target di produzione green al 40% entro il 2030”.

Snam, il ruolo chiave dei gas rinnovabili nella decarbonizzazione. Derchi: “Idrogeno e biometano possono raggiungere fino al 25% del mix energetico globale al 2050”

Indispensabile risulta l’impegno di Snam nel favorire la transizione energetica in atto. Un’azienda storicamente vicina al territorio che vanta conoscenze tecniche e tecnologiche straordinarie, che gli hanno permesso di realizzare infrastrutture efficienti e di perseguire e promuovere la riqualificazione di aree vulnerabili attraverso la salvaguardia del patrimonio paesaggistico e ambientale, nonché attraverso lo sviluppo e il supporto alla cultura.

Una delle principali aziende di infrastrutture energetiche non solo in Italia ma al mondo e se si decide di argomentare su temi riguardanti la transizione energetica, parlare di Snam è d’obbligo. In particolare, è dovere parlare delle iniziative di ricerca e sviluppo nell’ambito dei gas rinnovabili dal momento che l’idrogeno verde rappresenta il punto cardine nella lotta al cambiamento climatico, rivoluzione cruciale nella transizione energetica.  Abbiamo posto la seguente domanda a Snam:

L'idrogeno verde rappresenta una rivoluzione sostenibile cruciale nella transizione energetica e nel raggiungimento di un'economia a emissioni 0. Negli ultimi anni, l'utilizzo di questo vettore sta diventando sempre più appetibile data la discesa dei costi delle rinnovabili che, di fatto, ne ha reso la produzione sempre più competitiva. Quali sono le prospettive reali dell'uso di idrogeno verde nel nostro Paese e quale il ruolo delle infrastrutture?

“I gas rinnovabili, biometano e idrogeno, potranno raggiungere fino al 25% del mix energetico globale al 2050, giocando un ruolo chiave nella decarbonizzazione dei sistemi economici e consentendo all’Europa di diventare il primo continente a zero emissioni nette di CO2 entro la metà del secolo” risponde a Il Giornale d’Italia Massimo Derchi, responsabile degli asset italiani di Snam. “Per quanto riguarda l’idrogeno, la rete gas esistente sarà fondamentale per abilitarne lo sviluppo, offrendo una soluzione di trasporto più economica rispetto alla costruzione di una nuova infrastruttura. A tal proposito, Snam sta verificando la compatibilità del trasporto di idrogeno nei propri metanodotti, e siamo fiduciosi che oltre il 70% delle tubazioni sia compatibile. L’utilizzo di questo asset potrà accelerare la crescita della filiera e consentire all’Italia di diventare un hub in grado di esportare idrogeno verde prodotto nel nostro Paese e in Nord Africa verso il Nord Europa”.

Saipem, Marco Stampa: “Abbiamo puntato sul gas naturale e sulle energie rinnovabili come l’eolico offshore, il solare flottante, l’idrogeno e la cattura e il confinamento della CO2”

Al fine di assecondare una transizione energetica sempre più necessaria e sulla base di una domanda energetica che cresce in maniera esponenziale, Saipem ha avviato una metamorfosi che l’ha trasformata in maniera radiale e ha integrato i valori della sostenibilità fino ad interiorizzarli e renderli parte fondante della propria strategia. Un ruolo di leadership indiscutibile nella transizione energetica, unito ad un sempre più forte impegno nello sviluppo di soluzioni ingegneristiche e tecnologiche, rendono Saipem uno tra i principali attori della svolta sostenibile del Paese.

“Saipem è in primo piano nella transizione energetica e nella lotta al cambiamento climatico: da tempo abbiamo adattato il nostro modello di business al nuovo scenario nel mercato dell’energia” ha risposto a Il Giornale d’Italia Marco Stampa Senior Sustainability Advisor in Saipem. “Siamo un fornitore di soluzioni per le aziende in un’ottica di sostenibilità e di integrazione: con l’attenzione alla sicurezza delle operazioni, delle persone e dell’ambiente ma anche sviluppando le nostre capacità di offrire al mercato soluzioni progettuali, ingegneristiche, tecnologiche e realizzative. Abbiamo puntato sempre di più sul gas naturale, che per noi sarà la commodity di questa fase di transizione, e sulle energie rinnovabili come l’eolico offshore, il solare flottante, l’idrogeno e la cattura e il confinamento della CO2. Intercettiamo le opportunità che si presentano in relazione sia agli investimenti dei nostri clienti sia ai piani di ripresa e di supporto che le istituzioni sovranazionali e i governi stanno definendo”.

 

Eni, Descalzi: “Minimizzare l'impatto ambientale con l'obiettivo zero emissioni”

Una trasformazione che ha avuto inizio nel 2014 quella di Eni, un cambiamento di rotta che ha reso oggi l’azienda protagonista nella lotta al cambiamento climatico. Una strategia di sostenibilità a 360° caratterizza l’azienda leader nel settore energetico. Tale impostazione, combinando la sostenibilità ambientale a quella economica e finanziaria, porterà Eni al raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050.

Ma, come ha affermato l'Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi durante l'evento "IEA-Cop26 Net Zero Summit": “Fissare obiettivi nel campo ambientale ed energetico non è sufficiente. Bisogna realizzare piani concreti affinché questi obiettivi vengano raggiunti”. "Per migliorare l'attuazione della transizione energetica fissare obiettivi non è sufficiente. E' cruciale capire come raggiungere questi obiettivi e dispiegare un piano concreto che coinvolga il settore pubblico, privato e gli investitori", ha evidenziato. "Per fare questo - ha aggiunto Descalzi - bisogna minimizzare l'impatto ambientale con l'obiettivo di zero emissioni. In secondo luogo, è necessario assicurare la sicurezza energetica diversificando il mix. Terzo, garantire la competitività del sistema investendo in soluzioni innovative. Lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi prodotti deve essere supportato da un quadro politico e da schemi incentivanti per un tempo limitato. Quarto, serve un approccio neutrale alle varie tecnologie per avere soluzioni low carbon. Il tutto verificando questi progressi in modo trasparente attraverso standard riconosciuti a livello internazionale".

“Eni si è posta l’obiettivo di neutralità carbonica al 2050, che non è solo un’ambizione ma un target preciso. Abbiamo deciso la completa decarbonizzazione delle attività e dei prodotti attraverso tecnologie testate nelle raffinerie, nell’economia circolare, nelle rinnovabili, nell’idrogeno verde e blu e nella cattura della CO2”, conclude.

 

Terna, Giovannini: “Potenziare la rete e consentire all’energia pulita di raggiungere le aree industriali del Paese”

E infine, di certo non ultima per importanza, l’azienda che garantisce un approvvigionamento sicuro a famiglie e imprese: Terna, uno dei principali attori europei di reti per la trasmissione di energia nonché gestore della rete di trasmissione italiana in alta tensione. Un’azienda per cui la sostenibilità rappresenta un driver strategico, l’imprescindibile pilastro che si concretizza nel Piano Industriale 2021-2025 che ha come obiettivo la risoluzione delle congestioni di rete e il potenziamento delle dorsali indispensabili al trasporto dell’energia dai luoghi di produzione a quelli di consumo.

“Il senso profondo del Piano 2021-2025 è potenziare la rete per consentire all’energia elettrica pulita generata da sole e vento al Sud di raggiungere le aree industriali del Paese. Senza questo sforzo diventerebbe impossibile per l’Italia centrare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030”. Questo quanto affermato da Roberto Giovannini, Responsabile Sostenibilità di Terna, a Il Giornale d’Italia.

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