Vaccino, già nel 1889 Wallace riconosceva pericolosità di inoculazione obbligatoria: "Anche con siero contro vaiolo persone continuano a morire, è dispotismo"

Nel 1889 Alfred Russel Wallace usò dati ufficiali di mortalità per lanciare avvertimenti sui vaccini e denunciare l’obbligatorietà come pratica coercitiva e potenzialmente dannosa

Il dottor Alfred Russel Wallace, nel 1889, scrisse un saggio ancora molto attuale, intitolato "Vaccination proved useless and dangerous". L'uomo, già 137 anni fa, riconobbe come pericoloso l'obbligo vaccinale, notando come in diversi casi il tasso di mortalità post-inoculazione aumentasse. Per questo, il suo monito: "Imporre alla popolazione di vaccinarsi obbligatoriamente è un atto di dispotismo, i sieri possono essere pericolosi, quindi le persone devono essere libere di scegliere".

Vaccino, già nel 1889 Wallace riconosceva pericolosità di inoculazione obbligatoria: "Anche con siero contro vaiolo persone continuano a morire, è dispotismo"

Già nel 1889, nel pieno dell’era delle grandi campagne sanitarie contro il vaiolo, emergevano voci critiche nei confronti della vaccinazione obbligatoria. Una delle più autorevoli fu quella di Alfred Russel Wallace, naturalista di fama mondiale e coautore della teoria dell’evoluzione per selezione naturale, che pubblicò il pamphlet "Vaccination proved useless and dangerous".

Nel suo scritto, Wallace non si affida a testimonianze aneddotiche né a fonti alternative, ma dichiara esplicitamente di basarsi esclusivamente su statistiche ufficiali governative: registri di mortalità, certificati di morte e dati pubblicati dalle autorità sanitarie britanniche nell’arco di circa 45 anni. Proprio questa scelta metodologica costituisce uno degli elementi centrali del pamphlet, che mira a contestare le conclusioni delle istituzioni utilizzando i loro stessi numeri.

Secondo Wallace, l’analisi dei dati mostrava un fatto inquietante: mentre il vaiolo diminuiva progressivamente, la mortalità complessiva per altre malattie infettive aumentava in modo significativo. In alcuni periodi, osserva l’autore, l’incremento dei decessi per queste patologie superava il numero totale delle morti per vaiolo nello stesso arco temporale. Wallace non afferma un nesso causale diretto e dimostrabile, ma introduce un’ipotesi che all’epoca suscitò forte polemica: la pratica dell’inoculazione potrebbe aver contribuito, come fattore concorrente, a indebolire la salute generale della popolazione.

Il naturalista riconosce che la vaccinazione abbia avuto un ruolo nel contenimento e, nel lungo periodo, nell’eradicazione del vaiolo. Tuttavia, sottolinea che la mortalità generale continuò a crescere, e che attribuire ogni miglioramento sanitario esclusivamente ai vaccini significava ignorare altri fattori determinanti come igiene, alimentazione, condizioni abitative e sanità pubblica.

Il punto più interessante del pamphlet riguarda però l’obbligatorietà. Wallace sostiene che, anche se le sue conclusioni fossero solo “approssimativamente corrette”, imporre la vaccinazione attraverso multe, coercizione e pene detentive sarebbe un atto di dispotismo. A suo giudizio, leggi di questo tipo non solo rischiavano di peggiorare la salute pubblica, ma compromettevano anche libertà individuali e vite umane.