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Elisabetta Fernandez: “Prendetevi più tempo per il sesso”

L’esperta e sessuologa di fama internazionale racconta a Il Giornale d’Italia come vivere al meglio la sessualità, il rapporto con il partner e indirizzare i giovani

Di Stefano Bini

19 Settembre 2022

Elisabetta Fernandez: “Prendetevi più tempo per il sesso”

Elisabetta Fernandez è dottore di ricerca in Teoria e Ricerca Sociale, sociologa, sessuologa, autrice di saggi, romanzi e articoli, ospite in qualità di esperta in programmi radio e tv, Premio Minerva per le professioni (XII edizione).

Cosa vuol dire, nel 2022, fare la sessuologa?

«Lo studio della sessualità umana è momento di convergenza di diverse discipline: psicologia, medicina, sociologia biologia, antropologia. Io sono una sessuologa sociologa, quindi studio la sessualità umana come fatto sociale che come tale si modifica unitamente al cambiamento della cultura nella quale si è immersi, divenendo metafora della realtà. Raccolgo interviste, analizzo e interpreto dati che mi consentono di conoscere meglio la società proprio attraverso i comportamenti sessuali. In questi ultimi anni il lavoro è più fluido, poiché c’è maggiore disponibilità a raccontare le proprie esperienze, in particolare da parte delle donne che ormai sono più disinvolte e inoltre mediamente hanno maggiori capacità comunicazionali.»

 

In un momento in cui il mondo corre velocissimo, quanto tempo si dedica all’intimità?

«Nella frenesia del vivere quotidiano, il tempo dedicato all’intimità, nello specifico alla sessualità, rischia di essere confinato in uno spazio angusto; troppo frequentemente si è fagocitati da una realtà che confina nell’ombra i momenti piacevoli dell’esistenza. La sessualità, invece, dovrebbe occupare un posto di rilievo, soprattutto se recuperata alla dimensione affettiva, poiché è proprio nella corresponsione di amorosi sensi che si realizza l’incontro di due menti attraverso i rispettivi corpi, in una fusione, in una comunicazione totale che conduce al soddisfacimento spirituale e fisico, celebrazione gioiosa della vita.»

 

È un cliché o una verità che gli uomini pensino più al sesso delle donne?

«Le statistiche parlano chiaro. Gli uomini pensano al sesso il doppio di quanto facciano le donne, collocandolo, però, sullo stesso piano del cibo e del sonno, considerandolo quindi alla stessa stregua degli altri bisogni primari. Per quel che riguarda le donne il discorso è diverso. Se le nostre nonne pensavano alla sessualità con più timidezza o addirittura allontanavano l’idea ritenendola indecente, nel terzo millennio signore di tutte le età pensano al sesso e non ne fanno mistero, ma non lo collocano sullo stesso piano del cibo e del sonno. Anche in quest’epoca di allineamento tra i generi e di convergenza, restano delle differenze nel modo di pensare al sesso, dovute alla personale visione del mondo e alla persistenza, se pur in forma residuale, di stereotipi tipici di una cultura che ha considerato, con troppa frequenza, il piacere sessuale un’esigenza appannaggio esclusivo dell’uomo. È da tener presente comunque che il percorso verso la parità di genere poggia su altri presupposti che vanno ben oltre il numero delle volte in cui si rivolge il pensiero a questo argomento. Non soffermiamoci sulle differenze, anche per evitare il rischio di potenziare inutili forme di antagonismo; focalizziamo l’interesse sulla necessità di una collaborazione tra i sessi e su un’uguaglianza fondata sul rispetto della diversità.»

 

È vero che è aumentata l’età in cui si fa sesso per la prima volta?

 «L’età è aumentata rispetto a circa venti anni fa; i ragazzi vivono la loro prima volta intorno ai 17 anni, varia di poco la differenza fra i sessi. Arrivano al primo rapporto con la loro voglia di scoprire, in balia delle loro tempeste ormonali, con il desiderio di sperimentare il nuovo, purtroppo non educati alla sessualità. Spesso cercano le risposte in Rete, dove non di rado la serietà delle informazioni latita.»

 

La famiglia, agenzia di socializzazione primaria, con frequenza ha difficoltà ad affrontare questo argomento con i figli.

