04 Aprile 2023
Reda Gulha, fonte: Twitter @fabienprevots
Silenzio tombale. L'ad di Pfizer Francia Reda Guiha audito dalla commissione d'inchiesta Covid del Senato francese ha le bocche cucite in merito ai contratti per i vaccini: "Questa parte è davvero un segreto industriale. È la regola che abbiamo istituito". Una regola dunque, che appare più una via di fuga. La domanda di Laurence Cohen era molto chiara: "Perché i contratti siglati tra Pfizer e la Commissione europea non sono stati resi pubblici, specialmente quello da 1,8 miliardi di dosi?".
E qui tornano a galla gli sms privati tra il ceo di Pfizer Bourla e Ursula Von der Leyen. Il contratto era stato firmato lo scorso maggio 2021 e l'obiettivo dell'istituzione parlamentare in Francia così come in altre parti d'Europa è quella di maggior trasparenza su quel documento. L'azienda farmaceutica americana non è intenzionata a vuotare il sacco, da Bruxelles a Parigi le cose non sembrano cambiare ed il commissario alla Salute, Stella Kyriakides interpellata sul tema dal Parlamento Ue ha espressamente rigettato le accuse contro la von der Leyen. Dicendo che era già stato fatto il massimo sforzo di trasparenza.
"Non è stata coinvolta in alcun negoziato sui contratti", ha giurato la Kyriakides riferendosi alla presidente della Commissione. Ma il mistero resta sulle parti sbianchettate, sulle minacce dei vertici canadesi di Pfizer ai parlamentari che chiedevano di leggere i contratti, straparlando di un abuso di autorità e sostenendo che poi nessuna grande corporation avrebbe più accettato di con- cludere affari con Ottawa.
La Kyriakides ha provato a buttare la palla in tribuna, esclamando dinanzi alla commissione d’inchiesta Covid che gli Stati membri dell’Unione erano "perfettamente a conoscenza delle condizioni dei contratti" e che "hanno sempre avuto la possibilità" di respingerli. Una versione che diversi europarlamentari non sostengono in quanto i Paesi Ue data l'emergenza potrebbero essere stati costretti ad accettarli per non rimanere privi di dosi.
Un altro scenario è anche quello evocato in una delle chat di Nicola Magrini, ex direttore generale dell’Aifa. Ovvero che ci siamo lasciati imporre clausole "capestro", scritte "come una presa in giro per analfabeti con l’anello al naso".
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