Palermo, On. La Vardera al GdI: "Legge su assunzione donne 'sfregiate' e orfani femminicidio ridotta a strumento politico; all'ARS pressappochismo e interessi ad personam"

L'esito dell'(ormai) decaduta norma 3/2024 continua a far discutere. Scaduta in tempi record senza estesi benefici pubblici, la norma proposta dal deputato La Vardera - pensata inizialmente con spirito più estensivo - è stata progressivamente limitata e nelle sue applicazioni, e nelle scadenze di legge. Il deputato La Vardera racconta al Giornale d'Italia com'è nata, cosa ne è stato e cos'è necessario fare

Mercoledì 31 Dicembre 2025, secondo indicazione normativa, la legge siciliana 3/2024 sull’assunzione agevolata di donne “sfregiate al volto” e orfani di femminicidio, decadeva. Dopo mesi di silenzio e contorsionismi politici, la Regione Siciliana accolse solo due istanze lasciando tutte le altre pendenti e inascoltate. Una breve parentesi legislativa che ha lasciato il tempo trovato, nata con intenzioni nobili ma presto scaduta nel “pressappochismo politico”. Il Giornale d’Italia è tornato ad occuparsene ascoltando l’On. Ismaele La Vardera, promotore della norma e fondatore di Controcorrente.

Per quale motivo una legge così importante come la n. 3/2024 è decaduta dopo neppure due anni?

Quando abbiamo legiferato su questa legge non l’abbiamo pensata a scadenza, proprio per la sua importanza. Doveva essere, diversamente, una norma duratura, estensiva. Il problema è stato politico: il centrodestra ha pensato di prendere questa legge e stravolgerla perché nelle more si stava delineando una norma nazionale. In buona sostanza, la nostra legge - che nelle intenzioni originarie sarebbe dovuta durare ‘fino a data da destinarsi’, per così dire - è stata impugnata dal Governo nazionale e riscritta con una scadenza fissata al 31 dicembre 2025. In attesa di una norma nazionale che però ancora non c’è. E qui il paradosso: la legge è sì scaduta, ma non perché ci sia una norma nazionale in tal senso, quanto per il riferimento al 31 dicembre. L’espressione “nelle more della definizione di una disciplina statale” si configura quindi come estremamente equivoca. Non colgo il senso però di fissare la data di scadenza al 31 dicembre; la domanda in questi termini andrebbe posta al Governo.

Perché la norma è rimasta lettera morta per oltre un anno dopo la sua approvazione?

Perché la volontà del Governo, per quanto assurdo possa sembrare, era quella di non dare visibilità a un deputato che aveva proposto una norma nobile. Quindi: da un lato, il Governo vedeva nella legge un conflitto di competenza su una materia di cui diceva di starsene occupando; dall’altro, la norma ha creato problemi al Governo regionale alimentando una spirale di pressappochismo politico. Consideri che io ho fatto decine di interrogazioni per chiedere l’applicazione della norma, inclusa una battaglia nazionale mediatica.

Perché hanno potuto beneficiarne solo due donne? E gli orfani?

La Regione Siciliana non è stata affatto collaborativa in questo: tantissime sono state le domande fatte da donne e ben poche sono state quelle poi approvate [due, ndr]. Stesso ragionamento per gli orfani: tutte le domande fatte da loro sono state cassate. Gli emendamenti successivi alla data di approvazione della legge sono stati dunque subìti da noi perché i promotori non venivano dal centrodestra. Siccome non l’hanno pensata loro, non l’hanno fatta loro, dovevano mettere “i bastoni tra le ruote” all’opposizione.

Perché inserire il discrimine di un solo orfano di femminicidio a nucleo familiare?

Per quanto possa sembrare ragionevole la scelta nella misura della scarsa disponibilità delle risorse regionali, è chiaro che io avrei preferito un’estensione maggiore di questa norma. Così era stata concepita la legge, poi modificata. Anche questa domanda andrebbe posta al Governo: perché questi limiti? La norma non era nata con questo spirito. L’hanno falciata, snaturata. Mi auguro, a questo punto, che chi ha presentato domanda possa fare ricorso nelle sedi opportune.

Quale la posizione del Presidente Renato Schifani, tra i principali sostenitori della norma e autore della retroattività?

È nota. Consideri che abbiamo dovuto lottare mesi, con Barbara Bartolotti [una delle due donne beneficiarie della legge, ndr], per essere ricevuti dal Presidente - senza poi di fatto ricevere un incontro. Dopo insistenze legittime, Schifani ha dato seguito a sole due istanze (comunque in spregio a tutte le altre domande rimaste inascoltate). In definitiva, una posizione di codardia politica.

La legge è stata, in sostanza, stravolta dalla sua originaria formulazione…

La legge è diventata strumento politico. Ad ogni modo, ora la battaglia resta aperta per le altre donne che hanno fatto richiesta e non sono state ascoltate. Farò una ricognizione delle domande presentate presso gli uffici. Quindi, sarà necessario innescare un meccanismo col Governo nazionale affinché agisca il più velocemente possibile nell’approvazione di una disposizione statale in materia di assunzioni agevolate.

Alla luce di tutto, cosa ne pensa delle modalità con cui il Parlamento Siciliano legifera e spende i soldi pubblici dei suoi contribuenti?

Se si stravolge una norma così importante come questa al punto da renderla inapplicabile, e ci si concentra solo su sagre, feste e mancette, la risposta viene da sé. È un Parlamento che preferisce fare spallucce su temi di tale portata, dove la maggioranza battibecca e antepone leggi quasi ad personam, curando interessi individuali e familiari.