Eni Plenitude, closing acqusizione Acea previsto entro Aprile 2026, valore complessivo stimato intorno ai €580 milioni
Il contratto include inoltre una clausola di earn-out, ovvero un premio aggiuntivo fino a 100 milioni di euro che Acea potrà incassare nel 2027, a condizione che vengano raggiunti determinati traguardi di rendimento
Acea Energia sotto l'egida di Eni Plenitude. Secondo le ultime indiscrezioni finanziarie, il completamento dell'operazione è previsto per la metà di aprile 2026. L'acquisizione, dal valore complessivo stimato intorno ai 580 milioni di euro, segna un punto di svolta per la controllata di Eni, che punta a consolidare la propria posizione nel mercato retail attraverso l'integrazione della società capitolina. Sebbene le parti coinvolte mantengano il massimo riserbo, l'iter sembra ormai giunto alle battute finali dopo la firma del contratto di compravendita avvenuta lo scorso febbraio.
Sotto il profilo economico, l'intesa prevede un esborso immediato di circa 460 milioni di euro, a cui si aggiungerà la componente legata alla cassa netta per arrivare alla cifra finale di 580 milioni. Tale valutazione riflette un costo medio per singolo cliente di circa 400 euro, in linea con i parametri del settore. Il contratto include inoltre una clausola di earn-out: un premio aggiuntivo fino a 100 milioni di euro che Acea potrà incassare nel 2027, a condizione che vengano raggiunti determinati traguardi di rendimento. Per Plenitude, questa mossa è fondamentale per superare la soglia degli 11 milioni di utenti globali e sostenere un piano industriale ambizioso, che punta a raddoppiare il margine operativo lordo entro il 2030, portandolo a oltre 2,5 miliardi di euro.
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Valutazioni finanziarie e obiettivi di crescita
Parallelamente all'espansione commerciale, Plenitude sta affrontando una profonda riorganizzazione della propria struttura di comando, avviando una manovra di riassetto azionario insieme ai partner Ares ed Eip. La manovra porterà al deconsolidamento della società dai bilanci della casa madre. Attraverso un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, di cui almeno un miliardo sottoscritto dal fondo Ares, la quota di Eni si ridurrà al 65%.
Il via libera dell'Autorità e le tutele per il mercato
A sbloccare definitivamente la partita è stato il parere favorevole dell'Antitrust, vincolato tuttavia al rispetto di prescrizioni volte a salvaguardare la libera concorrenza. Per ottenere il semaforo verde, Plenitude ha dovuto rivedere il perimetro originario dell'accordo, rinunciando all'acquisizione del Servizio Elettrico Roma e dei suoi 200mila utenti appartenenti alle categorie vulnerabili. Il Garante ha inoltre imposto obblighi di equità tariffaria: i nuovi clienti acquisiti nell'area di Roma dovranno ricevere un trattamento economico identico a quello già applicato alla clientela storica di Plenitude. Il monitoraggio di queste condizioni sarà affidato a un fiduciario esterno, mentre sul fronte territoriale è prevista la dismissione di alcune infrastrutture di ricarica elettrica in Umbria, dove l'operazione coinvolge anche il 50% di Umbria Energy.