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Novavax, il virologo Fabrizio Pregliasco: "Il nuovo vaccino convincerà gli indecisi a immunizzarsi"

Fabrizio Pregliasco a Il Giornale d'Italia: "È una tecnologia che ha più di 20 anni ed è stata quindi più sperimentata rispetto a quella dei vaccini a RNA come Pfizer. E dato il meccanismo su cui è basato Novavax, non potrebbe sussistere la teoria complottista della mutazione del genoma, che per la scienza è comunque totalmente infondata"

Di Daniela Brucalossi

05 Gennaio 2022

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Novavax, il quinto vaccino approvato dall'Ema (Agenzia europea dei medicinali) e dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), arriverà in Italia verso la fine di gennaio. Chiamato anche "il vaccino dei no vax" perché a base proteica e realizzato con una tecnologia più tradizionale e sperimentata rispetto ai vaccini anti Covid a RNA come Pfizer e Moderna, è destinato in particolare ai 5,5 milioni di italiani non ancora immunizzati. La vaccinazione con Nuvavoxid, questo il nome commerciale, prevederà due prime dosi a distanza di 21 giorni l'una dall'altra e un'efficacia del 90% circa nel prevenire il contagio da Coronavirus. Ma in che cosa esattamente il nuovo vaccino a base proteica si differenzia dai quelli a RNA già in commercio? L'abbiamo chiesto al noto virologo Fabrizio Pregliasco.

Professore qual è la differenza tra i vaccini a RNA come il Pfizer e il nuovo vaccino Novavax a base proteica?

I vaccini a RNA come Pfizer e Moderna hanno alla base studi consolidati da almeno dieci anni ed è stato possibile industrializzarli grazie a dei finanziamenti ad hoc. Con questi vaccini viene inserito nel meccanismo replicativo delle cellule del nostro organismo il messaggio che le induce a riprodurre quel pezzettino di virus chiamato Spike. Lo Spike genera quindi la risposta immunitaria. Non altera il genoma delle cellule umane in cui è replicato ma sfrutta il meccanismo replicativo di tutte le proteine.
Mentre il vaccino Novavax a base proteica sfrutta una tecnologia conosciuta da più di 20 anni per produrre medicinali e vaccini. Ad esempio, vengono prodotti in questo modo l’insulina per la terapia del diabete e i vaccini contro epatite B, meningococco e papilloma virus. Nel caso di Novavax, la proteina Spike, ovvero l’uncino del virus, viene prodotto in laboratorio e, una volta inoculato, scatena la risposta immunitaria.
Insomma, la parte finale del processo è la stessa in tutte e due le tipologie di vaccino. Quello che cambia è il modo di produrre la Spike. In un caso viene autoprodotta dall’organismo, nell’altro pre-prodotta in laboratorio. Sicuramente il Novavax è meno costoso e complicato da produrre e quindi più facilmente accessibile a tutti i paesi del mondo. Inoltre è più facilmente conservabile perché basta tenerlo a una temperatura da frigorifero. I vaccini a RNA, invece, vanno conservati a -20 gradi.

Perché Novavax potrebbe convincere anche i "no-vax" e gli indecisi a vaccinarsi?

È una tecnologia che ha più di 20 anni ed è stata quindi più sperimentata rispetto a quella dei vaccini a RNA. Questo potrebbe tranquillizzarli. E dato il meccanismo su cui è basato Novavax, non potrebbe sussistere la teoria complottista della mutazione del genoma, che, voglio ribadire, per la scienza è comunque totalmente infondata.

E per quanto riguarda gli effetti collaterali e l’inoculazione nei soggetti fragili?

Con il Novavax non si è osservata la presenza di miocarditi, un fenomeno comunque molto raro e irrisorio negli altri vaccini. Ma, a parte questo, gli effetti collaterali riscontrati sono pressoché gli stessi: non gravi e passeggeri nella quasi totalità dei casi. Il livello di sicurezza ed efficacia è lo stesso anche per quanto riguarda l’inoculazione del vaccino da parte di soggetti fragili, affetti da gravi patologie o in gravidanza. Il vaccino a RNA utilizza solo una tecnologia più innovativa, non è meno sicuro o efficace.

Secondo lei, si potrà scegliere che vaccino fare nel prossimo futuro? In questo caso, per il Novavax si darebbe la precedenza a “no-vax” e indecisi?

C’è la possibilità che si crei una corsia preferenziale per il Novavax destinata a “no-vax” e indecisi, che altrimenti non si vaccinerebbero. Sicuramente dipenderà dalle quantità di vaccino disponibili.

Se ci sarà possibilità di scelta, non c’è il rischio che anche i “pro-vax”, magari rassicurati dalla metodologia più tradizionale, vogliano fare il Novavax?

Ma io credo che ormai la stragrande maggioranza degli italiani, che si è vaccinata, non abbia più dubbi sulla sicurezza dei vaccini a RNA. Poi, se le quantità disponibili saranno sufficienti, ci potrebbe essere la possibilità di scegliere.

Novavax potrà prevenire maggiormente lo sviluppo di nuovi varianti?

Anche sotto questo aspetto, non c’è molta differenza rispetto ai vaccini a RNA. L’aspetto positivo di questi ultimi è che, data la tecnologia su cui si basano, possono essere aggiornati più facilmente e più velocemente nel caso subentrino nuove varianti che “buchino” la protezione del vaccino. Si era pensato di aggiornare i vaccini già esistenti con l’avvento di Omicron ma, alla fine, si è visto che l’efficacia rimaneva alta con la somministrazione della terza dose booster. Nel prossimo futuro è probabile che i vaccini vengano aggiornati.

E per quanto riguarda le copertura temporale di Novavax? La somministrazione degli eventuali richiami potrebbero essere più simili a quelle di vaccini come l’antinfluenzale?

Novavax è troppo recente per poterlo dire con sicurezza. La copertura nel tempo va ancora esaminata. Certo, in generale, la frequenza nella somministrazione dei richiami dipenderà dalla gravità dell’andamento epidemiologico. Su base statistica, la capacità del vaccino di proteggere da una forma grave di Covid nel corso dei mesi scende dal 95% all’80%: rimane quindi molto alta. La capacità invece di prevenire il contagio, superato il sesto mese dall’ultima inoculazione, scende fino al 40%. Bisognerà quindi valutare, in base alla situazione, che risultato vogliamo ottenere.

In che misura pensa che la produzione di Novavax spingerà “no-vax” e indecisi a vaccinarsi?

Penso non molto. Forse gli indecisi e le persone spaventate dalla composizione del vaccino a RNA saranno convinti da Novavax, data la tecnologia più tradizionale e la sperimentazione di più lunga data. Ma coloro che non credono nella gravità della malattia e pensano sia tutto un complotto per arricchire le case farmaceutiche non penso si andranno a vaccinare.

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