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Elezioni 2022, Pd spaccato in Puglia: ricorso per l’assenza di capilista donne

Polemica interna tra i dem guidati dal governatore Emiliano per chiedere l’annullamento di “scelte illegali e sessiste” nelle candidature per le politiche

18 Agosto 2022

Elezioni 2022, Pd spaccato in Puglia: ricorso per l’assenza di capilista donne

Michele Emiliano (foto Lapresse)

Pd spaccato in Puglia in vista delle prossime elezioni politiche. Due consiglieri regionali dem, Ruggiero Mennea e Fabiano Amati, hanno presentato un ricorso urgente alla Commissione nazionale di garanzia per annullare le liste del Pd Puglia e modificarle. Il motivo? L’assenza di esponenti donne tra i cinque capilista.

Elezioni 2022, Pd spaccato in Puglia: il presidente del consiglio regionale potrebbe ritirarsi

Secondo i due esponenti regionali i candidati del Partito democratico pugliese, guidato dal governatore Michele Emiliano, sono stati nominati “con atti illegali e modalità sessiste”. E sarebbero state violate una serie di regole interne: “Parità di genere perché composte con soli capilista uomini, mancanza di elezioni primarie o sistema di ampia consultazione, contendibilità, uguaglianza di tutti gli iscritti, designazioni collegiali, rappresentatività politica e territoriale, pubblicità della procedura di selezione, modalità democratica di approvazione delle candidature attraverso organi rappresentativi, rinunce e sostituzioni senza riconvocare la direzione nazionale”. Ma il caos nel Pd della Puglia va oltre. Secondo le ultime indiscrezioni, il presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, al quarto posto nel plurinominale al Senato, starebbe riflettendo se accettare o meno la candidatura dopo che la sua casella nelle liste è stata occupata dal capo di gabinetto di Emiliano, Claudio Stefanazzi.

Chieste le dimissioni del segretario dei democratici pugliesi

Le rimostranze arrivano da più parti della Puglia. Il Pd salentino ha chiesto le dimissioni del segretario regionale, Marco Lacarra. La conferenza dei segretari della federazione provinciale di Lecce, alla quale hanno partecipato anche sindaci e consiglieri regionali, ha approvato la proposta di dimissioni all’unanimità. Amati, uno dei due consiglieri regionali che si sono rivolti alla Commissione di garanzia, ha rincarato la dose. “Queste liste non sono solo invotabili, ma pure illegali”, ha detto all’edizione barese di Repubblica. “Violano una gran quantità di norme statutarie e in particolare quelle sulla parità di genere e sulla contendibilità delle cariche. Chiedo l’immediata modifica delle liste, cancellando la totalità di capilista uomini e invertendo il genere dei capilista in almeno due collegi proporzionali della Camera. Meglio feriti che morti”.
 

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