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Quirinale, Silvio Berlusconi sarà il nuovo Presidente della Repubblica?

Berlusconi potrebbe pertanto restare alla Presidenza per un periodo limitato di tempo e garantire, con Draghi Premier, il completamento della legislatura e degli impegni contratti, per ottenere i sostanziosi finanziamenti europei

Di Pierfranco Faletti

15 Gennaio 2022

Berlusconi

Fonte: lapresse.it

Nei palazzi romani della politica, oltre al COVID, corre nell’aria anche un virus altrettanto contagioso, anche se non mortale, ed è quello del rischio di non rielezione di buona parte degli attuali parlamentari. Ai quattrocento, tra senatori e deputati, cancellati dalla riforma costituzionale, si aggiungerà infatti il rimescolamento delle rappresentanze politiche, con il crollo, previsto da tutti i sondaggi, del movimento cinque stelle, l’avanzamento della Lega e di Fratelli d’Italia e il ridimensionamento di Forza Italia.

La priorità centrale delle prossime elezioni presidenziali, per i parlamentari votanti, sarà pertanto quella della sopravvivenza dell’attuale legislatura, fino alla scadenza naturale del 2023. Ciò permetterà soprattutto al gruppo di grillini, a reddito zero, prima della fortuita elezione in Parlamento nel 2018, di guadagnare per un altro anno, 15.000 euro netti al mese e soprattutto di ottenere la corposa pensione, che scatterà, a partire dal settembre 2022. Questa sarà pertanto, secondo il parere dei più, la principale attrattiva, dì cui dovrà fregiarsi ogni prossimo candidato alla Presidenza della Repubblica Italiana.

L’elezione di Berlusconi garantirebbe sicuramente la prosecuzione del Governo dì Mario Draghi e quindi, con la stabilità, la conclusione naturale della legislatura. La stessa garanzia non potrebbe darla il Premier, principale antagonista del Cavaliere che, lasciando la Presidenza del Consiglio, aprirebbe dei giochi dai risultati imprevedibili.

C’è un altro elemento, non secondario, che può favorire l’elezione di Berlusconi ed è l’età avanzata. Il Leader avrebbe fatto capire ai suoi interlocutori, che il suo principale obbiettivo non è quello di trasferirsi nelle inospitali stanze del Quirinale, o di passare le giornate a presenziare a cerimonie e tagliare nastri. Per lui, l’elezione a Presidente della Repubblica, coronerebbe venticinque anni di determinante attività politica nel nostro paese, con un finale trionfale che farebbe dimenticare a sé stesso e al mondo, quelle che lui considera le innumerevoli angherie della magistratura e della sinistra italiana, una specie dì catarsi che purifichi tutte le ombre del passato. Berlusconi potrebbe pertanto restare alla Presidenza per un periodo limitato di tempo e garantire, con Draghi Premier, il completamento della legislatura e degli impegni contratti, per ottenere i sostanziosi finanziamenti europei.

Concluso tale programma, il Cavaliere, ultraottantenne, potrebbe dimettersi e favorire magari l’elezione dello stesso Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica, il quale continuerebbe a garantire, con il suo prestigio e la sua autorevolezza, la tenuta dell’Italia nel contesto politico e finanziario internazionale.

C’è un ultimo elemento, infine, che potrebbe giocare a favore di Berlusconi ed è la posizione dì Matteo Renzi, l’unico cavallo di razza, a mio parere, rimasto sulla scena politica italiana. L’ex Presidente del Consiglio, alla ricerca di credibilità e dì voti, non si lascerà certo sfuggire un’occasione tanto ghiotta come questa, per ottenere risultati politici concreti.

Il primo potrebbe essere certamente la riforma radicale della giustizia, dopo le denunce di Luca Palamara e soprattutto dopo le persecuzioni subite dalla sua famiglia e da lui stesso negli ultimi anni.

Avere Silvio Berlusconi alla Presidenza del CSM, sarebbe certamente per lui una garanzia che, anche dopo la trionfale votazione a favore dei referendum popolari, tale riforma possa essere finalmente avviata. Il secondo motivo è certamente più politico.

Il ritiro dalla politica attiva del Leader di Forza Italia, aprirebbe una nuova vasta prateria elettorale liberale e di centro, cui Renzi guarda con sempre maggiore interesse.

C’è infine una minoranza rimasta nel PD, ma composta da fedelissimi ex Renziani, che è stata estromessa da Enrico Letta da tutte le cariche di partito e che probabilmente non sarà ricandidata con i democratici alle prossime elezioni nazionali, che è in cerca dì una rivincita.

Quale migliore occasione, se non la vittoria di Berlusconi, osteggiata drasticamente da Enrico Letta, metterebbe l’attuale Segretario, calato dall’alto come una meteora, nelle condizioni di andarsene?

Oltre all’endorsement ottenuto in questi giorni dal PPE, il più votato partito d’Europa, il centrodestra potrà teoricamente contare su 450 voti. Ne mancano 54, per arrivare alla meta. Con Renzi si aggiungerebbero teoricamente 42 voti e pertanto lo scarto sarebbe di soli 12 voti, recuperabili, sempre teoricamente, fra i grillini, gli ex grillini od i democratici filo Renzi.

Un’ipotesi, ancora una volta, teoricamente possibile. Chi vivrà vedrà.

È certo che a Silvio Berlusconi, protagonista della storia italiana degli ultimi venticinque anni, si può rivolgere lo stesso saluto che Indro Montanelli, durante la Prima Repubblica, soleva riservare al Leader Democristiano Amintore Fanfani, ogniqualvolta riappariva dopo un periodo di oscuramento, al centro dell’arena politica italiana: “Rieccolo!”.

Di Pierfranco Faletti

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