Palermo, nel 2024 l'ARS promise agevolazioni in PA a "orfani di femminicidio" e donne "sfregiate" ma ad oggi la norma è carta straccia, on. Schillaci (M5S) al GdI: "Pronti a nuovo emendamento"

Nel gennaio 2024 il Parlamento Siciliano approvava una legge volta ad agevolare il reinserimento lavorativo di donne vittime di violenza di genere "sfregiate in volto" e orfani di femminicidio. Ma dopo meno di due anni dalla sua approvazione, la legge è decaduta in tempi record, dopo "periodi morti", difficoltà burocratiche e promesse infrante

Che ne è stato della legge 3/2024 che garantiva accesso preferenziale e diretto, nella pubblica amministrazione regionale siciliana, di donne vittime di violenza rimaste «deformate o sfregiate in volto» e di orfani di femminicidio? Che fine ha fatto la norma fiore all'occhiello dell'Isola con cui la Sicilia si aggiudicò il "primato" italiano di Regione garante di aiuto occupazionale alle vittime della violenza di genere?

Storia breve: è già inapplicabile, a neppure due anni dalla sua entrata in vigore. A darne definitiva conferma al Giornale d'Italia è la deputata pentastellata Roberta Schillaci, Segretaria della Commissione Antimafia e Componente Cultura, Formazione e Lavoro: "La norma è decaduta, come da data indicata nella stessa legge regionale". Ennesima legge regionale fantasma, rimasta lettera morta per oltre un anno, fatta ripartire tra continui emendamenti e tramontata definitivamente 23 mesi dopo, senza lasciare traccia. Riavvolgiamo il filo della questione. Il 31 gennaio 2024 il Parlamento siciliano, con placet del Presidente Renato Schifani, approva una legge avanzata dall'On. Ismaele La Vardera, al tempo esponente di Sud chiama Nord, col pregevole obiettivo di garantire il reinserimento sociale ed occupazionale delle vittime (donne con «deformazione o sfregio permanente del viso» e figli orfani) della violenza di genere con modalità agevolate di assunzione (chiamate dirette) nella pubblica amministrazione siciliana e in enti locali. La legge è un'estensione della norma 20/1999, commi 1 e 3 dell'art. 4, che prevede tali agevolazioni pubbliche per vittime di mafia. Testualmente, a «coniuge superstite, vittima sopravvissuta, genitori, convivente more uxorio e orfani delle vittime della mafia e della criminalità organizzata o della vittima sopravvissuta che abbia riportato un'invalidità permanente [...]».

L'Aula tripudia e Schifani (quasi un anno e mezzo dopo) pensa a renderla retroattiva per estenderne i benefici "anche a chi ha subìto tragedie immani prima dell'entrata in vigore della norma". La retroattività passa l'11 giugno 2025. Il bacino dell'utenza (femminile) si allarga, salvo tornare a restringersi in fatto di orfani di femminicidio. Con l'art. 11 della legge 28/2025 infatti un nuovo emendamento specifica che non tutti gli orfani possono godere dell'agevolazione, ma solo quelli «in numero non superiore a uno» per nucleo familiare. È il 26 giugno 2025 quando l'ARS approva questa nuova specifica dai contorni quanto meno opachi: perché un solo figlio beneficiario per ciascun caso di femminicidio? Con quale criterio lo si dovrebbe scegliere? Una specifica discriminante (e discriminatoria) che si aggiunge alla già escludente definizione di donne dal «volto sfregiato». "È strano - commenta l'On. Schillaci del Movimento 5 Stelle al Giornale d'Italia -, se non erro il discrimen non si pone ai figli vittime di mafia... Forse la scelta è dettata da problemi di risorse, o la misura è volta a contenere l'impatto sulle assunzioni pubbliche. Forse è una norma sperimentale...".

Ma il punto più grave è un altro: che cioè questa legge, alla data odierna, risulta appunto inapplicabile. Ha cioè cessato i suoi effetti il 31 dicembre scorso, come indicato nella prima modifica legislativa datata 12 marzo 2025. Il riferimento al terminus ante quem della validità della norma compare quale primario passaggio della formulazione definitiva così emendata:

Dunque: dal marzo 2025 il Parlamento siciliano ha continuato a legiferare su una norma transitoria e ad tempus, che si sapeva sarebbe scaduta scandalosamente meno di due anni dopo dalla sua approvazione. Beffa sulla beffa, non solo finora nessuno ha avanzato proroghe formali sui termini di legge, ma chi ha potuto usufruire della misura sono state solo due donne.

Il contratto di lavoro delle due beneficiarie? Arrivato il 26 settembre scorso, giusto in tempo, e quando i documenti contabili della Regione hanno consentito (con tutta calma) l'attivazione di nuovi contratti. Barbara Bartolotti e P.D.L, inquadrate come "assistenti" (categoria C) sono le uniche donne ad essere state "miracolate" da questa legge "fantasma". La Sicilia si è quindi dotata di uno strumento legislativo scaduto in tempi record, vanificato da una classe politica superficiale e arruffona, venduto a buon mercato sulla pelle delle vittime di violenza. L'ennesimo sipario politico utile a fare propaganda e a racimolare seguito elettorale.

"Tornerò a presentare un emendamento necessario a prorogare i termini di legge per continuare ad estendere i benefici per le vittime di mafia anche per le vittime di violenza di genere" promette l'On. Schillaci, ma gli interrogativi su una norma che "è apparsa e scomparsa" agevolando solo due persone prima di smettere di esistere, rimangono.