Usa, base Maga contraria alla guerra in Iran in rivolta: "JD Vance usi il 25° emendamento per rimuovere Trump, è impazzito"

La guerra in Iran divide il fronte conservatore: McConnell invoca il 25° emendamento, mentre cresce il malcontento della base MAGA contro l’interventismo di Trump

Negli Stati Uniti, una buona parte della base Maga repubblicana che elesse il presidente Donald Trump per la sua politica estera isolazionista è oggi molto scontenta del suo cambio di rotta. La guerra in Iran, scatenata insieme a Israele, è stata infatti la goccia che ha fatto traboccare il vaso, portando la sua base elettorale alla rivolta, arrivata a suggerire al vicepresidente JD Vance di invocare il 25° emendamento della Costituzione e di rimuovere così il tycoon.

Maga contrari alla guerra in Iran in rivolta: "JD Vance usi il 25° emendamento per rimuovere Trump, è impazzito"

La guerra in Iran sta aprendo una frattura profonda all’interno del fronte conservatore americano, con una parte significativa del movimento Maga sempre più critica verso la linea interventista del presidente Donald Trump. A dare voce a questo malcontento è Scott McConnell, direttore della rivista The American Conservative, che ha lanciato una proposta destinata a far discutere: invitare il vicepresidente JD Vance ad attivare il 25° emendamento per rimuovere Trump.

Una provocazione definita dallo stesso McConnell “inaudita”, ma che riflette il crescente disagio di una parte della base repubblicana. Secondo la rivista, l’amministrazione avrebbe tradito la promessa di concentrarsi sulle priorità interne, trascinando invece il Paese in un nuovo conflitto all’estero insieme a Israele. Un tema particolarmente sensibile per l’elettorato Maga, storicamente incline a posizioni anti-interventiste.

Nel suo appello, McConnell suggerisce a Vance di sostenere apertamente una transizione di potere, arrivando persino a ipotizzare la nomina di un vicepresidente democratico come Chris Murphy, e rinunciando alla corsa presidenziale del 2028. Una strategia estrema che, nelle intenzioni, servirebbe a “salvare” la direzione politica del Paese e ristabilire la fiducia degli elettori.

 

Al centro della proposta c’è il 25° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, in particolare la Sezione 4, che consente al vicepresidente e a una maggioranza del governo di dichiarare il presidente incapace di esercitare le proprie funzioni. Si tratta di uno strumento costituzionale raramente evocato e mai applicato in questo modo, che richiederebbe comunque un passaggio decisivo al Congresso.

La posizione di Vance appare però estremamente delicata. Da un lato, è considerato uno dei principali esponenti della corrente anti-interventista; dall’altro, resta legato a Trump da un rapporto politico e personale che rende improbabile una rottura così drastica. Il rischio, secondo alcuni osservatori, è che questa crisi possa compromettere le sue ambizioni future di corsa alla Casa Bianca nel 2028.