«Purtroppo anche la scuola non si propone con adeguati strumenti. Sarebbe invece opportuno promuovere la conoscenza della sessualità attraverso metodiche appropriate, basate su contenuti scientificamente validi e in riferimento al fatto che l’argo­­mento rimanda non soltanto alla dimensione biologica, ma rappresenta il punto di incontro tra questa e la dimensione etica. Educare alla sessualità comporta una serie di implicazioni dalle quali è impossibile prescindere; principalmente deve essere finalizzata a creare condizioni in cui l’individuo sia libero di fare delle scelte in modo consapevole, tenendo conto che educare non è imporre, ma insegnare a scegliere senza sclerotiche certezze fornendo strumenti critici, indispensabili lungo il percorso verso quella democrazia esistenziale che è un diritto di tutti».

 

La pornografia in tutte le salse e le mille distrazioni, quanto incidono nella sessualità dell’adolescente, ma anche del giovane e dell’adulto?

 «I pareri sono contrastanti. C’è chi sostiene che la pornografia generi quote additive di ansia da prestazione per la tendenza a fare confronti e possa determinare una sorta di distacco emotivo dal partner. Per l’uomo in particolare si aprirebbero le porte dell’insicurezza quando scende nell’arena del sesso. Di contro altri ne enfatizzano gli aspetti positivi considerandola un modo per acquisire conoscenza sulla sessualità e essere stimolati nelle fantasie erotiche, in particolare per le donne che di fronte al materiale pornografico traggono ispirazione. Gli effetti della pornografia dipendono dalle modalità di fruizione; una dose moderata può aiutare anche coppie in momentanea narcosi emozionale, può stimolare la fantasia, riaccendere un desiderio intorpidito. Potrebbe invece rivelarsi dannosa la visualizzazione costante di materiale pornografico, ancor più se violento, la cui esposizione porta a introiettare l’aggressività. Utenti sempre più giovani si avvicinano alla pornografia anche in ragione dell’uso di strumentazioni tecnologiche; purtroppo non hanno un manuale di utilizzo e quindi si muovono in un oceano privi di mappe di navigazione e nel quale frequentemente finiscono per naufragare.»

 

Arriviamo ai problemi di coppia. Quali sono i più comuni?

«I ritmi di vita velocizzati contribuiscono a limitare lo spazio della dimensione emozionale, a discapito della cultura del sentimento. Poco dialogo, parole vuote e silenzi pieni di significati intraducibili: è così che la comunicazione viene a mancare creando un vuoto incolmabile. Ognuno, coinvolto nei propri impegni, è poco propenso ad ascoltare, quasi sempre assorbito dal lavoro, che rappresenta il nucleo centrale dell’esistenza. In una società che mira alla massimizzazione della crescita economica e tende a sottovalutare gli spazi emozionali si può spalancare la via a un mondo di single. Se la prospettiva è quella di trovarsi a vivere una relazione destinata, in breve tempo, a svuotarsi di contenuti e rimanere priva dei suoi presupposti fondamentali, vissuta in bilico tra insoddisfazione e frustrazione e che cerca conforto in rapporti virtuali costruiti nel Web, la scelta di rinunciare alle “delizie” della vita di coppia non desta meraviglia. Inoltre, al mutato rapporto tra i sessi molti non riescono a adeguarsi. Le donne, affrancandosi da una cultura che le voleva relegate in un ruolo marginale hanno conquistato nuovi spazi un tempo proibiti. Una situazione di presunta parità è inibente per alcuni uomini che si trovano in ritardo con i ritmi della modernità e sono spaventati da certi comportamenti non più coniugati soltanto al maschile. Alcuni lamentano, in maniera più o meno latente, una situazione di disagio, i cui effetti possono ripercuotersi anche sul piano sessuale.»

 

Consigli per una vita sessuale e di coppia duratura?

«Il rapporto di coppia è una sorta di work in progress: è necessario imparare a capire, conoscere, interpretare i cambiamenti legati al passare del tempo e se la modifica non è involuzione sarà parte di quella costruzione resa solida da un sentimento profondo e in continua crescita. La relazione si realizza, così, in una costruzione che non è costrizione, e viene a concretizzarsi una situazione di benessere psichico che si estende a ogni aspetto della vita, anche nella sessualità. È importante riuscire insieme a proiettarsi verso nuove mete, guardando se pur con occhi diversi nella stessa direzione, arricchendo in modo crescente un discorso che si farà sempre più coinvolgente, esito di una comunicazione continua, vibrante, totalizzante. Per amplificare la complicità è bene, quindi, privilegiare l’aspetto comunicativo della sessualità e non quello della performance; condividere anche momenti di tenerezza poiché l'intimità è qualcosa di più complesso di un amplesso, mi si perdoni il gioco di parole. Una sessualità recuperata alla dimensione affettiva è destinata negli anni della maturità avanzata a migliorare e arricchirsi di contenuti».

 

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