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Mario Draghi: una speranza svanita. Siamo al tramonto del "Premier insostituibile"

Noi siamo dalla parte dell’Ucraina ed è giusto che sia così, ma dobbiamo anche ricordarci, tutti i giorni, di vivere in un paese a sovranità limitata

Di Pierfranco Faletti

26 Marzo 2022

L’esclusione dell’Italia dai prossimi mondiali di calcio, insieme al ritiro, a fine marzo, del Generale Francesco Figliuolo, da Commissario Straordinario per l’emergenza Covid, sembrano simbolicamente segnare il declino della stella di Mario Draghi, cui molti di noi avevano guardato come ad un Premier insostituibile.
La legge finanziaria 2022, proposta dal Governo ed approvata dal Parlamento, non rappresenta certamente un documento di coraggio ed innovazione.
Aver stanziato un miliardo all’anno in più, tanto per fare un esempio, in aggiunta ai generosi otto miliardi erogati dal Governo Conte, per il reddito di cittadinanza, ha suonato come un segnale negativo, soprattutto culturale, prima che politico, sulle intenzioni dell’esecutivo.
I vari passaggi del piano di ripresa e resilienza, il maggior debito mai contratto dall’Italia in un unico pacchetto, sembrano essere una cambiale in bianco, accordata dalla UE allo stimato ex Presidente BCE, piuttosto che un assenso convinto, circostanziato e dimostrato sui nebulosi progetti presentati.
Di riforme, di svolta, di rilancio e di sviluppo si è visto fin qui assai poco, anche se sarebbe ingeneroso non ricordare in quale contesto sanitario ed internazionale, tutto ciò è avvenuto.
In sordina è così emersa una cauta riforma della Magistratura, mentre ignota è ancora la riforma della burocrazia, ma soprattutto latitante è la politica energetica, per affrontare una crisi che si profila gigantesca.
Ricordo che nel 1973, quando il mondo subì un altrettanto forte shock energetico, i tanto vituperati Governi democristiani adottarono immediati provvedimenti, coraggiosi ed incisivi.
Il risparmio energetico coinvolse in pieno cittadini ed aziende, con la modifica delle bollette elettriche, per favorire i consumi nelle ore di minor carico della rete.
Nelle case si usavano gli elettrodomestici di notte, si spegnevano le luci e si riducevano le calorie dei termosifoni. Nelle strade si inventò l’introduzione delle targhe alterne (pari e dispari), per limitare l’uso degli autoveicoli, che comunque rimanevano fermi la domenica.
Soprattutto si predispose, in pochissimo tempo, un ambizioso piano energetico nazionale, che prevedeva, tra l’altro, la costruzione di impianti nucleari e di impianti termoelettrici cosiddetti policombustibili, atti cioè a funzionare bruciando olio combustibile, gas o carbone, in funzione delle convenienze economiche e delle disponibilità del mercato. Una strategia politica, raffrontata purtroppo all’odierno nulla.
Noi siamo dalla parte dell’Ucraina ed è giusto che sia così, ma dobbiamo anche ricordarci, tutti i giorni, di vivere in un paese a sovranità limitata. La massiccia presenza delle basi Nato, significa certamente truppe straniere piazzate in permanenza sul nostro territorio. Le forniture di gas dalla Siberia, essenziali per la nostra sopravvivenza, rappresentano altresì un vincolo determinante alla nostra indipendenza. Purtroppo da qui non si scappa.
Le ipotesi di sostituire oggi le forniture russe, con forniture di altra provenienza, è pura fantascienza. Il gas proveniente dal mare del Nord è tutto completamente contrattualizzato ed i consistenti e lucrosi contratti stipulati dai Governi Berlusconi con Libia e Tunisia, si sono purtroppo frantumati con l’uccisione di Gheddafi e l’estromissione di Ben Alí, ottenute da Obama e Sarkozy, consenziente il nostro Presidente Giorgio Napolitano, allora Presidente del Consiglio Superiore di Difesa.
Il gas liquido americano e non solo quello, attuale concreta alternativa, impone infatti la costruzione di alcuni tanto odiati rigassificatori, il che significa almeno 3/4 anni. Per l’utilizzo di energia nucleare ci vorrebbero invece come minimo oltre dieci anni.
Draghi, dovendo scegliere tra i due contendenti ha scelto ovviamente la Nato, con una determinazione però, a quanto sembra, perfino superiore a quella degli altri paesi partecipanti all’Alleanza. Speriamo, per il bene di tutti noi, che abbia valutato a fondo le conseguenze di una, anche se solo parziale, riduzione delle forniture di gas dalla Siberia, sugli equilibri politici e soprattutto sociali nel nostro paese.
Tutti dipendiamo oggi dal gas, tutto gira intorno al metano: elettricità, vita civile, industrie, automezzi e quant’altro.
Negli ambienti romani che ruotano intorno al cosiddetto “potere”, si sussurra che il nostro Premier sia stato molto amareggiato dalla mancata nomina a Presidente della Repubblica.
Continuare ad essere il Presidente del Consiglio di un Governo, sostenuto da personaggi mediamente poco stimati, con problemi nuovi emergenti quasi ogni giorno e ben lontani dalle sue consolidate esperienze e competenze, sembra lo stia completamente demotivando. Il suo obbiettivo sarebbe pertanto, di succedere all’attuale Segretario Generale della Nato, con sede a Bruxelles, a breve in scadenza.
Lì avrebbe un solo referente: il Presidente degli Stati Uniti ed avrebbe un ruolo internazionale di enorme rilievo.
Se così avvenisse, i poveri cittadini italiani rimarrebbero purtroppo in balia dell’ottimo Ministro Roberto Cingolani che, da titolare delle politiche energetiche, dopo aver dichiarato, come si fa nei bar, che gli aumenti della benzina in Italia “sono uno scandalo”, potrebbe riaffermare, a breve, che la chiusura, anche se parziale, dei rubinetti del gas di provenienza russa, siano uno scandalo ancora maggiore!

Di Pierfranco Faletti

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