Direttiva anticorruzione, Ue approva nuovo quadro penale comunitario: Italia reintrodurrà abuso d'ufficio abolito da governo Meloni
Ok da Bruxelles su un nuovo quadro armonizzato volto a definire reati e sanzioni a livello europeo in materia anticorruzione. Tra questi figura l'"esercizio illecito di funzioni pubbliche" equivalente al "reato d'ufficio", l'opposizione Meloni commenta: "Nuova batosta per chi due anni fa smantellò tale reato"
È stata approvata in via definitiva dal Parlamento europeo la direttiva in materia di anticorruzione volta a definire un quadro di reati - e successive sanzioni - che siano validi e armonizzati a livello europeo. L'ok del Parlamento a Bruxelles è arrivato questa mattina, 26 Marzo, con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti. Il nuovo quadro penale così approvato delinea quelle fattispecie di corruzione che dovranno essere considerate reati in tutta l'Unione Europea: tra queste figura anche l'esercizio illecito di funzioni pubbliche, equivalente all'abuso d'ufficio che nel 2024 il Governo Meloni fece abrogare.
Direttiva anticorruzione, Ue approva nuovo quadro penale comunitario: Italia reintrodurrà abuso d'ufficio abolito da governo Meloni
L'esecutivo Meloni, e in particolare, il Ministero della Giustizia, sono stati investiti da un nuovo terremoto dopo gli effetti a catena registratisi nel post referendum e culminati con l'ultima "purga meloniana" della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Ora da Bruxelles è arrivata una nuova direttiva anticorruzione finalizzata a definire e perseguire i reati di corruzione a livello europeo. Tra i reati indicati, si legge nel comunicato stampa ufficiale del Parlamento europeo, c'è "corruzione nel settore pubblico e in quello privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato". Oltre ai vari reati, le nuove disposizioni mirano a rafforzare le sanzioni, "colmando - continua il documento - le lacune nell'applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri".
Non solo dunque, un quadro giuridico compatto, ma il tentativo di "modernizzare le regole" stabilendo, a livello europeo, i massimi livelli di pena, e di rafforzare "la cooperazione tra autorità nazionali e organismi Ue" come l'OLAF (l'Ufficio Ue per la lotta alla frode), la Procura europea, Europol ed Eurojust (rispettivamente, le Agenzie finalizzate alla lotta al crimine e alla cooperazione giudiziaria penale). Una "legge storica" come l'ha definita la relatrice dei Paesi Bassi Hermida-van der Walle, che però attiva un campanello d'allarme in Italia.
Perché proprio in Italia ora dovrà essere "obbligatoriamente reintrodotto" il reato di abuso d'ufficio (definito dall'Ue "esercizio illecito di funzioni pubbliche"), lo stesso reato su cui la politica italiana si era divisa due anni fa dopo che l'esecutivo Meloni lo aveva abolito. L'abolizione era stata giustificata alla luce dei pericoli di un abuso della norma che poteva frenare l'azione amministrativa. Ma non solo: perché a Bruxelles, a votare per la direttiva anticorruzione sono stati anche esponenti politici di Fratelli d'Italia. "Se guardo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata" si è assicurata la presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola.
Il centrodestra però fa resistenza: "La direttiva anti-corruzione non reintroduce l’abuso d’ufficio. Il testo fa generico riferimento ‘all’esercizio illecito di funzioni pubbliche’, lasciando agli Stati membri ampia libertà sulle condotte dei pubblici ufficiali soggette a reato penale" hanno fatto sapere dai corridoi della Lega. Specificando come quanto previsto dal testo europeo sia già incluso nei reati esistenti nella legislazione italiana, senza bisogno di ulteriori modifiche. Dall'opposizione invece si levano voci di smentita al governo Meloni: "Un’altra batosta per lei e Nordio sulla giustizia. In pratica, avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo" è stato il commento del leader pentastellato Giuseppe Conte.