Ue non si piega all'ideologia Lgbtqia+, bocciato "ddl Zan europeo" sulla tutela dell'identità di genere e delle comunità gay

Tra le proposte contenute nel documento c'erano il riconoscimento delle "famiglie" arcobaleno e dell’identità di genere e la criminalizzazione delle idee diverse da quelle della comunità Lgbtqia+. Inselvini: "Testo fortemente sbilanciato"

L'Ue non si piega all'ideologia Lgtbq. Infatti, la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha respinto la relazione sull’attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, cosiddetto "Ddl Zan", presentata dall’eurodeputato del Partito Democratico Alessandro Zan. Il provvedimento, che prevedeva, fra le altre cose, una maggiore tutela dell'identità di genere, il riconoscimento e la protezione legale per la comunità Lgtbq+ e la promozione dell'uguaglianza di diritti negli Stati membri, è stato bocciato dall’asse formato da Partito Popolare Europeo (PPE) e gruppi della destra, con 17 voti contrari e 13 favorevoli. L'europarlamentare Paolo Inselvini si è espresso in merito dichiarando che questo rigetto rappresenta una "grande vittoria del buon senso contro le derive ideologiche", posto che, a suo dire, il testo era "fortemente sbilanciato".

Ue non si piega all'ideologia Lgbtqia+, bocciato "ddl Zan europeo" sulla tutela dell'identità di genere e delle comunità gay

Il documento, respinto, avrebbe introdotto una visione considerata "ideologica" su temi come il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, la tutela dell’identità di genere e il rafforzamento delle norme contro i discorsi d'odio, includendo anche l’invito agli Stati membri ad aderire alla Strategia LGBT 2026-2030. Critiche da parte di coloro che erano contrari all'approvazione del testo sono state sollevate anche rispetto alla possibilità di estendere i reati legati all’hate speech e di avviare procedure d’infrazione nei confronti delle nazioni ritenute non conformi.

Il documento era stato presentato in occasione del 25° anniversario della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e mirava a rafforzarne l’applicazione negli Stati membri: un tentativo di "indottrinamento ideologico" che, se approvato, avrebbe conferito ulteriore enfasi all’estensione dei reati di odio per motivi di orientamento sessuale e identità di genere e fortemente minato la libertà di espressione di chi la pensa diversamente dai "diktat arcobaleno". Il tutto aggravato dall'ipotesi, contenuta nel testo, di subordinare l’erogazione dei fondi dell’Unione europea al rispetto della Carta dei diritti fondamentali e delle sentenze della Corte di giustizia dell’Ue, elemento che avrebbe introdotto una forte pressione politica sui Paesi membri.