Dimissioni Santanchè, veleni interni a FdI: addio ex ministra turismo in cambio di congedo Donzelli da capogruppo - RETROSCENA

Il veleno all'interno di FdI si sarebbe percepito anche quando tra i fedelissimi di Meloni qualcuno ha detto: "Cosa può avere in mano Daniela? Che Giorgia è andata due volte al Twiga? Perderemo i finanziamenti, tutti tracciati, che ha portato al partito tramite qualche suo amico imprenditore? Pazienza"

Sembrerebbero esserci veleni all’interno di Fratelli d’Italia. Le dimissioni della ex ministra del Turismo, spinta da Meloni, pare siano arrivate, secondo alcuni retroscena, in cambio dell’addio di Donzelli dal ruolo di Capogruppo. A far da tramite, nonostante un primo tentativo di mediazione fallito, pare esserci stato Ignazio La Russa. Ora, secondo rumors raccolti dal Giornale d'Italia, per Santanchè potrebbero aprirsi le porte di Futuro Nazionale con Vannacci.

Dimissioni Santanchè, veleni all'interno di FdI: "Che ha in mano Daniela? Che Giorgia è andata 2 volte al twiga?"

"Giorgia, mi serve qualche ora". È uno dei passaggi chiave della giornata prima delle dimissioni di Santanchè. Prima della partenza per l’Algeria, Meloni si confronta proprio con La Russa, ribadendo una linea senza margini: "fermezza totale". Per Santanchè non ci sono spazi di trattativa, né possibilità di avanzare condizioni o ipotesi future.

Il caso Santanchè viene quindi affidato interamente al presidente del Senato. Meloni osserva a distanza gli ultimi movimenti, colpita dal fatto che la ministra continui le sue attività come se nulla fosse, pur conoscendo ormai l’esito inevitabile. Le torna in mente una frase pronunciata dopo la vittoria elettorale: "Non sono ricattabile". Tra i fedelissimi il tono è netto: "Cosa può avere in mano Daniela? Che Giorgia è andata due volte al Twiga? Perderemo i finanziamenti, tutti tracciati, che ha portato al partito tramite qualche suo amico imprenditore? Pazienza".

Intanto, dentro FdI, il clima si avvelena. Le voci su un possibile scambio tra le dimissioni di Santanchè e quelle di Donzelli si diffondono rapidamente, alimentando sospetti e tensioni. Il diretto interessato smentisce con leggerezza, così come Arianna Meloni, ma il dato politico resta: il partito attraversa una fase inedita, segnata da fibrillazioni interne e da un nervosismo diffuso.

Nel frattempo, la premier è ad Algeri. All’ingresso del palazzo presidenziale di El Mouradia, l’atmosfera nella delegazione italiana è tesa. Meloni mantiene un profilo istituzionale durante l’incontro con il presidente Abdelmadjid Tebboune, concentrato su un dossier cruciale: l’aumento delle forniture di gas dall’Algeria, reso urgente dal blocco di quelle provenienti dal Qatar a causa della crisi in Iran e dalla competizione con la Spagna.

Il vertice si conclude senza spazio per domande. Solo dichiarazioni ufficiali. Ma è al termine della missione che arriva la conferma definitiva: Santanchè è fuori dal governo. La Russa aggiorna Meloni sull’incontro con la Santanchè e sulla definizione del comunicato di dimissioni. Ai collaboratori più stretti, la premier sintetizza così l’accaduto: "Ho rimediato a degli errori".

Si chiude così una fase, ma non le sue conseguenze. Meloni vuole accelerare e "ripartire" con l’azione di governo, anche alla luce della recente battuta d’arresto referendaria. Attende con preoccupazione i dati Istat sul deficit-Pil e ammette la necessità di un cambio di passo: "serve una nuova scossa".

All’orizzonte, un rimpasto che potrebbe coinvolgere diversi sottosegretari, dalla Giustizia agli Esteri, fino a Università e Cultura. Resta poi il nodo del Turismo: l’ipotesi di un interim consentirebbe alla premier di valutare con calma una soluzione più ampia, "a 360 gradi". Tuttavia, in pole ci sarebbe Carampana, poi Sallemi, Pecci e Malagò.